20 gennaio 2005

Fotografare la notte.




Siccome andare al cinema o in birreria è troppo banale, le notti bianche le si possono occupare camminando per la città, la Nikon a tracolla, l'esposimetro tedesco e il treppiede in mano. (E' lecito: improbabile incontrare il presidente).

La notte si offre volentieri: perché la città sta ferma, infreddolita, le auto sono parcheggiate o corrono via veloci, le persone poche -- quasi invisibili. L'occhio si riposa in cerca di una forma anziché muoversi frenetico nel caos.

Un freddo cane. Non c'è modo si scaldare le mani e il volto. Si sta, trafitti, di fronte al mirino, come in trincea. Una tazza di tè caldo è un miraggio.

La città è ferita: guardare nei cantieri aperti che mostrano le interiora della metropoli è uno spettacolo incruento e affascinante di tubi, strutture, lamiere e cemento.

Dietro al Palazzo di Giustizia, immancabile il controllino serale della Benemerita, insospettita dai nostri movimenti.
"Signori, cosa state fotografando?", dice l'appuntato scelto.
"Niente di speciale. Solo la mia mano sul cofano di questa Renault coperta di neve. Posa B da 1 minuto, se l'arto risponde ancora, le favorisco i documenti", dice il mio compagno.
"Troppo tonti per essere pericolosi", pensa l'appuntato scelto.

Difficile dargli torto. Una tazza di tè caldo, presto.



Foto di Delio Trapani, Torino, gennaio 2005.