30 gennaio 2007

Joe R. Lansdale, Freddo a luglio.

Ieri notte ho finito questo romanzo di Lansdale, a metà strada tra un poliziesco e i miei ricordi dei vecchi Stephen King, che leggevo il pomeriggio nella casa dei miei.

Allora, com'è questo libro? Domanda difficile. Credo che la traduzione, non tanto nella scelta delle parole quanto nella resa dei dialoghi e delle atmosfere, non renda pienamente giustizia al plot, che di per sé è intrigante e non del tutto scontato.

La scrittura resta comunque scorrevole e si rimane coinvolti nella narrazione abbellita da quel grandissimo dono di Lansdale, la capacità di creare metafore irriverenti e tremendamente suggestive.

I personaggi sono ben tratteggiati, e ognuno ha il proprio ruolo: Richard il corniciaio sotratto alla propria vita routinaria, Jim Bob il detective privato dalla parlata rude e i modi spicci, Russell il galeotto in cerca di redenzione attraverso un finale catartico.

È nel complesso un racconto gradevole, senza alcuna pretesa artistica o didascalica: è poco più di una storia raccontata intorno al fuoco, ma intrattiene e coinvolge, senza fronzoli. E, cosa assai rara, è (presumibilmente, causa la traduzione) ben scritto, con lo stile asciutto e immediato di questo ragazzaccio del Texas.

Difficile e forzato il paragone con i Drive-in o con Maneggiare con cura: In Freddo a luglio, Lansdale sceglie la realtà, magari un po' amplificata da qualche scena splatter, ma tutto sommato roba buona per un telefim poliziesco. Insomma, da leggere per occupare piacevolmente 3-4 giorni.