12 dicembre 2021

Restauro orologi Zenith (anche Stellina)

Dopo che qualche anno fa ho pubblicato tra gli speciali un articolo di come ho affrontato il restauro e la revisione di un vecchio Zenith cal. 126, dono di un parente scomparso, sono stato subissato di richieste di consigli, su come procedere e, soprattutto, a chi rivolgersi.



Metto in chiaro subito una cosa. Nei primi tempi ho investito un po' di tempo a fornire consigli e aiuti a queste persone che, quasi si fossero messe d'accordo, mi dicevano che mi avrebbero poi informato. Mai ricevuto un aggiornamento. Anzi, in un'occasione ho ricontattato uno di questi signori chiedendo se aveva effettuato il restauro. Nemmeno mi ha risposto.
Ergo, mi sono un po' stancato di aiutare.

Per cui ecco una breve guida che segnalerò a tutti quelli che mi scriveranno, che sostituisce le mie risposte alle vostre email.

1. Orologiai, artigiani e riparatori.
Purtroppo gli orologiai a cui mi ero rivolto io non sono più disponibili. Uno pare si sia messo a fare il dj, l'altro ha sbarellato di brutto. Peccato, erano in gamba. Morale della favola: non ho riferimenti specifici dove inviarvi. Per cui, fate affidamento agli orologiai della vostra città. Chiedete preventivi e chiarimenti, spiegate chiaramente qual è il vostro obiettivo di restauro e quale il budget, ma è il loro mestiere e sapranno aiutarvi. Piuttosto dipenderà da voi decidere se la spesa è sostenibile in rapporto al valore affettivo dell'oggetto.

2. Come e cosa fare. 
Quando mi mostrate le foto dei vostri Zenith, in genere si presentano con quadrante macchiato, cassa con perdite di cromatura, vetro plastica graffiato e movimento da revisionare. È normale. Il mio consiglio è sempre lo stesso per cui lo metto qui. Fate revisionare il movimento, sostituire il vetro plastica (no, non vale la pena lucidarlo) e montare un bel cinturino di pelle. Se la corona è usurata o sbagliata, chiedete di montarne una adeguata alla cassa. Le sfere in genere è sufficiente raddrizzarle. Se uno o più indici applicati si sono staccati, in genere possono essere riapplicati dall'orologiaio.  
Non toccate il quadrante a meno che sia completamente compromesso perché la pulizia spesso ne porta via lo smalto residuo peggiorando la situazione mentre la ristampa è onerosa e non accresce il valore (non sarebbe coevo, posto che questi Zenith non hanno valore commerciale apprezzabile). Ad ogni modo sono soldi vostri per cui se volete spenderne un po' per ristamparlo (e in Italia abbiamo dei maestri) otterrete sicuramente un risultato esteticamente appagante. 
Le casse che ho visto finora sono quasi tutte in ottone cromato, e spesso la cromatura è un po' rovinata. Sì, è possibile ripristinare la cromatura ma chiedetevi sempre se ne vale la pena. 

3. Dove reperire le prime informazioni tecniche.
Mi chiedete sempre che modello è il vostro Zenith (Stellina e non) e di che anno è. La risposta breve è che non lo si può dire con certezza. Tutti i casi esaminati si rifericano a comuni esemplari a carica manuale con piccoli secondi a ore 6 e alimentati da calibri 126 e derivazioni.  Non sono a conoscenza di un catalogo con nomi di modelli specifici con numeri o nomi. In genere, questi economici segnatempo a carica manuale rientravano in denominazioni tipo Stellina se hanno una stella sul quadrante. 
Cìè tuttavia un modo per saperne qualcosa di più. Se potete aprire il fondello (usando un coltellino) e con una lente ispezionate la platina dove dovrebbero essere incise due informazioni: il calibro (es 126 e varianti) e il numero di serie (utile per capire l'anno di produzione). Andate sul sito del dottor Ranfft e fate le vostre ricerche. È un archivio straordinario, ricchissimo. 


Nella mia esperienza, c'è ancora abbondanza di ricambi. Sia specifici per il movimento (spirali, pignoni, bilancieri, corone e tige) che generici (vetri e ovviamente cinturini di tutti i tipi). Non dovreste avere difficoltà , voi o il vostro orologiaio, a reperire ricambi di fornitura anche se l'orologio non fosse marciante. 

4. Comunicazioni con Zenith.
Lasciate perdere, non rispondono alle mail. Ma il vostro orologiaio potrebbe, cosa che sconsiglio, proporvi di inviare il vostro orologio direttamente alla casa madre Zenith. I costi di revisioni e ripristino sono sempre più elevati rispetto agli orologiai indipendenti, quindi è sempre questione del vostro budget.

Nota conclusiva.
Sono contento che vi siate appassionato del vostro antico segnatempo e spero che abbiate trovato questa guida utile per iniziare un restauro che riporti in vita l'orologio. 
D'ora in poi questo articolo sarà inviato a tutti quelli che mi scriveranno per chiedere informazioni. E' quello che vi avrei risposto per email vedendo, tra l'altro, cadere nel vuoto il mio impegno per voi.

30 novembre 2021

Torbjørn Ekelund, il bambino e la montagna.


Didascalico e lievemente inquietante (se sei padre capisci l'angoscia degli eventi narrati), prende spunto (o pretesto) da un fatto di cronaca del secolo scorso per articolare una lunga riflessione sul ruolo e sui limiti dell'essere genitore, che mette in secondo piano la descrizione dei luoghi. Il grande nord diventa metafora delle difficoltà e degli imprevisti nell'avere la responsabilità di un figlio: un momento può essere bellissimo, l'istante dopo può essere l'inizio di una tragedia piccola o enorme. 

24 novembre 2021

Simenon, un secolo dopo

In queste settimane ho letto tre (dei circa 400) romanzi di George Simenon:
La casa dei Krull
La neve era sporca
L'uomo che guardava i treni.

E , come frequentemente mi accade, devo riconoscere che occorre andare indietro di un secolo, anno più anno meno, per trovare narrativa ben scritta, storie avvicenti e significative, personaggi memorabili, e un messaggio che rimane. 
Non sarebbe male che accadesse anche oggi.
Ma invece ci toccano Le otto montagne di Cognetti e mille altri bluff. 
Peccato.

02 novembre 2021

Ripristino brancali sottoporta Suzuki Samurai

 E' noto che sotto le modanature di plastica dei sottoporta si nasconda la peggio ruggine. In effetti sembrano fatte apposta per far ristagnare acqua, fango e umidità.


Così, alla fine dell'autunno 2020, mi sono deciso a rimuovere le modanature da cui vedevo fiorire la ruggine da tempo e voilà, bellissima sorpresa. 

Metri di lamiera marcia. 



Ma proprio marcia. 



Tanto che molta è venuta via con le pinze. La buona notizia è che sia sotto (a parte un punto) che sopra la lamiera è sana. Ma dai lati è un disastro. 

Ed ecco che entrano in gioco gli unici due alleati per queste situazioni. 
La pazienza e la mia fidata smerigliatrice angolare Leroy Merlin da 13 euro. Perché la caratteristica di questo progetto di restauro è il risparmio, anche sugli attrezzi. 




Ancora prima di pensare alla soluzione del ripristino, ho iniziato con estrema cautela e lentezza, a piccoli pezzi per volta, a tagliare via con la smerigliatrice la lamiera arrugginita. 




Ecco, questo era  l'unico buco nella parte inferiore, che per il resto era sana e ancora solida e robusta. 





Dopo molti tagli progressivi sono finalmente arrivato alla parte solida e sana di lamiera. Che ho comunque ripulito completamente, dentro, sotto e fuori, con la spazzola di ferro. 


E quindi trattato con due passaggi di acido ortosforico a sguazzo. Come si fa? E' piuttosto semplice. Guanti, mascherina, occhiali protettivi, un barattolo di vetro riempito a metà di acido, un pennello che poi butterete via, e si spennella con generosità ovunque, una , due mani.
Dopodiché si lava tutto con acqua. 




E l'immancabile mano di Fertan. Lasciate perfere il Ferox o altri prodotti. Questo è serio e lo trovate su ebay.
Stessa tecnica dell'acido di sopra ma ricordate guanti spessi e tanti cartoni sotto l'auto perché questo prodotto macchia tantissimo.


Il Fertan contiene acido tannico e , una volta asciugato, tinge di scuro la lamiera trattata. Può essere verniciato o trattato dopo 48-72 ore.





Mamma mia quante ore sdraiato a terra con la smerigliatrice a tagliare e pulire. 


Finito di tagliare, è venuta l'ora di cucire. Come scritto, per questa fase di restauro mi sono dotato di una saldatrice a filo animato no gas. E lo dico con orgoglio: la più economica in assoluto, per di più di seconda mano, una gloriosa Parkside che vendono al Lidl accanto al succo di frutto e al formaggio a fette. 
Eccola nella postazione da povero. Unici lussi che mi sono concesso: rotoli di filo 0.6, spray antipallini e una maschera autoscurante. Tutto Lidl. 


L'unico buco presente l'ho sagomato, pulito e quindi riparato con un riporto di acciaio tenuto con fogli di vetroresina all'interno e all'esterno. Forse , potessi tornare indietro, salderei anche questo, ma la posizione non era comoda e la forma irregolare. Comunque tiene, ed è stato quindi trattato con spray zinco freddo. 



La parte del ripristino la farò breve. 
I ricambi originali , cioè la coppia di branchiali che vende un noto sito (noto per la maleducazione dei gestori) era fuori budget. 250 euro per due pezzi di lamiera. 

L'alternativa, che tutti mi hanno sconsigliato, erano questi due lamierati compatibili, in vendita su ebay a 80 euro per la coppia. 

La critica di tutti è stata: c'è troppo lavoro da fare per modificarli. 
Forse, dico io. 


Eccoli, arrivati in due giorni dalla Germania. Belli come il sole. 



Ho quindi iniziato a fare le prove per capire in che posizione fissarli, quanto ancora tagliare della scocca, ma soprattutto quanto tagliare di questi due ricambi, che vengono forniti più grandi per coprire anche l'interno della scocca. 

Alla fine, ho trovato sia la posizione che la dimensione ideali. 


Però io non avevo mai saldato lamiere sottili (6/10) sovrapposte. Per cui mi sono messo a studiare. E no ho avuto paura di chiedere. 


Via videocall, un gentile carrozziere del nordest, mi ha consigliato una tecnica di saldatura che ovviamente non conoscevo, ma perfetta per saldare una lamiera sopra ad un'altra.
Consiste nel praticare fori di diametro di 4-6 mm sulla lamiera soprastante, appoggiarla alla lamiera sottostante, e quindi saldare a punti all'interno dei fori. 

Mi sono quindi esercitato a lungo su due parti tagliate dai ricambi tedeschi. 




E dopo tanti esercizi e tanti dischi della smerigliatrice, ho ottenuto un risultato accettabile. 





Ho quindi praticato una serie di fori da 4 mm sulla parte bassa del branchiale, quella che avrei saldato al sottoscocca. La parte superiore invece l'avrei saldata "a vista" lungo il bordo. 
Altro consiglio che mi è stato dato. Prima di saldare il nuovo lamierato, incollarlo con il silicone sulla lamiera sottostante per sigillare tutte le parti ed evitare infiltrazioni di acqua. 



Ho quindi posizionato il branchiale ed atteso l'asciugatura del silicone. 


Li vedete i fori nella parte bassa?


Ecco questi sono i punti di saldatura sulla parte alta. Bruttini, vero? Sì, ma tengono e li avrei poi coperti con lo stucco resina. 





Il lavoro è stato ripetuto su entrambi i lati. Ci è voluto un giorno intero di saldature. 


Mica erano finite le parti marce. 
Accanto al parafango poteriore c'era un bel buco di ruggine. 

Taglio, pulizia profonda, trattamento antiruggine. 


E a sagomare la pezza di acciaio da saldare. 


La lamiera è sottile e le saldature a punti sono difficili. Il risultato alla fine non è bellissimo, ma sarà coperto di abbondante vetroresina e stucco resina. 



Siamo alle ultime fasi. Stuccare. C'è molto lavoro da fare. 
Occorre stuccare tutte le giunzioni saldate dei due sottoporta alla scocca, quindi a livello della chiusura delle portiere, la toppa saldata sul pannello posteriore. 
Per il primo lavoro ho optato per stucco metallico, tre mani a carteggiare, fino ad ottenere una linea pulita e liscia. Per la toppa sul pannello ho preferito , per la sua maggiore elasticità, stucco resina. 
Ed ecco il risultato. 



Qui sotto un momento della preparazione con la levigatrice orbitale.


A questo punto ho finito quello che potevo fare. Riparazioni, saldature, sostituzioni, preparazione. Della verniciatura se ne occuperà un professionista di Settimo torinese, la carrozzeria Ra.Ma.Ca. Sotto, la Suzuki all'accettazione. 



E qualche giorno dopo, nonché qualche ora di montaggio dopo, ecco il risultato finale. 
Essendo riuscito a salvare i dadi filettati di tutti i parafanghini d'acciaio, sono riuscuti a rimontarli semplicemente avvitando nuovi bulloni di acciaio zincato e posizionando le guarnizioni originali nere. In questo modo, manutenzione e pulizia saranno più semplici. 







Per i sottoporta è stata fatta una finitura antirombo più robusta. 










Ne è valsa la pena. Ora la scocca è sana e dovrebbe esserlo a lungo, e l'aspetto è molto migliorato. 

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