Il danno e la notte

 

Ho scaldato il tuo corpo
perché così volevi
e l'ho ascoltato gemere nel buio
per non vedere nei tuoi occhi disperati
i miei occhi aperti infliggerti la pena,
provocarti il danno.
Non mi angoscia la separazione,
la mia deprecabile indifferenza
o il gusto amaro della notte
che ti è rimasto in bocca
dopo che all'alba
me ne sono andato.
So i tuoi giorni
e il buio dei miei
uno in fila all'altro:
dove per te è sorto il sole
è cominciata la mia notte
senza il profumo del pane nei negozi
né quello della pioggia sulla strada.

Non giaceremo
di nuovo
insieme
né sarò il fratello
del fratello che non ho mai avuto.

Perché con Caino
non si può essere
tutti i giorni
Abele.