10 giugno 2008

Ian McEwan, Chesil beach


Ian McEwan, Chesil beach

Tra un saggio e l'altro ho letto l'ultimo del mio paladino McEwan.
Mettiamo subito le cose in chiaro. Questo libero è una vaccata. Sono 140 pagine o giù di lì ma 20 sarebbero state sufficienti. O anche una presentazione in powerpoint. Sinossi: Inghilterra, primi anni 60, uno sposa una e scopre che a lei fa schifo il sesso. Fine.
Benissimo. Cos'era, un'edizione ridotta della Storia della società inglese? Un Non vedo l'ora che arrivi il 68? Mistero.
Alla quarta ripetizione della frase "spostando un capello immaginario" (una rappresentazione descrittiva dell'imbarazzo di uno dei protagonisti) ho capito che ne avevo avuto abbastanza.
Piatto, superficiale, pure un po' svogliato, questo libretto butta fango sui capolavori di McEwan, come Cani neri e il Giardino di cemento, che ho letto e amato moltissimo.
Peccato.

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