02 marzo 2006

La fine della pellicola e del progresso.


Senza troppi indugi, l'editoriale di PC professionale di marzo afferma che il superamento del digitale sulla pellicola è avvenuto nel 2002 e che il processo sarà completato entro il 2009 -- possiamo interpretare questa frase come "la pellicola sparirà dalla circolazione" o simili.

Le pagine seguenti ci offrono le solite prove delle point and shoot -- limitatissime nelle funzioni -- che però non costano meno di 3-400 euro.
Per chi vuole di più -- cioè avere le stesse funzioni offerte da una reflex da 100 euro, deve spenderne almeno 10 volte tanto. Sto parlando dell'equivalente di uno stipendio medio.

Voglio fare il marxista fino in fondo. A prescindere dagli indubbi vantaggi e comodità offerte dal digitale, il passaggio obbligato e unidirezionale dall'analogico al digitale è la creazione (sovrastrutturale) di bisogni indotti che genera, ancora una volta, un cleavage forte e insanabile tra chi può permettersi di esporsi con una spesa non indifferente per proseguire un'attività anche solo dilettantistica se non semi-professionali, e chi è rassegnato a stare a guardare mentre gli strumenti del proprio lavoro vengono forzosamente considerati inadeguati e non più utilizzabili.

Si diffondono come il cancro, quindi, le lusinghe demoniache del microcredito e del credito al consumo, che privano i consumatori della loro dignità prima ancora che dei loro risparmi, e accrescono enormemente le ricchezze di gruppi finanziari di dubbia moralità.

Il progresso, si diceva, è tale solo se sono molti a goderne i frutti. In questo caso, e in questo tempo, sono sempre le grandi corporation e le finanziarie a godere del frutto di un progresso che è regresso perché non porta anche ad uno progresso morale.

Immortale e tragicamente vera la profezia di Pasolini: "Io credo nel progresso, non credo nello sviluppo!"

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Nessun commento, leggo. Anche il mio giunge un po' in ritardo. Forse perche nessuno ha niente da aggiungere. Anche io sto smettendo di sognare di comprarmi l'amata e desiata F2. Sto pensando che, presto o (comunque già) tardi, dovrò pensare a una robetta digitale e, quindi anche, un nuovo computer. E comunque, sempre, con una sensazione di pezze al culo e d'inadeguatezza. Si chiama tecnocrazia; già da un po' i più avvertiti ne parlano, subdola forma di dittatura.
Gli americani l'hanno inventata nel II dopoguerra; si chiama obsolescenza programmata.
Quella per cui devo comprare una macchina che inquina più di quella vecchia, ma ci s'inventa uno standard per cui sembra di meno. Che ci ha l'ABS e L'EBD e l'Airbag. Ma se pesti senti un pedale gommoso che si dispera su due dischetti e due tamburini. E la Giulia, 30 anni fa s'inchiodava sui 4 dischi.
L'F2 faceva un sacco di rumore. Lo so. Mi resterà sempre nella testa. Negli occhi Velvia, Kodachrome ed, in primis, la luce e le ombre Ilford.
Mi sono dilungato, pardon

Anonimo ha detto...

La pellicola era la mia ragione di vita e me l'hanno tolta non si trovano più pellicole diapositive nella mia città : Maledetti

Giuseppe ha detto...

quelle negative si trovano ancora: restano in produzione soprattutto per i mercati dei paesi emergenti, non ancora convertiti al digitale

Kanchipuram sarees ha detto...



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