23 maggio 2005

Settimo: non fumare.



I miei vicini di casa - poveri ma onesti, per ammissione del caposcala - hanno un senso tutto loro del concetto di regolamento.

Prendiamo l'ascensore, ad esempio. Un anno fa ha fatto la propria apparizione un foglio formato A4, diligentemente stampato a getto d'inchiostro in rosso e nero, e protetto da una cartellina di plastica trasparente, che recitava:

PER IL QUIETO VIVERE E IL RISPETTO ALTRUI IN ASCENSORE E' VIETATO FUMARE.

La norma fa leva sul concetto di comunità. Pertanto, misteriosi e solerti inquilini hanno subito provveduto ad aggiungere, con penna a sfera e grafia incerta, la postilla SIGARETTE, ad intendere che altri tipi di prodotti da fumo sarebbero stati ben accetti dalla piccola ma efficiente comunità.

Meno cortesemente, qualcuno ha usato poi l'accendino per sciogliere la cartellina di plastica che conteneva il cartello.

Reso inservibile dal tentativo piromane, il cartello è stato sostituito da un nuovo divieto cartaceo (trafugato in qualche ufficio pubblico e opportunamente ritagliato) che, questa volta, fa leva sulla salute privata come bene inalienabile del singolo e della comunità.

Curioso il bisticcio diacronico di parole COMINCIARE / SMETTERE / CONTINUARE.



Che cosa escogiteranno i fantasiosi vicini al prossimo tentativo di deturpare il divieto di fumo? Pagherei per avere il neon animato con il cowboy della Marlboro, non tanto per par condicio, ma per sostituire l'orribile plafoniera che illumina di una luce giallastra la cabina dell'ascensore.