09 febbraio 2007

DRM sì, no, forse. (Ma per ora sì).

In questi ultimi giorni il web si è animato (succede ciclicamente) con un bel dibattito sulla protezione dei contenuti digitali, in particolare sul DRM per brani musicali.
Il bello è che gli animatori non sono i soliti oscuri geek, o qualche pasionario del tutto libero-tutto subito, ma i veri grandi della digital era.
Inizia le danze, e lo si è letto ovunque, Mr. Jobs che dice Cari amici, vorrei tanto non mettere il DRM nelle canzoni che comprate su iTunes, ma le major mi obbligano a farlo.
E le major - c'era da aspettarselo - non se ne sono state zitte né si sono cosparse il capo di cenere ammettendo che sì, in effetti, col DRM hanno un po' esagerato. Macché: gli hanno tirato le orecchie, a Mr. Jobs.
Poi ha alzato la mano un signore che di MP3 ne sa qualcosina, visto che è tra i sui inventori, per dire che un po' di DRM servirebbe, magari in forma più aperta e flessibile come propongono i ragazzi di Creative Commons, e non solo come appannaggio delle major.
Dulcis in fundo - almeno per ora - il fondatore di MP3.com Mr. Robertson è intervenuto per dire la sua contro Apple: il signor Jobs si lamenta del DRM imposto dalle major? E che allora inizia lui ad aprire iPod e iTunes.
Non fa una piega.
E mentre l'ala oltranzista, non meno caustica, conserva intatte le proprie idee, nascono nuove iniziative per regolamentare senza incatenare le informazioni digitali.
Who's next?