VII.

 

Vado avanti di riflesso,
seguendo la scia del dolore
e tocco il fondo di un giorno indegno
mentre fingiamo di non vederci
in coda al supermercato,
tu, con le tue borse piene
e io qui, con le mie povere cose
e il denaro contato.
Resto solo con il mio veleno
e cammino piano, senza fretta
per le strade di Genova.
Scorgo un dolore sempre uguale,
l'indifferenza che disegna i volti
e la solitudine che martoria i corpi,
come un tumore antico e mai sanato,
un tumore tenuto in vita,
un equilibrio crudele,
una genesi, una nemesi,
l'essenza stessa della vita e del male.