La mia vita
di attese
e di silenzi,
appoggiato a ringhiere di ruggine
su suoni d'onde e di risacca,
perde senso
e calore.
Ed esserti dentro,
nell'ombra innocente del tuo corpo,
e lavarmi le mani dal peccato
nel tuo sangue fertile e mestruale,
esserti dentro e nascere ancora,
vedere una luce nuova, pulita,
lasciando dietro una vita strozzata,
una vita sporca,
e ricominciare
esserti dentro,
nutrirmi del profumo del tuo ventre immacolato,
nutrirmi dei tuoi baci e del tuo seno,
esserti dentro ridarebbe un senso,
e un calore:
tu,
donna e carne,
tu, spirito purissimo,
lavami il volto e il cuore,
lava via il mio sporco
che i miei passi disperati
raccolgono ogni giorno
per le strade di Genova.
Chiudimi gli occhi con una mano
e stammi vicino, accanto
finché il sonno non plachi
la mia condanna all'ansia,
e mi dia pace
e mi dia riposo.
Ma non mi sveglio ogni volta
con accanto il tuo respiro:
mi stringe le mani alla gola
il respiro della città di notte,
e mi ricorda che non ci sei,
che sei altrove,
e io qui, ancora.