03 luglio 2006
La revisione obbligatoria dei veicoli.
02 luglio 2006
Il torrone Demurtas.
No, non è una pubblicità.
Un anno fa, di ritorno dalla Sardegna, scrissi un post scherzando sul nome di un dolciume in vendita su una bancarella. Lo corredai di una piccola foto scattata con il cellulare: nella foto si intravedeva una simpatica ragazzina al banco dei dolci. Chiesi ed ottenni consenso verbale.
Qualche settimana fa ho ricevuto una mail, abbastanza incazzata, da parte del proprietario della ditta di torrone Demurtas: tolga la foto altrimenti ci arrabbiamo. Più o meno.
Rispondo io: caro signor Demurtas, non si incazzi. Ora vengo in Sardegna e ne parliamo di persona.
Detto fatto, a San Teodoro ho incontrato il titolare della ditta, che ha garbatamente spiegato il motivo della sua richiesta: la figlia si vergogna di apparire in foto, e si era dispiaciuta di vedersi in un sito. Svelato l'arcano, ho promesso che avrei rimosso la foto.
Così ho fatto.
PS: Demurtas mi ha anche offerto una degustazione del suo torrone, quello al miele con la cialda sopra. Buono da morire.
Un anno fa, di ritorno dalla Sardegna, scrissi un post scherzando sul nome di un dolciume in vendita su una bancarella. Lo corredai di una piccola foto scattata con il cellulare: nella foto si intravedeva una simpatica ragazzina al banco dei dolci. Chiesi ed ottenni consenso verbale.
Qualche settimana fa ho ricevuto una mail, abbastanza incazzata, da parte del proprietario della ditta di torrone Demurtas: tolga la foto altrimenti ci arrabbiamo. Più o meno.
Rispondo io: caro signor Demurtas, non si incazzi. Ora vengo in Sardegna e ne parliamo di persona.
Detto fatto, a San Teodoro ho incontrato il titolare della ditta, che ha garbatamente spiegato il motivo della sua richiesta: la figlia si vergogna di apparire in foto, e si era dispiaciuta di vedersi in un sito. Svelato l'arcano, ho promesso che avrei rimosso la foto.
Così ho fatto.
PS: Demurtas mi ha anche offerto una degustazione del suo torrone, quello al miele con la cialda sopra. Buono da morire.
Angelo M. D'Addesio NON è uno spammer.
Breve e doverosa rettifica sulla mia tirata d'orecchie a tal D'Addesio, che posta un commento, spiega che è innocente, e tutto finisce qui.
Spero.
Spero.
28 giugno 2006
Angelo M. D'Addesio, per sfortuna ovvero imperizia, ha seriamente corso il rischio di essere giudicato uno spammer da quattro soldi, ma così non è.
Ecco una di quelle cose che mi irritano parecchio, molto più delle mail di viagra cialis enlarge casino. Ho controllato la posta e ho trovato un lunghissimo commento, assolutamente OT, ad un mio post. Si tratta di una lunghissima INTERVISTA AD ANTONELLO DE PIERRO a firma di tal Angelo M. D'Addesio. (Antonello de Pierro invece risulta lavorare presso un certo Ufficio stampa Italymedia).
Incuriosito, ho cercato questo D'Addesio su Google. Cosa ho scoperto? Che la stessa intervista compare nei commenti dei blog di mezza Italia. La mia conclusione, forse non troppo distante dalla realtà, è che questo signore faccia copiaeincolla della sue panzane nei commenti dei blog per aumentare il ranking del proprio nome nei motori di ricerca o almeno per rendersi famoso. E la pensa così qualcun altro.
Io lo chiamo qui, sul mio blog, il signor Angelo M. D'Addesio, chiunque egli sia: se le cose stanno diversamente da quanto ho scritto, sono pronto a fare un passo indietro. Ma, se come sospetto, D'Addesio è solo uno spammer, qui si aspetta delle scuse.
Vedremo.
Aggiornamento del 31 agosto 2006. Su rischiesta (un po' tardiva, ma transeat) del diretto interessato, ho modificato il titolo del presente post. E vissero tutti felici e contenti.
Incuriosito, ho cercato questo D'Addesio su Google. Cosa ho scoperto? Che la stessa intervista compare nei commenti dei blog di mezza Italia. La mia conclusione, forse non troppo distante dalla realtà, è che questo signore faccia copiaeincolla della sue panzane nei commenti dei blog per aumentare il ranking del proprio nome nei motori di ricerca o almeno per rendersi famoso. E la pensa così qualcun altro.
Io lo chiamo qui, sul mio blog, il signor Angelo M. D'Addesio, chiunque egli sia: se le cose stanno diversamente da quanto ho scritto, sono pronto a fare un passo indietro. Ma, se come sospetto, D'Addesio è solo uno spammer, qui si aspetta delle scuse.
Vedremo.
Aggiornamento del 31 agosto 2006. Su rischiesta (un po' tardiva, ma transeat) del diretto interessato, ho modificato il titolo del presente post. E vissero tutti felici e contenti.
27 giugno 2006
Creative Plugin Commons per Microsoft Office.
Una volta installato, dal menu File -> Creative Commons si può scegliere il tipo di licenza da associare al documento, se sono possibili modifiche e usi commercialiuì e il Paese per la quale la licenza viene applicata.
26 giugno 2006
Aeroporti.
25 giugno 2006
17 giugno 2006
Domani sposi.
Difficile dar loro torto. Ci si sposa una volta sola (vabbe', anche due, ma poi è diverso) e le foto mica possono essere uno schifo.
Com'è come non è, ora sono qui a controllare e ricontrollare che tutto sia a posto. Le mie Nikon, le Portra 160 e le CN400 ancora in frigo dentro al sacchetto anti raggi X, i flash con le pie fresche.

Ok, basta chiacchiere. Cè da fare la valigia, prendere i biglietti e il coupon della Hertz, e controllare ancora una volta l'attrezzatura. E poi via, quel che sarà, sarà.
Mi faccio l'in bocca al lupo. E che crepi...
16 giugno 2006
Due giorni a Genova.
Per motivi che qui non dirò, ho passato due giorni a Genova. Due giorni pieni pieni.
A Genova è estate, più estate che a Torino.
Me ne sono accorto quando sono andato a prendere la Vespa dal garage, e mi sono messo nel traffico cittadino: ai semafori, le ragazze in scooter hanno la pelle abbronzata e i capelli più chiari.
Il giorno a Genova vcomincia presto, e con riti antichi. Poco dopo le 7 in via Albaro la gente è già per strada: chi dal fornaio a comprare pane e focaccia, chi alla fermata dell'autobus, chi in edicola a comprare il Secolo XIX.
Questo curisoso quotidiano genovese risulta illeggibile a chiunque non lo abbia letto almeno negli ultimi trent'anni. Poi ci si fa il callo, ci si abitua agli articoli incrompensibili e alle notiziole di cronaca locale, e non si riesce più a leggere il Corriere della Sera.
Ma girare col Secolo sottobraccio, fermarsi all'attraversamento per tentare di scorgere qualche faccia nota e fare rientro a casa passando davanti ai fiori di Pittaluga sono piaceri che non mi concedevo da tempo immemore.
Come fermarmi in chiesa.
Prima delle 8, la chiesa di San Francesco d'Albaro è inaspettatatmente frequentata: nella penombra profumata d'incenso, ci sono beghine, ragazzi in t-shirt e manager abbronazati con il Rolex, ognuno col proprio tempo e il proprio modo.
La chiesa è anche il campetto della parrocchia dove hanno giocato a pallone con il Tango (quando andava bene) o il Supertele (più frequentemente) decine di generazioni, e se non era la partita di calcetto era il pomeriggio con l'azione cattolica.
E accanto al campetto non poteva mancare il cinema parrocchiale, oggi sala d'essai, dove dagli 8 anni in poi mi sono formato come spettatore con pellicole come L'impero del sole, Ritorno al futuro, Tron, Labyrinth, La storia infinita, E.T., i Gremlins, Critters - Gli extra roditori e i Goonies.
Sala in cui gli amichetti più fortunati occupavano le ultime file (le prime tre erano in legno) per limonare con la ragazzina del momento.
Insomma, erano cose. Cose che non rivedevo da una vita.
A Genova è estate, più estate che a Torino.
Me ne sono accorto quando sono andato a prendere la Vespa dal garage, e mi sono messo nel traffico cittadino: ai semafori, le ragazze in scooter hanno la pelle abbronzata e i capelli più chiari.
Il giorno a Genova vcomincia presto, e con riti antichi. Poco dopo le 7 in via Albaro la gente è già per strada: chi dal fornaio a comprare pane e focaccia, chi alla fermata dell'autobus, chi in edicola a comprare il Secolo XIX.
Ma girare col Secolo sottobraccio, fermarsi all'attraversamento per tentare di scorgere qualche faccia nota e fare rientro a casa passando davanti ai fiori di Pittaluga sono piaceri che non mi concedevo da tempo immemore.
Come fermarmi in chiesa.
Prima delle 8, la chiesa di San Francesco d'Albaro è inaspettatatmente frequentata: nella penombra profumata d'incenso, ci sono beghine, ragazzi in t-shirt e manager abbronazati con il Rolex, ognuno col proprio tempo e il proprio modo.
La chiesa è anche il campetto della parrocchia dove hanno giocato a pallone con il Tango (quando andava bene) o il Supertele (più frequentemente) decine di generazioni, e se non era la partita di calcetto era il pomeriggio con l'azione cattolica.
Sala in cui gli amichetti più fortunati occupavano le ultime file (le prime tre erano in legno) per limonare con la ragazzina del momento.
Insomma, erano cose. Cose che non rivedevo da una vita.
Iscriviti a:
Post (Atom)