30 giugno 2008

Detestor, Live in Torino 28.06.2008.


Colonia Sonora quest'anno ha ospitato il Dracma MetalFest, una manifestazione per celebrare i 20 anni di attività della Dracma Records di Torino e per presentare i gruppi che negli anni hanno provato, suonato e inciso CD con l'etichetta torinese.
Al MetalFest si sono esibiti anche mostri sacri come gli Elektradrive, ma io sono qui per parlarvi di un altro gig: il secondo e (probabilmente) ultimo live dei Detestor, riformatisi per questa occasione.
I ragazzi salgono sul palco dopo i concittadini Geminy. Rigel dietro le pelli, Ale ripassa, Paola e Loris affilano le asce, Jaiko si concentra. Io mi emoziono. Da non crederci. Non li vedo dal vivo dal '96, mica una settimana fa. Addosso ho una loro vecchia t-shirt nera e viola.

Una manciata di secondi per completare il sound check, aiutati dal patron della Dracma Giancarlo, e lo spettacolo ha inizio.

Non importa se sul prato c'è la folla oceanica dei loro tour europei degli anni 90 (Germania, Plonia...) o se ci sono un centinaio di bangers, forse meno; né che tutti i kids che hanno potuto, in quel momento stanno pogando sotto il palco del Gods. I Detestor, prima di tutto, sono dei professionisti e danno tutto al pubblico, senza contare le teste.

Non importa. Jaiko prende il microfono, e. 

E GRIDA. FORTE. GRAZIEEEEEE TORINOOOOOOOOO. Riverbero a 11. Dai, che ci siamo.

I ragazzi partono, precisi, violenti, entusiasti, a volume alto; parte Rigel con il suo timbro che è quasi un marchio di fabbrica, e si susseguono I have the power, Clear the world, Life goes. I riff li so ancora a memoria. Non sono il solo: ai ritornelli canto in coro con qualche coetaneo.

I Detestor corrono veloci, inseriscono intermezzi lenti, arpeggi puliti, poi riprendono, spremendo l'impianto audio. Da sotto è uno spettacolo della natura. Jaiko corre per tutto il palco, Alessandro salta, pare instancabile. La doppia cassa di Rigel? Uno così lo senti raramente, pure sui dischi. Sono una forza bruta che coinvolge. Che ti obbliga a saltare e a fare il gesto un po' vintage delle corna. Anche i tecnici delle luci hanno fatto un bel lavoro scenografico, tra strobo e spot che mettono in evidenza sudore e tatuaggi.

I pochi pezzi a disposizione (per consentire a tutti i gruppi della scuderia Dracma di calcare il palco) passano in fretta, davvero in un lampo, ma ho già perso la voce gridando Life Life Goes. Da sopra Jaiko e Ale sorridono. Difficile credere che si stiano divertendo. E infatti, mi diranno, hanno suonato con problemi ai monitor, andando quasi a memoria, ma senza sbagliare una fottuta nota.E sotto, sotto il sound è una bomba, parola. Grande e grosso, ben bilanciato, ogni strumento ha il proprio spazio.

Chiudono lo show, e che show, ringraziando tutti, Torino, la Dracma, Carlo e Giancarlo, senza tirarsela. Loro, tra i pochi metal combo italiani con 1 EP, 2 CD e un tour europeo alle spalle.

Quando escono dal backstage vado a salutarli, uno per uno. Non sembrano passati 12 anni quando scherzano sulla mia t-shirt Detestor che loro non hanno più, e vanno al bar per un paio di birre. Jaiko si fa una risata. Rigel mi racconta con modestia che sta lavorando a qualche traccia. Paola appare e scompare. Niente divismi, anche se ora su qual palco stanno suonando gli Elektradrive, non degli improvvisati.

GRAZIE DETESTOR. Lo scrivo col riverbero a 11.

******

PS. Già che c'ero ho fatto il video. Vabbe', con mezzi di fortuna, e solo qualche pezzo, perché il concerto volevo vederlo saltando, mica reggendo la Handycam. Se i ragazzi mi danno l'ok, lo metterò a disposizione per il download dal mio sito. Stay tuned.

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27 giugno 2008

Blogger in draft: nuove funzioni.

Apprendo da Mashable che è attiva una nuova beta di Blogger con nuove caratteristiche e funzioni. Dalla finestra che sto usando al momento, si vede che l'interfaccia grafica è molto simile a Gmail. Secondo Mashable queste sono le nuove funzioni:
  • Webmaster Tools Verification lets you automatically verify all your blogs on Google’s Webmaster Tools.
  • Star ratings let you add a 0–5 star rating control to the bottom of your posts.
  • Import / export of blogs; a very nice backup option which enables you to create a full backup of your blog which saves into a single XML file.
  • Embedded comment form, with support for Google Account and OpenID authentication.
  • New post editor, with drag-and-drop image placement and better HTML handling.
La gestione delle immagini è decisamente migliorata: più veloce e consente il drag & drop. Migliorata anche l'anteprima del post. Continua però a mancare un comando fondamentale, che ebbi occasione di chiedere direttamente al booth Google durante il CES 2006: il target "_blank", ovvero la possibilità di aprire un link in una nuova finestra o scheda del browser. Al momento non c'è e va inserita a mano nell'HTML. Se ci fosse consentirebbe, tra l'altro, di incrementare il tempo di visita sulle pagine del proprio blog. Quello che funziona proprio male è... la pubblicazione dei post: al primo tentativo con Draft si è verificato un errore, e ho dovuto switchare sulla versione normale per completare la pubblicazione di queste righe...

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La retata al Tossic Park.

Il quotidiano Cronaca Qui (o Torino Cronaca) racconta il blitz delle forze dell'ordine al Tossic Park. L'articolo è corredato di foto e di un lungo video.
Ho poca fiducia nella durata degli esiti di questa operazione: passo davanti al Parco Stura da troppi anni per credere nei miracoli. Forse qualche settimana di calma. I provvedimenti presi finora sono stati poco efficaci: dalla recinzione dell'area adibita a locali e intrattenimento, al progetto di un campo da golf fino al posizionamento di sagome antropomorfe bianche nei luoghi dello spaccio. Sono durate qualche giorno: credo che siano state sradicate, fatte a pezzi e gettate nel torrente.
Stasera passerò di nuovo in corso Giulio: chissà se vedrò di nuovo disperati iniettarsi eroina nei genitali o se per un po' il parco resterà pulito.

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I Detestor al Dracma Metal Fest (Torino).

Secondo e ultimo (quindi imperdibile) appuntamento live dei Detestor, in formazione temporanea per celebrare i 20 anni della Dracma Records di Torino, sabato 28 giugno al Parco della Certosa Reale di Collegno (TO). La performance sarà all'interno del Dracma Metalfest. Qui e qui tutte le info.

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26 giugno 2008

AppleTV modificata - Awkward NitoTV.

La modifica della AppleTV usando la patchstick (Awkward - NitoTV) comprata su eBay è andata parzialmente a buon fine. Adesso AppleTV è un media extender aperto in grado di:
  • riprodurre contenuti multimediali in molti formati e contenitori tra cui: DivX, VOB (DVD), Flash video, AVI ecc.
  • leggere file da una memoria esterna collegata alla porta USB posteriore
Il risultato è interessante: dal menu NitoTV si possono scorrere i file presenti sulla chiave USB e riprodurli. Spezzata la legacy iTunes-AppleTV, il media extender di Casa Apple ha, a mio parere, finalmente senso di esistere.
Mi ha stupito la riproduzione di file .flv nativi (e senza un browser): la qualità è ovviamente scadente su un display di grandi dimensioni, ma
Rimane irrisolta una questione; montare un disco di rete, che sarebe utile in una visione PC-centrica dell'home entertainment. Ma forse la difficoltà è dovuta all'uso di PC con Windows XP attestati su un dominio. Probabilmente se avessi effettuato la procedura con un Mac, sarebbe andato tutto liscio.

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25 giugno 2008

Test 600 km con la Suzuki V-Strom.

Weekend lungo per il ponte di San Giovanni, occasione ideale per strapazzare un po' la V-Strom. Partenza da Settimo Torinese a pieno carico (pilota e passeggero più 3 bauletti rigidi), destinazione Genova, in statale fino ad Ovada, poi un po' di autostrada tanto per ricordarmi quanto fanno schifo le infrastrutture liguri.
Ritorno con deviazione nell'oltrepo pavese, tra colline, vigneti e tornanti stretti, e poi di nuovo sulla A21 dallo svincolo di Voghera.
Metro più metro meno sono 600 km di misto, traffico cittadino incluso. La tourer si comporta sempre bene, motore instancabile, coppia e ripresa quanto basta a togliersi d'impiccio; forse l'impianto frenante ha accusato un po' di fatica, ma solo alla fine. Unico neo il cambio, ruvido e non sempre preciso negli innesti. Per fortuna la V-Strom ha coppia da vendere, e l'uso del cambio si riduce al minimo. Consumi sempre contenuti (salgono un po' quando si superano i 130 kmh) e comunque il tank da 22 litri fa viaggiare a lungo.
Cupolino e paramani riparano bene da turbolenze e insetti, sono accessori imprescindibili se si vuole andare oltre al tragitto casa-ufficio. Il set di borse Givi (Maxia 52 e due E41 laterali) è impegnativo da fermi, nei parcheggi e nelle manovre di salita e discesa del passeggero, ma una volta in viaggio non si sentono più.

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20 giugno 2008

Ventisbadigli (e qualche strafalcione).

Ogni tanto, più per ostinazione di ex genovese che per reale curiosità, controllo il blog (blog?) Ventirighe (da me battezzato Ventisbadigli) di Luciano Galletta, opinionista (quali opinioni?) in forza al Secolo XIX.
Di solito abbondano ovvietà da conversazione sull'autobus.
Ma il 3 giugno (penultimo post, un vero grafomane) il nostro ci regala una preziosa chicca da copiaincolla:
Che cosa pensereste se Silvio Berlusconi vi chiamasse al telefono una mattina alle sei per chiedervi un’opinione sull’emergenza rifiuti in vi sentireste e vittime di un fastidioso scherzo Campania?
in vi sentireste e vittime? What?!
E per fortuna che questa è la vecchia scuola, la casta che blocca le nuove generazioni e storce il naso di fronte ad ogni forma di grassroot journalism.

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19 giugno 2008

Stay behind. Sì, ma quante?

Uno dei tanti interrogativi che mi sono posto studiando le strutture militari clandestine di tipo stay behind in Italia è relativo al loro numero, esatto o presunto.
Oltre alla struttura Gladio, creata a metà degli anni '50, ero a conoscenza dell'organizzazione paramilitare che faceva capo alla Democrazia Cristiana.
Ne aveva svelato l'esistenza il deus ex machina di molte delle trame occulte italiane, l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Durante un'intervista di non pochi anni fa, ripresa anche da Lucarelli per la puntata di Blu Notte sui rapporti tra servizi segreti americani e Italiani, il senatore dichiarò che a ridosso delle elezioni politiche del '48, paventando un successo elettorale dei comunisti, i carabinieri consegnarono ai dirigenti DC un cospicuo numero di armi "ancora efficientissime": poiché l'Arma non sarebbe stata in grado di difendere personalmente tanto il partito quanto la nazione in caso di un'invasione da Est. La così formata struttura miltare parallela stette in allerta per un po' di anni, per essere sciolta nel '56.
E sono due.
Nel saggio di Gianni Flamini (L'Italia dei colpi di stato) che sto leggendo si fa menzione di una struttura paramilitare formata nel Veneto sotto l'egida della NATO con compiti di contrasto del pericolo comunista (presumibilmente dalla Jugoslavia). Nell'organico di questa terza stay behind figuravano, come di consueto, personaggi di spicco della Repubblica Sociale, forse addestrati direttamente dagli americani.
E sono tre.
E forse sono anche di più. Non è un'ipotesi pellegrina.
Perché a me la storia dei 622 prodi gladiatori e dei depositi interrati non ha mai convinto. Anzi: m'è sembrata una organizzazione sì clandestina ma comunque di facciata, una sorta di copertura di ben altre strutture, superiori per dimensioni di organico e compiti assegnati, da far emergere come caprio espiatorio in caso di necessità, indagini (come le inchieste di Casson) o fughe di notizie. Perché difficilmente una struttura snella, delle dimensioni di una copagnia di fanteria, avrebbe passato grossi guai se pescata con le mani nella marmellata o semplicemente se smascherata da giornalisti e giudici. E così è stato: (quasi) tutti assolti, tutti innocenti.
Rimane l'interrogativo: quante e quali erano le strutture di tipo stay behind attive in Italia da Yalta fino agli anni 80?
Avevano compiti simili e divisione geografico-territoriale, o a ciascuna erano assegnate competenze diverse? Ed erano tutte sotto l'influenza diretta americana?

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18 giugno 2008

Aggiornamento Firmware Sony PSP: 3.95 o 4?


PSP Italia da oggi distribuisce il firmware versione ufficiale Sony versione 4.0. Questa versione, tra l'altro, introduce la ricerca sponsorizzata di Google nella XrossMediaBar interface e, forse, consente la riproduzione di DivX.
Sul sito Playstation.com la nuova versione disponibile è la 3.95.
Nel dubbio ho scaricato la 4.0 e mi accingo a installarla.

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Chi guadagna con YouTube?

Da tempo ci si chiede quale sia, advertising a parte, il vero business model di YouTube, il costoso (1.6 mld $) giocattolo di Mountain View.

Proprio mercoledì scorso, alla Sapienza, mi hanno chiesto chi ci guadagna a distribuire video gratis. Rispondere "È pur sempre il sito più popolare di tutta la Internet" non mi sembra più sufficiente.

Inoltre, i competitor (Hulu.com, ad esempio) riescono ad offrire una qualità crescente dei servizi video proposti e cominciano ad avere numeri interessanti sulla raccolta pubblicitaria.

Ed ecco, si comincia a pensare che il giocattolo è troppo costoso, per quello che rende.
Google has so far failed to really see any return for its whopping $1.65 billion investment in the company, and with there really being no concrete plans in place for that to change any time soon, is it time to cut and run?

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17 giugno 2008

Modifica di Apple TV.

Sto faticando un po' a modificare una AppleTV con l'uso della patchstick USB.
La procedura è tutto meno che intuitiva, soprattutto se non si ha la fortuna di usare un iBook come client, ma un povero PC con Windows 2000 (che deve avere il suo account protetto da password per accedere ad un hard disk condiviso).
Se e quando ci riesco, aggiorno il post.

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16 giugno 2008

Cavalera Conspiracy, Inflikted. Il ritorno di Max e Iggor Cavalera.

Dopo una lunga assenza dalla scena metal e non poche peripezie, tornano i creatori dei Sepultura, i fratelli Max e Iggor Cavalera con un nuovo progetto: Cavalera Conspiracy.

Il CD era in offerta speciale alla FNAC e l'ho comprato sulla fiducia, senza saperne nulla né averne letto uno straccio di recensione, ed è stato un acquisto fortunato.

Inflikted è un album potente, granitico, che unisce il meglio del sound etnico e a tratti tribale dei Sepultura con un metal pesante e veloce. Mark Rizzo (ex chitarrista Ill Nino) è entrato a far parte della line up e contribuisce con soli ultra tecnici che si incastrano alla perfezione nelle ritmiche di Max Cavalera.

Consigliato a tutti gli headbangers che si sono sentiti orfani dei Sepultura.

Track list

  1. "Inflikted" - 4:32
  2. "Sanctuary" - 3:23
  3. "Terrorize" - 3:37 (Dedicated to the memory of Jesse Pintado, of Terrorizer and Napalm Death, in the lyric booklet)
  4. "Black Ark" - 4:54
  5. "Ultra-Violent" - 3:47
  6. "Hex" - 2:37
  7. "The Doom of All Fires" - 2:12
  8. "Bloodbrawl" - 5:41
  9. "Nevertrust" - 2:23
  10. "Hearts of Darkness" - 4:29
  11. "Must Kill" - 5:56

All lyrics written by Max Cavalera, except "Black Ark", written by Max Cavalera and Ritchie Cavalera. All music written by Max Cavalera, except "Ultra-Violent"", written by Max Cavalera and Joe Duplantier.

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14 giugno 2008

Ian McEwan, Chesil beach/2




Quasi dispiaciuto per la recensione negativa che avevo scritto su questo romanzo breve e nel timore di aver formulato un giudizio superficiale frutto di una lettura non meticolosa, ho deciso di rileggerlo. Mi sono soffermato sulle parti che meno mi avevano persuaso, specialmente sui brevi flashback descrittivi che l'Autore inserisce ogni tanto per farci capire, dato l'esile corpo di questo testo, qualcosa in più dei protagonisti, delle loro vite. Una sorta di quadro psicosociologico al fine di meglio contestualizzare le loro esistenze nella società anglosassone dei primi anni 60.
Ebbene, dopo questa seconda lettura, vorrei riformulare il mio giudizio.
Questo libero è una inutile vaccata. Prima era solo una vaccata.
Devo anche mettere il voto in stelline? Aspetta che lo cerco. No, c'è solo il pollice. Eccolo qui:

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13 giugno 2008

Murderdog, God Red Rum.

Dopo un lungo periodo di assenza dalla scena metal italiana, il nocciolo duro dei Detestor (Alessandro e Paola) è tornato in studio con il gruppo Murderdog per incidere 8 micidiali tracce di genuino death metal, caratterizzato da suoni aggressivi e ritmi incalzanti. God Red Rum, pubblicato dall'etichetta Dracma di Torino, è un lavoro maturo e altamente professionale, frutto dell'indubbio talento musicale dei ragazzi e della loro lunga esperienza, onstage e in studio, che affonda le proprie radici negli anni 90.

Rispetto ai precedenti lavori dei Detestor, nel lavoro dei Murderdog si apprezzano senz'altro una maggiore creatività compositiva nei riff di chitarra di Paola, una struttura più complessa e varia dei brani e il cantato melodico alternato al growl. Personalmente avrei visto bene anche qualche solo di chitarra tra un riff e l'altro.

Ma più di tutto mi colpisce la ricercatezza e la qualità generale dei suoni strumentali, dalle chitarre che abbandonano le distorsioni estreme per un bel drive potente e definito, alla batteria, equilibrata e precisissima. Una nota sul missaggio: nell'ascolto in cuffia sembrano un po' sacrificate le parti di basso che richiedono altoparlanti di dimensioni generose per emergere nella loro dinamica.

God Red Rum è un ascolto interessante, a tratti impegnativo per la complessità di alcuni brani, senz'altro gratificante. Il suo maggior pregio è forse la varietà degli stili compositivi (sempre nell'ambito del genere) e la citata alternanza tra parti melodiche e parti decisamente più dure, con un giusto equilibrio tra adrenalina e introspezione.

Infine, il packaging è abbastanza curato, con una grafica di stampo professionale che non eccede in dettagli truculenti (che spesso abbondano in queste pubblicazioni); il booklet è molto parsimonioso di informazioni: non sono presenti i testi dei brani e nella line-up, come di consueto, troviamo i soli nomi (o soprannomi) dei musicisti.

God Red Rum è in vendita presso Masterpiece Distribution ad un prezzo più che popolare. Supportate la scena!


Murderdog, God Red Rum (Dracma 2007)

Tracklist:

01-STOMACH FORCEPS
02-TOOTH INERTIA
03-FISTFUCK
04-MOSQUITO BITE
05-ST. PETER'S KEYS
06-THE RED LINE
07-I'M NOTHING
08-VIBRO

Line-up:

Ale: vocals
Paola: guitar
Ale: bass
Teto: drums

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La piccola biblioteca delle trame occulte.

L'emblema dell'organizzazione segreta stay behind Gladio

Da qualche mese sto cullando un'idea abbastanza ambiziosa: realizzare una bibliografia ragionata, commentata e critica dei saggi in tema di equilibri atlantici, massoneria e servizi deviati, strutture stay behind.

I tre argomenti - per citare solo questi, ma ve ne sarebbero alcuni altri meritevoli di menzione - hanno molti collegamenti, vicende e personaggi in comune.

Da quando ho iniziato ad interessarmi di trame occulte, il che si perde nella notte del 1990, praticamente all'indomani delle dichiarazioni del sen. Giulio Andreotti sull'esistenza di Gladio, ho acquistato, reperito e letto una quantità consistente di documenti e saggi (alcuni mancano ancora all'appello), spendendo molto tempo tra scaffali di librerie, ricerche in Internet, consultazioni bibliografiche .

Non essendo un ricercatore di storia, ho faticato non poco a scovare, nel mare magnum delle pubblicazioni di carattere storico-politico, libri che trattassero questi argomenti; mi sono imbattuto in lavori di grande valore scientifico-documentale ma anche di pubblicazioni dal contenuto scadente, approssimativo o, peggio, difficilmente verificabile (per non dire falso).

Da questa fatica è nata l'idea di mettere a disposizione dei lettori un compendio, il più obiettivo possibile, per orientarsi nella letteratura scientifica che affronta gli aspetti meno noti (e spesso torbidi) della storia italiana del dopoguerra.

Facendo tutt'altro lavoro nella vita, non posso permettermi di impormi un termine temporale, anche perché la lettura di molti di questi saggi è impegnativa e richiede tempo e concentrazione.

Inizierò con un compito facile: stilare l'elenco delle opere attualmente in mio possesso compilandone la relativa scheda. Vorrei quindi proseguire con una classificazione delle opere per argomento (ancora da stabilire con precisione) e fornire per ogni opera sinossi, commento, punti di forza, collegamenti con altri testi.

Vorrei mettere in chiaro da subito che non ho la la pretesa di rubare il lavoro agli storici e agli scienziati politici (benché su quest'ultimo mestiere qualche titolo ce l'avrei) né tanto meno di scrivere un saggio sull'argomento: non è il mio scopo, non ne avrei le capacità.

Potrei già ritenermi soddisfatto se questo lavoro permettesse ai lettori appassionati degli aspetti misteriosi della cronaca e della storia, di risparmiare un po' del tempo che mi è occorso per capirci qualcosa (non tutto, eh).

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10 giugno 2008

Steve Jobs svela il nuovo iPhone 3G.


Al WWDC Steve Jobs ha raccontato a lungo il nuovo modello di iPhone descrivendone caratteristiche, applicazioni, vantaggi e prezzi.
Su CNET la cronaca minuto per minuto del grande evento di casa Apple.

Ovviamente non potevo restare indifferente a Band, il nuovo software per musicisti.

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Ian McEwan, Chesil beach


Ian McEwan, Chesil beach

Tra un saggio e l'altro ho letto l'ultimo del mio paladino McEwan.
Mettiamo subito le cose in chiaro. Questo libero è una vaccata. Sono 140 pagine o giù di lì ma 20 sarebbero state sufficienti. O anche una presentazione in powerpoint. Sinossi: Inghilterra, primi anni 60, uno sposa una e scopre che a lei fa schifo il sesso. Fine.
Benissimo. Cos'era, un'edizione ridotta della Storia della società inglese? Un Non vedo l'ora che arrivi il 68? Mistero.
Alla quarta ripetizione della frase "spostando un capello immaginario" (una rappresentazione descrittiva dell'imbarazzo di uno dei protagonisti) ho capito che ne avevo avuto abbastanza.
Piatto, superficiale, pure un po' svogliato, questo libretto butta fango sui capolavori di McEwan, come Cani neri e il Giardino di cemento, che ho letto e amato moltissimo.
Peccato.

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09 giugno 2008

La chiamavano Bocca di Losa ovvero Albaro massaggi.

foto by P. Piersantelli, 08/06/2008

La chiamavano Bocca di Losa
Metteva l'amole Metteva l'amole
La chiamavano Bocca di Losa
Metteva l'amole sopla ogni cosa

Per la serie la Cina è vicina, in questo caso è vicinissima, a pochi passi da casa dei miei a Genova.
Credo che una nutrita compagine di insospettabili professionisti stiano incrociando le dita perché la masseuse orientale non passi l'agenda degli appuntamenti a qualche giornalista ficcanaso.

Se la pungente prosa del quotidiano genovese non vi bastasse, pure Bruno Vespa si è scomodato per commentare la notizia.

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Compagni di scuola -- Le foto.

C'è sempre un sentimento di emozione misto a timore, speranza, gioia e inquietudine quando capita di incontrare dopo un lungo periodo (in questo caso quasi 15 anni) le persone con cui hai trascorso gli anni delle scuole superiori.

Ora posso confessare che, dopo aver letto il mail che proponeva una cena di classe, per giorni non ho pensato ad altro. Febbrilmente. Domandandomi come sarebbe stato quest'incontro.

Penso di aver condiviso con non pochi il timore di trascorrere una serata un po' imbarazzante, aggrappandosi ai ricordi per l'incertezza del momento presente: quindici anni di vuoto non sono facili da colmare. Da un lato le aspettative di ritrovare lo spirito con cui si sono affrontati gli anni del liceo fino all'esame di maturità, dall'altro la paura del vuoto e del confronto.

Ma le paure si sono dissolte nel tempo di dirsi ciao e abbracciarsi. Abbiamo fatto posto alla voglia di riscoprirci e alla curiosità di conoscere le strade percorse, senza malinconia.

Vabbe', basta girarci intorno. Andiamo alle cose facete.

Come in ogni rimpatriata che si rispetti, non potevano mancare:
  • l'organizzatrice tipo ragionier Filini che tiene le fila, prenota, chiama, scrive, chiede conferma, sollecita
  • gli entusiasti che si presentano con mezz'ora di anticipo, passeggiano nervosamente davanti alla pizzeria e incredibilmente non si riconoscono per vari motivi (generalmente barba, pinguedine, calvizie incipiente)
  • l'irrintracciabile, di cui si ipotizzano le sorti più fantasiose, dall'arruolamento nella legione straniera al rapimento alieno (peraltro ampiamente documentato)
  • l'assente per malattia all'ultimo minuto
  • gli assenti perché non ce n'avevano voglia o sono rimasti traumatizzati da una battuta fatta in quarta liceo
  • il ritardatario coerente (ingresso a campanella suonata per 5 anni, come tradire le proprie radici?)
  • l'irriconoscibile (ma davvero sei proprio tu?)
Io mi sono collocato tra gli emozionati entusiasti e gli irriconoscibili.

Credo che meglio di così non potesse andare. L'organizzazione Filini ha fatto centro. Le 5000 lire della quota se l'è proprio meritate.

Un successo che non poteva non essere suggellato dall'album fotografico, compresa la foto di classe su due file. Per coerenza, le foto rispettano tutti i criteri del low quality e della tradizione "pizze di classe": abbondano, quindi, senza censura o ritocco alcuni, occhi chiusi, espressioni ebeti, bottiglie di acqua minerale, corna fatte da dietro e sagome di camerieri. Per vero, una piccola censura c'è, ma era proprio necessaria.

PS: La prossima reunion la organizziamo tra meno di 14 anni?

clicca sulla foto per andare all'album

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Lunga coda (alla vaccinara)


Mercoledì prossimo sarò ospite del CATTID presso l'Università La Sapienza per tenere un intervento (lezione è una brutta parola) in tema di nuovi servizi video su IP. L'audience è la classe di un master in Tecniche per la multimedialità.
Ovviamente attingerò a piene mani dagli articoli di Chris Anderson, soprattutto il bellissimo pezzo sulla Free Economy e l'ormai fondamentale contributo sulla long tail.
Spero di essere più fortunato di Mantellini.

08 giugno 2008

Antonella Beccaria, Uno bianca e trame nere

Ho appena concluso il saggio Uno bianca e trame nere, di Antonella Beccaria (Stampa Alternativa, 2007), una lettura breve ma non per questo priva di complessità. L'autrice,
cui va riconosciuto il merito di aver raccolto ed elaborato una quantità notevole di testimonianze, notizie, atti e articoli, cerca di far luce su uno dei più inquietanti misteri della cronaca italiana.

Le rapine della banda della Uno bianca, i cui membri erano cinque poliziotti e un camionista, passano dai caselli autostradali alle banche ai supermercati, con azioni rapide e feroci, senza incertezze. Per anni risulteranno imprendibili, insospettabili. Fino a che altri due poliziotti, grazie ad un buon lavoro investigativo o a una soffiata, cominciarono a capire che i banditi andavano cercati in Questura, tra le facce dei loro colleghi.

Fin qui la cronaca. Ma c'è anche la famosa domanda che venne posta a Roberto Savi: "Che cosa c'è dietro la Uno bianca?" "Dietro la Uno bianca - rispose Savi - ci sono la targa, i fanali e il paraurti".

La risposta non ha convinto tutti e, ovviamente, nemmeno l'autrice.

Come suggerisce il titolo, il volume presenta l'ipotesi secondo la quale la banda della Uno bianca fosse qualcosa di più di un semplice gruppo di malavitosi dediti alle rapine e agli omicidi e che, in particolare, fosse legata ad ambienti della destra eversiva, dei cosiddetti servizi deviati, di organizzazioni stay behind e, infine, di una quinta colonna della criminalità organizzata di stampo mafioso.

Si delinea così l'ipotesi suggestiva di una banda armata organizzata militarmente e dedita a seminare terrore e morte, un manipolo di uomini espressione ed emanazione di un potere forte ed occulto, impegnato a mantenere un equilibrio e a contrastare l'ascesa di forze politiche comuniste o filocomuniste.

Un'azione terroristica volta a creare e mantenere un clima simile a quello che la strategia della tensione aveva provocato anni prima con le tante e irrisolte stragi degli innocenti? Un continuum di azioni efferate che sembravano godere, se non di una connivenza, di una certa protezione da parte delle istituzioni che per prime avrebbero dovuto indagare, scoprire, punire?

Uno bianca e trame nere non offre tuttavia la risposta univoca e definitiva all'interrogativo "Che cosa c'è dietro la Uno bianca?" Offre molte notizie, collegamenti, spiegazioni di avvenimenti complessi, ma non la risposta certa. E forse questo è il suo pregio, l'indice della serietà di questa scrittrice che non si innamora della propria tesi né cede alle facili soluzioni dei "servizi segreti deviati".

Tanto che alle ultime pagine del libro si finisce con l'essere persuasi dalle sardoniche parole di Savi: la targa, il paraurti. Una compagine di balordi , vigliacchi e assassini cresciuti in seno alle istituzioni che uccidevano e depredavano per pagare qualche debito arretrato, permettersi un lusso e sfogare istinti repressi di violenza e di morte.

Il difetto del volume, se così si può dire, di questo saggio è la mancanza di un profilo approfondito (biografia, esperienze, stato di servizio) dei componenti della banda: ad esempio, Eva Mikula, figura comunque centrale in questa storia, appare solo nelle ultime pagine e di lei è fornita una descrizione sommaria che lascia molti interrogativi.

Si tratta comunque di una lettura consigliata per chi vuole ricordare e riflettere su uno dei periodi più bui della storia recente.

Il libro, pubblicato (finalmente) con licenza Creative Commons, può essere acquistato in libreria o scaricato gratuitamente.

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07 giugno 2008

Naja e stage estivi.

L'idea è una di quelle, poche, che mi trovano d'accordo: due mesi di naja, su base volontaria, durante le vacanze estive. Nell'ultimo decennio, tra esuberi, saldi di fine stagione e sospensione del servizio di leva, un numero tendente allo zero di maschi maggiorenni ha avuto a che fare con il sistema militare, una delle istituzioni più antiche della civiltà.

Ecco perché, in ordine sparso, farsi un po' di naja sarebbe una benedizione:
  1. la naja insegna che al mondo c'è e sempre ci sarà (con buona pace di anarchici e altri ingenui sognatori) chi dà ordini e chi li riceve, non importa se sono ordini saggi o completamente insensati.
  2. la naja insegna ancora qualche valore sano, se uno ha le orecchie aperte quel poco per fare entrare concetti semplici come rispetto, coraggio, patria, lealtà. Buttali via....
  3. la naja insegna che non esistiamo solo noi stessi con le nostre comodità, ma anche gli altri, con cui bisogna imparare a convivere.
  4. un'infornata di "stagisti" darebbe qualcosa da fare ad una compagine di sottufficiali rimasti circa disoccupati dalla sospensione del servizio militare.
  5. la naja fa stare all'aria aperta e dimenticare molte preoccupazioni.
  6. la naja fa conoscere amici che rimangono tutta la vita.
  7. ti vaccinano gratis e puoi
  8. la naja ti dà una gradevole anteprima di molte belle e brutte cose che prima o poi troverai sul posto di lavoro: persone insopportabili, professionalità, incompetenza, leccaculi, determinazione, impegno, orientamento all'obiettivo, capacità di lavorare in gruppo, assenza di meritocrazia ecc. ecc. Tanto vale, arrivare preparati, no?
  9. a naja ci si alza presto e di solito al grido di un caporale istruttore che sbatte gli anfibi sull'armadietto chiamandoti testa di cazzo. Detta così può non piacere, ma quando ti congedi alla fine ti manca.
  10. a naja si può anche mangiare discretamente. Certo, ci vuole un po' di fortuna, ma non è un evento così raro.
  11. la cioccolata dell'esercito italiano batte la cioccolata svizzera 3 a 0. Nessuna duscussione.
  12. a naja apprezzi il valore del tempo, sia quello che sprechi muffendo quando sei di guardia, sia quello che ricevi quando ti firmano la licenza.
  13. non so se i nonni, quelli cattivi, esistono ancora. Io ho fatto 140 flessioni al giorno finché non sono montato di vecchia. Ci avevo un torace che parevo Bruce Willis.
  14. se hai culo, ti puoi tenere gli anfibi, la mimetica, le magliette e la ginnica. Io ancora campo di rendita con la vestizione del 12° scaglione 1999.
  15. a naja impari che gli ombrelli non servono a nulla.
  16. il silenzio fuori ordinanza suonato a mezzanotte è qualcosa che ti ricordi tutta la vita.
  17. quando ti congedi puoi gridare "E' FINITA!" e sfottere le burbe.
Potrei continuare per ore ma mi fermo qui. Vi ho convinto?

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06 giugno 2008

Metallica, il dibattito continua.


Il mio ironico (sì, era ironico) post sui Metallica continua a far discutere gli internauti e i lettori del mio blog, e questo non può farmi che piacere perché il dialogo è l'anima della crescita e della democrazia.

Poco importa se i 2/3 dei commenti al post sono insulti rivolti ai miei parenti fino al settimo grado e messaggi dove le K sostituiscono senza pietà le C.

Ho provato molte volte a puntualizzare che, essendo ormai grandicello, ho conosciuto i Metallica praticamente dal loro secondo album, e che negli ultimi vent'anni li ho ascoltati, cantati, indossati, visti dal vivo e penosamente suonati fino allo sfinimento.

Ma niente: ogni dieci minuti dai banchi delle scuole medie arriva qualche brufoloso e sboccato elemento che vuole insegnarmi e impormi cosa scrivere sui Metallica.

Ormai lascio correre. Non posso pretendere che la scintilla dell'ironia splenda in tutte le giovani menti che surfano il web cercando notizie sui loro ormai butterati e bolsi paladini del metallo.

Tuttavia, nel mare magnum degli insulti gratuiti, c'è anche chi -- complice l'età -- esprime con garbo il proprio punto di vista e motiva un eventuale dissenso. Per la serie riceviamo e volentieri pubblichiamo, ecco il bel messaggio che ho trovato nella mailbox questa mattina:
Ciao Pippo, sono Roberto, ho 38 anni e ti scrivo dalla provincia di Bergamo zona lago d'Iseo per intenderci. Questa sera per caso ho letto dei commenti sulle ultime produzioni dei Metallica rilasciati nel tuo blog dove ti sei un po' "beccato" con un altro tizio per delle cose che tu hai scritto sui "Ragazzi" che avevano un poco l'aria dello sputtanamento,o almeno così l'ha presa il nostro cavaliere senza macchia che ha subito ingaggiato una crociata nei tuoi confronti.

Beh io volevo solo farti sapere che secondo me avete un pochino ragione entrambi nel senso che tu hai scritto in senso ironico anche se un po' pesante manifestando la tua delusione (che è pure lamia visto che li seguo dal primo disco) per dei veri e propri miti del metal della nostra epoca ormai dispersi da anni in qualche landa desolata,mentre il crociato ti ha subito aggredito difendendoli col discorso dell'età, che a mio avviso ha si un pochino di senso, però è anche vero che altra gente anche più datata continua imperterrita a fare fuoco e fiamme quasi come un tempo.

Va beh dopo averti rotto i coglioni con tutta questa chiacchierata spero che tu sia con me nel confidare in un ritorno dalla landa dei nostri "Horsemen" e che finalmente ci diano qualcosa che somigli un po' allo stile Metallica e che ci faccia sperare in un pensionamento ancora accompagnati dal loro metal.

Ah dimenticavo,se dopo letto tutto questo mi vuoi mandare affanculo domandandoti "che cazzo vuole questo....." sappi che approvo anticipatamente.

Ciao e viva il metal,quello pesante pesante.
Caro Roberto,

grazie per avermi scritto. Non riceverai alcun vaff..., epiteto che lascio a quel mezzo comico di Beppe Grillo. Ci mancherebbe.

In più occasioni ho detto e scritto che -- è solo la mia opinione -- l'ultimo buon lavoro dei Metallica è And justice for all. Dal Black album in poi hanno perso rabbia, tiro, capacità innovativa e creatività compositiva. Ciò non scalfisce il mio viscerale amore per i primi 4 album e in generale la stima per questo gruppo, nonostante i comportamenti deprecabili nei confronti dell'ex bassista (colpevole solo di non essere Cliff Burton).

Ai Metallica auguro tutto il bene possibile per il nuovo album in gestazione. Lo ascolterò senza pregiudizi ma non nutro nemmeno troppe speranze: Load, Reload e St. Anger mi hanno fatto abbastanza schifo. A mio modo di vedere, i Four Horsemen possono solo migliorare.

Ciao e grazie

Pippo.

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04 giugno 2008

Murderdog, il metal italiano rinasce dall'esperienza Detestor.

Uno dei vantaggi e dei privilegi di avere un sito è la visibilità sulla Internet e la possibilità di essere rintracciato, di solito con buone intenzioni.

Dopo l'articolo pubblicato sulla reunion dei Detestor, mi ha contattato Alessandro, storico membro fondatore, bassista e background vocalist del combo genovese per ringraziare (ci mancherebbe, Ale!) e per segnalarmi che l'esperienza e il sound dei Detestor non sono terminati ma continuano con un i Murderdog (la foto è la copertina del CD God Red Rum), un nuovo progetto musicale nato sotto l'egida benevola dell'etichetta Dracma Records di Torino.

Spero di poter recensire a brevissimo questo CD che attendo dai tempi di Red Sand, l'ultimo lavoro dei Detestor.

Nel frattempo vi ricordo che potete acquistare God Red Rum presso Masterpiece Distribution ad un prezzo più che popolare. Supportate la scena!

Murderdog - God Red Rum

1-Stomach forceps
2-Tooth inertia
3-Fistfuck
4-Mosquito bite
5-St.Peter's keys
6-The red line
7-I'm nothing
8-Vibro

Line up

Ale-vocals
Paola-guitar
Ale-bass
Teto-drums

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03 giugno 2008

Le ceneri di un altro Gramsci.

Forse è troppo scomodare Pasolini per ricordare Kurt Cobain. Ma chi ha più o meno la mia età, è vissuto nel momento del massimo splendore, del declino e della morte di una delle icone incontestabili del rock moderno. Poeta raffinato, ironico e malinconico, Cobain protestava giustamente quando i media lo descrivevano come portavoce di una geerazione: era una responsabilità che le sue spalle ricurve e doloranti non potevano e volevano portare.

La sua musica, narrazione del proprio vissuto non priva di un contagioso autocompiacimento, ha finito per rappresentare involontariamente la voce di una generazione rimasta afona molto a lungo, in uno scenario musicale asfittico anche per colpa di un'industria discografica poco attenta e innovativa.

La parabola autodistruttiva del leader dei Nirvana, iniziata con l'abuso di ogni stupefacente, proseguita con uno sciagurato matrimonio e alcuni atterraggi sulla batteria di Grohl, è finita, come noto, con una fucilata in testa: quel proiettile calibro .22 lo ha consegnato, volente o nolente, all'Olimpo dei poeti maledetti.

Un matrimonio sciagurato, ho scritto. Se da un lato Kurt ammetteva che Courtney Love era l'unica donna che aveva veramente amato, io sono tra quei fan che ritiene che la signora Love sia tra le cause del declino di Cobain, o almeno della perdita di quella freschezza compositiva della sua vita di single.

Non basta che Love abbia tratto un indubbio vantaggio dalla morte del marito. Coerente con la sua incapacità di rispettarne l'eterno riposo, pare che si sia pure fatta rubate le ceneri del musicista, che conservava (chissà con quale cura) in una scatoletta.

Forse è meglio così. Una mente tanto aperta non poteva restare chiusa in uno spazio angusto. Speriamo solo che ora qualche altro sciagurato non metta all'asta le ceneri di Cobain o ne chieda il riscatto. Sarebbe troppo anche per lui che fece dell'autodistruzione e della mortificazione di se stesso una bandiera, uno stile, una ragione

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