17 novembre 2005

5+1 X TORINO.

Gabriele Basilico. Cantiere di Porta Nuova, 2005
  1. Il lavoro di Olivo Barbieri, che non riesco del tutto a spiegarmi dal punto di vista tecnico, è senz'altro originale e interessante. Le tantissime immagini riprese probabilmente da un velivolo mostrano una città che sembra un modellino visto dall'alto, invece è la città in cui viviamo e lavoriamo. L'idea della messa a fuoco selettiva spinge lo sguardo ad osservare elementi scelti dall'autore. La qualità delle stampe è eccezionale, inececepibile. Bene anche la disposizione in sala, meno bene la documentazione allegata (etichette e didascalie).
  2. Rigorosissimo e di grande pregio il progetto di Gabriele Basilico, e d'altronde da lui ci si aspetta questo: tutto in grande formato, stampe ai sali d'argento da togliere il fiato, leggibilissime anche con contrasti forti. Basilico rappresenta una Torino quasi disabitata, probabilmente sotto il sole d'agosto. E' una città maestosa, immobile, di grande fascino ma anche a tratti triste e vagamente abbandonata. Non avrei smesso di guardare le immagini.
  3. Franco Fontana mi ha lasciato un po' perplesso nella riproduzione di una Torino che non è Los Angeles: ilsuoi cieli blu ultra saturi mi sono sembrati un po' troppo artefatti e fuori luogo, considerando che Torino ci regala spesso cieli biancastri e lattiginosi. Con ciò, mole delle sue foto sono comunque di grande impatto. Chiude la sezione, se ben ricordo, la foto dell'ombra della Mole che incombe sulla città. Di notevole interesse il lavoro di personificazione delle statue che, abilmente allineate a piani concreti, si stagliano come guerrieri, combattenti, amanti, sconfitti, creando storie piene d'ironia e malinconia.
  4. Mimmo Jodice sceglie una rappresentazione più simbolica e meno neotopografica di Basilico, prediligendo il formato quadrato, le inquadrature più spontanee (e di minore rigore formale). Quando si sofferma sugli interni dei vecchi palazzi sabaudi (dall'archivio di Stato alla Scuola di Applicazione) è in grado di creare immagini forti e di notevole suggestione: sembra di stare in un mondo fermo, polveroso e passato; quasi si sente l'odore della polvere sui tendaggi pesanti e quello della cera sugli enormi tavoli di legno.
  5. La ricerca di Armin Linke, che sceglie il formato panoramico e una generosa saturazione dei colori, ci consente di osservare una Torino in continua trasformazione, a tratti trasfigurata fino ad essere irriconoscibile tra cantieri e ruspe. Il suo sguardo è attento, malizioso e divertito: il formato fa stare nell'inquadratura molte cose, quelle belle e quelle brutte, e il risultato è un gioco di contrasti materici ed estetici che non lascia indifferente.
+1. Francesco Jodice, che forse ha avuto qualche chance in più del sig. Rossi con la sua F55 a tracolla, presenta un lavoro nel quale, pur lasciando a casa il pregiudizio, non ho trovato alcun senso. Foto di classe in grande formato. Ma alla fine, cosa ci voleva dire? Che Torino cambia anche attraverso la sue gente, che la ragazzina truccata come Avril Lavigne che abbraccia la compagna con lo chador sullo sfondo di un cantiere è un indice di trasformazione? Ma non basta prendere il tram per vederlo?