19 agosto 2009

Mendoza, l'ultimo drago del rock.

L'icona Mendoza sul messenger è offline. La guardo inebetito per un tempo abbastanza lungo. Vorrei che apparisse ancora una finestra con scritto "Ciao, De Niro" (per via del mio nickname taxidriver) o "Uei Beppe!", ma non accade nulla. Mendoza è offline.

Sulla Usenet si rincorrono decine di post: i gruppi Chitarra, Rock e Metal sono pieni di cordoglio, incredulità e ricordi. Tutti vogliono dire la loro, il loro pezzetto di vita con Mendoza. Ricordi, battute, stima. Anche sorrisi sul sarcasmo che Mendoza di certo non lesinava e che taluni non apprezzavano. Pian piano, l'incredulità cede il passo alla consapevolezza e alla rassegnazione. Stefano Petrelli, Mendoza per la musica, è volato via sulle note del rock.

Anch'io stento a crederci, tuttora. Rileggo il suo ultimo SMS: "Grazie, caro. Non preoccuparti per me, sai che sono un osso durissimo. Ci sentiamo presto". Sentirsi era possibile, ma faticoso: negli ultimi giorni, proprio a cavallo di Ferragosto, non poteva assumere liquidi e parlare al telefono lo disidratava ulteriormente. Non stava bene, era chiaro, ma con la sua voce calda era quasi lui a tirarmi su di morale. Aveva progetti per il futuro, mi raccontava del MetalFest che stava organizzando in Veneto ad ottobre. Non faceva misteri sulla propria salute, un filo di autocommiserazione: "Pago per i miei errori".

Il suo eloquio forbito e la sua competenza musicale mi hanno sempre colpito al pari della sua umiltà. Polistrumentista, compositore, già insegnante in scuole di alto livello, era talentuoso e molto competente. La teoria e l'armonia le conosceva a menadito. Con scarsissimi esiti a causa dell'infertile terreno, in chat aveva provato a spiegarmi l'uso delle scale modali e qualche rock riff. Sarei rimasto a leggerlo per ore. Bassista di professione, suonava la chitarra con una sensibilità non comune. Eppure credo che avesse comprato una Squier da pochi soldi giusto per registrare Another Rock 'n' Roll Swindle. Niente fronzoli.

Non di rado leggevo sul newsgroup commenti e battute piuttosto sgradevoli su Mendoza. Attacchi mirati di troll a parte, che fanno parte delle regole del gioco della rete, alcuni male interpretavano il ruspante sarcasmo di Stefano cui, a onor del vero, non sfuggivano quisquilie e miserie nascoste dietro ai nickname. Mi arrabbiavo, leggendo quei messaggi, come se stessero offendendo un amico. Lo contattavo subito sul messenger, ma era lui a passarci sopra: "Lasciali scrivere le loro stronzate", era la sua usuale conclusione.

Tempo fa aveva comprato su Ebay una Dean bianca e nera. Aveva fatto un paio foto buffe e le aveva inviate per email: in una si era ritratto con la Dean a tracolla in cucina, davanti ai fornelli, intento a buttare gli spaghetti nella pentola sul fuoco. In un'altra, il suo grosso gatto sonnecchiava sul pre Rocktron, l'unico intruso tecnologico tra la sua chitarra e l'amplificatore. Era un po' come entrare discretamente nella sua casa e nella sua quotidianità di rocker che per me, eterno studente di pentatoniche dall'esistenza abbastanza tranquilla, avevano un che di esotico e misterioso. Mi soffermavo sui dettagli e sugli oggetti, con l'interesse quasi sognante di chi, non avendo mai varcato la soglia del proprio paesino, guarda una collezione di cartoline inviate da tutto il mondo.

Mentre registrava e missava meticolosamente le tracce dei suoi CD, pubblicati da un'etichetta, non riusciva a prendersi troppo sul serio. Parafrasando una celebre battuta de Il Marchese del Grillo, aveva scritto sulla sua pagina di MySpace: "Io sono il rock e voi non siete un cazzo". Mentre la prima parte della frase era incontestabile, la seconda era solo uno scherzo perché Stefano aveva sempre un minuto per parlare del più e del meno come per darti la sua competente opinione su un assolo, una linea di batteria, un missaggio, un Jazzmaster da comprare usato.

Parlavo spesso di Mendoza con gli amici. Gli mostravo e facevo ascoltare Swindle e The last dragon ed ero fiero di poter dire che io, quel ragazzo lì, lo conoscevo, che i CD me li aveva mandati lui e che durante la registrazione mi aveva inviato per email qualche traccia grezza, magari solo basso e batteria. Mi faceva sentire un po' "del giro", un privilegiato rispetto a chi compra un CD alla Fnac perché ne ha sentito un brano alla radio.

Ma sto divagando. Anzi, sto compiendo l'errore che proprio avrei voluto evitare: quello dei ricordi di un amico che non c'è più. Mi sono seduto di fronte al computer per scrivere qualcosa che non fosse banale, che fosse il mio piccolo, minuscolo pezzo di vita (solo sul web) con Mendoza, ma temo di non aver combinato molto. Volevo, forse, rivolgere un pensiero a chi ha davvero condiviso una vita personale e professionale con lui, e che ora ha un grande, doloroso vuoto: la moglie, i parenti, i musicisti con cui suonava. Chi, a differenza di me, gli ha almeno stretto una mano. Io non ci sono riuscito. Ma il suo rock e la sua voce calda sono più forti di qualunque rimpianto.

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21 luglio 2009

Appello a Endemol: Berté, fatela finire sul lastrico.

Loredana Berté rilascia un'intervista a Sorrisi e Canzoni in cui chiede (implora) a Endemol, la società che organizza il reality Grande Fratello, e a Alessia Marcuzzi, sua storica presentatrice, di prenderla alla prossima edizione dello show.
Motivo: la cantante è fortemente indebitatata e teme di fare la fine di Michael Jackson: morire sola e piena di debiti.
A suo dire:

Sono rimasta senza soldi, ho un mutuo bimestrale da pagare di 8.500 euro.
Le alte spese condominiali mi hanno quasi ridotto sul lastrico. In casa non ho più i mobili, nè la cucina per poter mangiare. I rapporti con i vicini sono pessimi. Ogni scusa è buona per mandarmi la polizia.

La Berté, che i più coraggiosi hanno avuto lo stomaco di vedere a X-Factor (trasmissione a cui presumo abbia partecipato dietro a lauto compenso), vede quindi nel reality show l'unica via d'uscita per la sua precaria situazione economica.

Rivolgo un appello a Endemol e alla sig.ra Marcuzzi: non considerate la candidatura di Loredana Berté per la prossima edizione del GF. Lasciate che se la cavi, o che faccia definitivamente naufragio. Lasciate che provi (o faccia finta di provare) quello che milioni di italiani provano quotidianamente sulla propria pelle: la paura (e la vergogna) di non arrivare a fine mese, di dover fronteggiare debiti che crescono, di pagare la rata del mutuo (magari 800 euro al mese per un trilocale, non 8500 al bimestre per chissà cosa).

Lasciate che i meno critici si accorgano che la Berté ha e ha sempre avuto molto poco da offrire al mondo in cambio di tutto quello che ha avuto: attenzione, interesse, fama, soldi, successo. A quanto pare, sembra che l'egocentrica calabrese abbia dissipato senza rispetto tutti i doni che la vita le ha dato.

Saprà la signora Berté quanti musicisti seri e preparati non hanno mai avuto e mai avranno la possibilità di esprimere la propria arte e il proprio talento in Italia? Non è forse la sua personale vicenda uno schiaffo alla miseria della cultura musicale moderna?

Adesso l'unica merce di scambio di Loredana Berté con il gettone di presenza del GF (e forse qualcosina dagli sponsor, e forse non sempre alla luce del sole, chissà) è la compassione per la miseria in cui racconta di versare. Non ha un talento o una capacità da offrire né un lavoro, un impegno, un progetto: solo la speranza di poter stare ancora una volta al centro dell'attenzione (richiamata a squarciagola con qualche consumato trucchetto) per arraffare qualche quattrino e tirare a campare.

Spett.le Endemol, sig.ra Marcuzzi, non prendetela. Dimostrate che la diceria secondo cui lo star system è spietato è ancora vera. Lasciate che si arrangi. Anche se il GF non è esattamente una fucina di virtuosi, la Berté è tra i peggiori esempi che si possa dare a questo Paese.

Cercate qualche giovane lampadato o una ventenne con il seno rifatto. Ci sarà comunque da rimestare nel torbido a sufficienza.

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14 luglio 2009

Carfagna, dal calendario al libro il passo è breve.


Per la serie, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Mara Carfagna, Ministro della Repubblica, qualche anno dopo essere apparsa sul calendario di Max, manda alle stampe un volume autocelebrativo del suo anno di attività di governo.

Cambiano l'editore (da Max o chi per esso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri), i costumi di scena e le location, ma per il resto è sempre lì a dire quanto sono bella, quanto sono brava.

Fa piacere vedere in quale cesso vengono buttati i soldi delle mie tasse. Farà sicuramente molto piacere anche ai terremotati dell'Aquila e ai parenti delle vittime di Viareggio, in attesa di gesti concreti da parte del Governo.

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Grillo e l'assedio del PD.

Grillo ha trascorso gli ultimi due-tre anni della sua convulsa attivita' (in)civile lanciando critiche, offese e invettive al sistema dei partiti. Ora bussa alla porta del PD per candidarsi alle primarie. Fa dello spirito, scherza sulla quota di iscrizione. Fa il clown, insomma. Di programi neanche l'ombra. Figuriamoci.
Il posto di segretario e' vacante cosi' come nel PD e' vacante da anni una classe dirigente minimamente credibile o alla quale sia riconosciuta una qualch autorita'.

C'e' da augurarsi che quel che rimane del PD non cada nella facile tentazione di assecondare le voglie del capopopolo consentendogli di accedere alle elezioni primarie. Non c'e' da temere tanto per il PD, ridotto ormai all'ombra di se stesso e incapace di qualunque iniziativa politica, quanto per le istituzioni, gia' messe a dura prova e spogliate di decoro e credibilita'.
La candidatura di Grillo con il suo (largo) seguito di indottrinati puo' portare ad una involuzione del Paese in senso antidemocratico, populista e antipolitico.
Non sono queste le premesse per il rinnovamento della classe politica e delle istituzioni che da piu' parti e da tempo si auspica con forza.
Grillo non e' la soluzione ad un problema, ma una facile scorciatoia per non affrontare i reali problemi del Paese e di quell'eredita' democratica che anima ancora partiti e movimenti politici.

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08 luglio 2009

Jacko e Viareggio, due funerali senza un corpo.


In queste ore si stanno celebrando due importanti cerimonie funebri che sembrano non avere nulla in comune.

A Viareggio, circa 30000 persone tra familiari, conoscenti e cittadini, si stanno stringendo intorno alle bare delle vittime del recente disastro ferroviario. Una cerimonia solenne, sobria, ordinata pregna di dolore e commozione. Tragicamente, la manifestazione simbolica di quel senso di civile solidarieta' che gli italiani sanno ancora provare e dimostrare nei momenti piu' difficili.

A migliaia di kilometri di distanza, nell'assolata California, si prepara e celebra un altro funerale: quello di Michale Jackson. Organizzate in uno stadio -- luogo enorme, disperso, pubblico e festoso per definizione -- per accogliere il numero impressionante di partecipanti, le esequie di Jacko sono in in realta' e prima di tutto un evento mediatico con un importante impatto economico (permetteranno di rientrare dei costi sostenuti per i concerti gia' programmati e per i biglietti da rimborsare). E' anche una vetrina per lo star system che sfilera', compreso nel proprio ruolo di orfano, tra musica e vacue parole di circostanza.

Due eventi diversissimi tra di loro, in luoghi lontani e con motivazioni differenti. Eppure vi e' qualcosa che, ai miei occhi, li rende comuni: ad entrambi i funerali, salvo sviluppi e cambiamenti, manca un corpo. E' quanto apprendiamo dalle news e dalla stampa.

Andrea Farloni, 50 anni, elettricista, stava portando a spasso il cane quando e' stato investito dall'esplosione del carro merci alla stazione di Viareggio. Dato a lungo per disperso, di lui non si sono trovati i poveri resti. "Non avremo nemmeno un corpo su cui piangere", ha giustamente lamentato la famiglia.

Il corpo di Michael Jackson non sara' da subito presente alla cerimonia-show che celebra la sua scomparsa. Il funerale si svolgera' in forma provata al Forest Lawn, il cimitero dei VIP, e solo dopo la bara sara' portata, in forma di feticcio, allo Staple Centre. Dove non ci sara' un funerale, ma una festa molto redditizia.

Ecco, due modi diversi con motivazioni del tutto distanti per cui un corpo, le spoglie mortali di un essere umano, sono sottratte al rito del saluto da parte della comunita' dei vivi. E' questa assenza -- o mancanza -- che ha colpito la mia mente nella cronaca degli utlimi giorni.

In mezzo c'e' un abisso. Un terribile incidente ha cancellato i resti mortali (non il ricordo e l'affetto) di un privato cittadino, un artigiano, un uomo della strada. Uno che portava a spasso il cane. Scommetto che aveva anche il sacchetto di plastica annodato al guinzaglio, per non lordare la strada. I parenti vorrebbero un corpo su cui piangere.

Al di la' del mare -- di questo abisso mediatico e culturale -- il corpo di un essere parossistico e caricaturale, oberato dai propri debiti, inebetito da un'esistenza quantomeno discutibile, viene sballottato e trasformato in un iconico totem da esporre in pubblico, per poter vendere qualche gadget in piu'.

Ai fan della popstar poco importa se la bara c'e' o non c'e': lo star system impone l'iconografia, e questa immaginifica e surreale protesi basta e avanza per ballare fino al mattino. E per dire: io c'ero.

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03 luglio 2009

Carlos Ruiz Zafón, L'ombra del vento.


Se cercate il titolo di questo libro su IBS troverete più di 500 tra recensioni accurate e brevi commenti. Il potere del web. E allora a cosa serve un'altra recensione di questo bestseller?
Nella migliore delle ipotesi, a nulla. Se non, forse, a mettere nero su bianco (o bianco su nero, dato il layout del mio sito) il mio parere sul caso letterario spagnolo: L'ombra del vento è di gran lunga il peggior romanzo (d'appendice, s'intende) che abbia mai letto. Anzi, a voler essere sinceri, non l'ho nemmeno finito di leggere: in un gesto di pietà verso me stesso, mi sono dispensato delle ultime inutili, penose, farraginose 30 pagine.
La sinossi ve la cercate su Wikipedia, da bravi.
Veniamo al succo.
Questa cartaccia avvolta in una copertina abbastanza oscena si discosta poco, per qualità, contenuti, stile, apporto creativo e messaggio, ad un volume della collana Harmony, della quale, purtroppo, non condivide il prezzo popolare.
I dialoghi sono qualitativamente inferiori solo a quelli dei primi Diabolik e Satanik, fumetti che peraltro conservano una ruspante sincerità.
I personaggi, poi... Variano dalla caricatura pseudofiabesca (il clochard erudito, il poliziotto violento) alla più completa inconsistenza (il protagonista Daniel, che si innamora prima di una cieca poi di una vecchia e infine della sorella di un amico; ma dai, ci mancava la dottoressa del comando militare e faceva poker).
Chiude in bellezza, si fa per dire, una storia che non ha né capo né coda, del tutto slegata dal contesto storico in cui è ambientata. Siamo nel '45, pergiove, mica una data qualunque.
La conclusione viene da sé. L'ombra del vento è una lettura adatta a chi già si dedica a contenuti del medesimo livello e spessore, come l'elenco telefonico di Parma o i romanzi di Coelho. Ma ancora meglio sarebbe evitare di leggere e comprare questo imbarazzante blocco di carta rilegata.
Con gli stessi soldi, compratevi un Happy Meal da McDonalds: fa schifo uguale, ma almeno c'è dentro il pupazzetto.

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26 giugno 2009

Jacko e la sua morte.

Il Corriere di oggi apre con la notizia di due morti nel mondo dello spettacolo. Dirò subito che sono dispiaciuto per la scomparsa di Farrah Fawcett.

Ma non verserò una sola lacrima per Michael Jackson che, stando ad alcune fonti, è morto per un attacco di cuore poche ore fa.

Le sue ingombranti, deplorevoli vicissitudini personali, scivolate spesso in vicende giudiziarie -- tanto clamorose al loro avvio quanto colpevolmente silenziose nelle loro conclusioni -- legate a discutibili comportamenti sessuali, hanno contribuito ad alimentare in me un sentimento che andava al di là dell'insofferenza e del disprezzo.

La sua musica -- se musica si può chiamare quella confusa baraonda più simile al tramestio di una folla nel giorno di mercato che al prodotto della creatività di un musicista -- mi ha sempre fatto ribbrezzo, un disgusto pari solo alle sue morbose trasformazioni. E lo dico in barba ai 750 milioni di dischi venduti. La gente ha comprato un numero ben superiore di sigarette, ma questo non significa che abbia usato il cervello.

Jackson ha rifiutato quanto la vita gli aveva dato, a principiare dal colore della pelle (credete ancora alla storia della malattia? Sveglia, il sole è già sorto da un pezzo) e dal suo aspetto fisico, martoriato da una scienza complice e correa. Delle sue odiose attenzione per i minori ho già scritto e qui aggiungo che ho spesso
sospettato che fossero anche indigenti famiglie a gettare i propri figli nella tana del lupo -- quella pazzia chiamata Neverland -- per poi dichiarare chiuso lo spiacevole inconveniente con un bell'assegno in tasca.

Ma questo è il ricco occidente. In un altro Paese, uno di quelli che occupano le cronache in questi giorni, un tipo così penzolerebbe da una gru da un bel pezzo. Altro che flash, copertine e camera iperbarica.

Jacko se ne è andato. Come sempre accade, da morto tutti i peccati gli verranno rimessi. Ora sarà un grande artista per tutti. La leggenda. Il mito. Immortale, secondo il quotidiano del Vaticano. A seguire: un santo, un martire, un beato.

Ora i giornali e il web faranno un po' di rumore, pubblicando le foto del popolo raccolto in fiaccolate e meste cerimonie, e dicendo quanto ero buono, quanto era bravo. Io, in questa inopportuna santificazione, mi accontento, apparentemente, di poco. Ad esempio, che abbia smesso di nuocere agli indifesi. Eppure mi pare già molto.

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18 giugno 2009

Wired, ma senza Sofri.

Leggo Wired in versione inglese da un po' piu' tempo della media degli internauti italiani e sono abbonato all'edizione italiana dal primo numero, con entusiasmo, lo stesso con cui ho ricomprato anche il terzo numero che mi era stato sottrattao dalla casetta postale.

Diciamo che il mio attaccamento a questa testata non e' oggetto di discussione.

Lo e', forse, la scelta di alcuni contributors, che assai poco hanno di nuovo, fresco. Diciamo uno e diciamo che e' Luca Sofri. Che, non soffrendo esattamente di assenza dai media, firma puntualmente quei 2-3 pezzi a numero.

Sofri -- antipatichino, saccente e abbastanza snob -- scrive su un numero imprecisato di quotidiani e riviste e, instancabile, aggiorna il suo Wittgenstein (dalle cui pagine difende la moglie: ma ce n'era bisogno? Non sa la Sig.ra Bignardi cavarsela da sola?) , parla alla radio, presenta in TV.

Sofri, dicevo, appartiene a pieno titolo ad una casta, quella degli opinion leader non ancora ottuagenari ma nemmeno trentenni, ben piazzato e ben introdotto, e della sua invidiabile posizione puo' dispensare consigli ed omaggiare il globo di salaci e dissacranti corsivi.

Su posizioni non certo rivoluzionarie, il nostro e' abilissimo a trarre il massimo profitto dall'ambiente che lo circonda ed ospita salvo pero' impartire severe critiche a destra e a manca.

Sofri e' anche un riuscito esempio di mediafamily, non nell'accezione di famiglia media, ma nel senso di famiglia impiegata full time in ruoli prestigiosi dell'industria mediatica.

Insomma, un personaggio che e' si wired, perche' di rete e tecnologie, ad onor del vero, se ne capisce, ma il cui profilo mal si addice al (dichiarato) spirito di innovazione, trasformazione e cambiamento della rivista.

Wired, vi prego, senza Sofri: non e' lo spazio mediatico che gli manca.

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10 giugno 2009

Io sto con i senatori.

E Dio sa quanto vorrei unirmi a loro per querelare Grillo, triviale populista.

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09 giugno 2009

Giornali ed elezioni: fantasia al potere.

All'indomani delle elezioni, i due principali quotidiani italiani aprono la prima pagina con la stessa foto, l'abbraccio (dall'alto verso il basso) del premier Berlusconi a Umberto Bossi.



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29 aprile 2009

Vai a lavorare, scioperata.

La monnezza, per chi e' interessato, e' qui.

E intanto c'e' che sispacca la schiena per 1000 euro al mese, in nero e senza contributi. E lo fa in silenzio, un silenzio rotto solo di rado da Report e Anno Zero che ancora sanno che cos'e' il Paese reale.
Non so se mi fa piu' raccapriccio la ragazzina in questione, i quotidiani che le danno spazio in prima pagina (per risollevare l'umore dopo la febbre suina?) o il "papi" con le sue mosse da dittatorello paternalista.
Forse la somma delle tre cose.

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La crisi dei quotidiani.


Brutto segno.
L'unica cosa che oggi funziona, e pure troppo, sul sito de La Stampa e' un odioso popup in flash di Lufthansa: anche cliccando con chirurgica precisione al centro della minuscola X, si apre una pagina pubblicitaria.
Terribile.

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23 aprile 2009

A Settimo Torinese la casa ecosostenibile da 100.000 euro.


Lo scrivo con una punta di orgoglio. La mia quotidiana lettura di Wired mi ha riservato -- come spesso accade -- una piacevole sorpresa: la notizia che le prime case ecosostenibili dell'architetto Cucinella saranno costruite a Settimo Torinese nell'ex area Siva (la fabbrica di vernici).
Le case costeranno 100.000 euro e sfrutteranno il sole e criteri di costruzione razionale per ridurre consumi energitici.

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03 aprile 2009

Grillo parlante e codardo, 2.


Ho gia' detto la mia sull'inqualificabile comportamento di Grillo ospite di Exit: Per contro Ilaria D'Amico si e' confermata una serissima professionista e una vera signora, chiedendo pubblicamente scusa all'editore e ai telespettatori per aver invitato quel personaggio in studio.

Ho scorso velocemente i commenti pubblicati su Repubblica di ieri in calce alla notizia della fuga di Grillo dalla trasmissione. E' stato molto triste vedere che, nonostante il gesto vergognoso, i suoi miopi fan continuavano a sostenerlo con frasi degne piu' delle gradinate di uno stadio (Bravo Beppe, fagli un c*** cosi'!) che di un forum per la societa' civile. E cio' nonostante anche i giornali stiano criticando la vigliaccheria del comico ligure.

Per quanto ancora i suoi sostenitori continueranno ad accordargli fiducia e consenso? Quando capiranno che Grillo rappresenta un pericolo per la democrazia e una deriva per la societa' civile?

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02 aprile 2009

Grillo parlante e codardo.

Come sempre, e' lui a dettare tempi, modi e condizioni. Ospite di Exit, parla e scappa perche' non ha il coraggio di affrrontare il contraddittorio.

Grillo e' purtroppo la peggiore manifestazione di un pericoloso populismo che guadagni i consensi di una folla gia' rimbecillita dai nostri media, una folla acritica e pecorona che segue chi grida piu' forte.

Se la classe politica, o almeno una buona parte di essa, e' vergognosa per l'avidita', il disinteresse nei confronti della res publica e la disonesta', Grillo e' una vergogna per la categoria dei comici e per quella che alcuni, a corto di parole, definiscono "antipolitica".

La democrazia si fonda sul dialogo e sul contraddittorio. Chi come Grillo guadagna larghi consensi e non accetta mai alcun contraddittorio e' un pericolo per la democrazia, costruita e conquistata con fatica.

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23 gennaio 2009

Grillo censore populista.

Il buffone di Nervi, non pago delle piazzate populiste né delle arringhe da imbonitore di villaggio, non ammette che Gad Lerner esprima il proprio (e il mio) pensiero, e lo censura sul proprio blog (blog?).
Per fortuna c'è Al Jazeera.

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31 ottobre 2008

Mi unisco al coro dei fischi.

Saranno stati 5 0 6, sarà sbagliata la comunicazione (ma lui chi è per dirlo?), ma intanto i fischi se li è beccati lo stesso.

Grillo deve tornare ad occuparsi delle cose che più gli sono congeniali e meglio si adattano al suo altissimo profilo socioculturale, come i vaffanculo day, questo meraviglioso esempio di protesta civile che tutto il Burkina Faso ci invidia.

Ma va', va'.

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11 settembre 2008

Grillo all'estero.

La Stampa di oggi titola in prima pagina

"Grillo: o si cambia o vado all'estero"

Facciamo così: siccome abbiamo la gattopardesca certezza che in Italia nulla cambia e mai cambierà, perché il signor Grillo non si porta avanti col lavoro e se ne va all'estero? Meglio se in un luogo dove l'ADSL non arriva e il cellulare non prende...

Sarebbe la volta buona che ce lo togliamo di torno.

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20 agosto 2008

Gianni Flamini, L'Italia dei colpi di stato.

Ho appena terminato questa appassionante e impegnativa lettura che affronta il tema, sconosciuto ai più, specialmente tra i giovani, dei tentativi di sovversione delle istituzioni democratiche nel nostro Paese.

Considero questo libro un capolavoro straordinario ed un documento indispensabile nello scaffale di un cittadino. Vediamo perché.

Gianni Flamini, giornalista, scrittore, già autore di un saggio sulla banda della Magliana, ha tre grandi pregi che raramente si riscontrano contemporaneamente:

- primo, è un ricercatore scrupoloso e obiettivo: quando si tratta di tirare le orecchie a burattinai e burattini, soldati di ventura e ideologi sanguinari, non fa distinzioni tra destra, sinistra, centro e vile pecunia;
- secondo, con onestà e coraggio snocciola un elenco impressionante di nomi e cognomi, luoghi, dettagli, testimonianze, episodi, azioni e trascorsi che mettono con le spalle al muro almeno tre generazioni di galantuomini che, dagli anni 60, si sono impegnati anima e corpo a dare all'Italia un'impronta quantomeno di presidenzialismo forte se non addirittura di autoritarismo;
- terzo, Flamini scrive dannatamente bene: ha un humour sprezzante e sarcastico, una prosa eloquente, uno stile giornalistico che appassiona e coinvolge come un romanzo. Non passa pagina senza una battuta salace, una metafora colorita, un commento pungente.

Flamini è un esperto di trame occulte davvero della prima ora: in pochi hanno scritto di un colpo di stato nel 1971, pochi mesi dopo che questo fosse messo in atto. In pochi ne scrivono tuttora, come se non ci fosse nulla di particolarmente preoccupante nell'aver nutrito per quarant'anni un nido di serpi sempre pronte a girare la testa e mordere la mano. Onore al merito.

Con L'Italia dei colpi di stato, l'autore ripercorre le tre grandi stagioni eversive della storia repubblicana, dal piano solo di De Lorenzo al golpe bianco di Edgardo Sogno. E siccome l'Italia è un Paese tremendamente complicato, Flamini svolge con successo il non facile compito di ricostruire le oscure vicende e gli intrighi più loschi che hanno avuto per protagonisti varie eminenze grigie, molti di casa nostra e alcuni provenienti da oltreoceano, senza trascurare le fratellanze -- più o meno segrete -- sempre a caccia di proseliti tra militari, barbe finte, industriali danarosi e politici non proprio incorruttibili.

Si conclude questa magnifica lettura con un senso di sgomento per l'impunità riservata a tanti e tali criminali, e di vergogna profonda per questa sorte di anestesia generale che sembra scorrere nelle vene degli italiani, inerti e indifferenti di fronte al pericolo reale di trovarsi, una mattina, dalla padella di una democrazia bloccata, corrotta e inefficiente, alla brace di un regime neofascista, plutocratico, militare e autoritario.

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19 luglio 2008

Ricambi.


Le macchine complesse sono fatte di parti piccole. Che a volte, per usura o incidente, si rompono o smettono di funzionare. Cose che capitano, no? Già. Però fanno incazzare, e vediamo perché.
  1. I ricambi costano uno sproposito. Ieri la mia V-Strom 650 è caduta, quasi da sola. Boh, avrò posizionato male il cavalletto laterale, chi lo sa. In una frazione di secondo, è passata dalla posizione eretta a quella supina. Conta dei danni: poca roba, grazie al cielo. Leva della frizione e freccia anteriore. E che sarà mai, ho pensato. Carrozzeria intatta, niente graffi. Va là, con 20 euro me la cavo. Sti bei cazzi. Freccia di plastica 42 euro, leva in alluminio 22 euro. 120.000 del vecchio conio per due affarini inconsistenti che ho dovuto pure recuperare dall'altro capo della città. Se non altro la sostituzione non è tra le più difficili.
  2. I progettisti meccanici sono dei sadici che si divertono a farti impazzire per sostiuire un pezzo. La pila dell'orologio dVespa di mia moglie si è scaricata. Ovviamente l'orologio non può prendere la sua beata corrente dalla batteria della Vespa, ci macherebbe. Ha una sua piletta di cui nessuno, a parte un santo di Motoforniture, conosce l'esatta dimensione. Quindi se si ha il culo di trovarla, poi bisogna anche montarla. Allora, per mongtare una cazzo piletta da 2 euro è necessario smontare in mille pezzi tutta la parte anteriore della Vespa, scollegare cavo del contachilometri e quasi tutta la cavetteria elettrica, nominare santi noti ed ignoti per arrivare finalmente ad una fessurina microscopica all'interno della quale bisogna armeggiare come un orologiqaio (anzi, un genetista al microscopio) per togliere la pila vecchia e mettere quella nuova. Poi si deve anche rimontare tutto. Ce la fate in meno di un'ora? Io non ci sono riuscito. Però ora l'orologio funziona. A Natale le regalo uno swatch.

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08 luglio 2008

Buon kompleanno.

Il picconatore compie 80 anni e Repubblica lo festeggia con una gustosa intervista, da cui ho tratto questa sentenza:

«I padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del Sifar. Io ero un piccolo amministratore. Anche se mi sono fatto insegnare a Capo Marrangiu a usare il plastico».

Cossiga uomo straordinario. Vorrei che campasse altri cent'anni, perché un altro politico del suo peso non nascerà mai più.

Auguri.

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04 luglio 2008

10 buone cose del caro petrolio.

Il Time cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno e stila un interessante decalogo dei vantaggi che il crescente prezzo del petrolio sta portando.

Alcune osservazioni sono opinabili, altre difficilmente realizzabili in Italia (come la settimana di 4 giorni); invece il minore inquinamento, la razionalizzazione dei trasporti e il crescente uso di bici e piedi per spostarsi sono argomenti decisamente validi.

Da leggere.

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27 giugno 2008

La retata al Tossic Park.

Il quotidiano Cronaca Qui (o Torino Cronaca) racconta il blitz delle forze dell'ordine al Tossic Park. L'articolo è corredato di foto e di un lungo video.
Ho poca fiducia nella durata degli esiti di questa operazione: passo davanti al Parco Stura da troppi anni per credere nei miracoli. Forse qualche settimana di calma. I provvedimenti presi finora sono stati poco efficaci: dalla recinzione dell'area adibita a locali e intrattenimento, al progetto di un campo da golf fino al posizionamento di sagome antropomorfe bianche nei luoghi dello spaccio. Sono durate qualche giorno: credo che siano state sradicate, fatte a pezzi e gettate nel torrente.
Stasera passerò di nuovo in corso Giulio: chissà se vedrò di nuovo disperati iniettarsi eroina nei genitali o se per un po' il parco resterà pulito.

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20 giugno 2008

Ventisbadigli (e qualche strafalcione).

Ogni tanto, più per ostinazione di ex genovese che per reale curiosità, controllo il blog (blog?) Ventirighe (da me battezzato Ventisbadigli) di Luciano Galletta, opinionista (quali opinioni?) in forza al Secolo XIX.
Di solito abbondano ovvietà da conversazione sull'autobus.
Ma il 3 giugno (penultimo post, un vero grafomane) il nostro ci regala una preziosa chicca da copiaincolla:
Che cosa pensereste se Silvio Berlusconi vi chiamasse al telefono una mattina alle sei per chiedervi un’opinione sull’emergenza rifiuti in vi sentireste e vittime di un fastidioso scherzo Campania?
in vi sentireste e vittime? What?!
E per fortuna che questa è la vecchia scuola, la casta che blocca le nuove generazioni e storce il naso di fronte ad ogni forma di grassroot journalism.

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19 giugno 2008

Stay behind. Sì, ma quante?

Uno dei tanti interrogativi che mi sono posto studiando le strutture militari clandestine di tipo stay behind in Italia è relativo al loro numero, esatto o presunto.
Oltre alla struttura Gladio, creata a metà degli anni '50, ero a conoscenza dell'organizzazione paramilitare che faceva capo alla Democrazia Cristiana.
Ne aveva svelato l'esistenza il deus ex machina di molte delle trame occulte italiane, l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Durante un'intervista di non pochi anni fa, ripresa anche da Lucarelli per la puntata di Blu Notte sui rapporti tra servizi segreti americani e Italiani, il senatore dichiarò che a ridosso delle elezioni politiche del '48, paventando un successo elettorale dei comunisti, i carabinieri consegnarono ai dirigenti DC un cospicuo numero di armi "ancora efficientissime": poiché l'Arma non sarebbe stata in grado di difendere personalmente tanto il partito quanto la nazione in caso di un'invasione da Est. La così formata struttura miltare parallela stette in allerta per un po' di anni, per essere sciolta nel '56.
E sono due.
Nel saggio di Gianni Flamini (L'Italia dei colpi di stato) che sto leggendo si fa menzione di una struttura paramilitare formata nel Veneto sotto l'egida della NATO con compiti di contrasto del pericolo comunista (presumibilmente dalla Jugoslavia). Nell'organico di questa terza stay behind figuravano, come di consueto, personaggi di spicco della Repubblica Sociale, forse addestrati direttamente dagli americani.
E sono tre.
E forse sono anche di più. Non è un'ipotesi pellegrina.
Perché a me la storia dei 622 prodi gladiatori e dei depositi interrati non ha mai convinto. Anzi: m'è sembrata una organizzazione sì clandestina ma comunque di facciata, una sorta di copertura di ben altre strutture, superiori per dimensioni di organico e compiti assegnati, da far emergere come caprio espiatorio in caso di necessità, indagini (come le inchieste di Casson) o fughe di notizie. Perché difficilmente una struttura snella, delle dimensioni di una copagnia di fanteria, avrebbe passato grossi guai se pescata con le mani nella marmellata o semplicemente se smascherata da giornalisti e giudici. E così è stato: (quasi) tutti assolti, tutti innocenti.
Rimane l'interrogativo: quante e quali erano le strutture di tipo stay behind attive in Italia da Yalta fino agli anni 80?
Avevano compiti simili e divisione geografico-territoriale, o a ciascuna erano assegnate competenze diverse? Ed erano tutte sotto l'influenza diretta americana?

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09 giugno 2008

La chiamavano Bocca di Losa ovvero Albaro massaggi.

foto by P. Piersantelli, 08/06/2008

La chiamavano Bocca di Losa
Metteva l'amole Metteva l'amole
La chiamavano Bocca di Losa
Metteva l'amole sopla ogni cosa

Per la serie la Cina è vicina, in questo caso è vicinissima, a pochi passi da casa dei miei a Genova.
Credo che una nutrita compagine di insospettabili professionisti stiano incrociando le dita perché la masseuse orientale non passi l'agenda degli appuntamenti a qualche giornalista ficcanaso.

Se la pungente prosa del quotidiano genovese non vi bastasse, pure Bruno Vespa si è scomodato per commentare la notizia.

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07 giugno 2008

Naja e stage estivi.

L'idea è una di quelle, poche, che mi trovano d'accordo: due mesi di naja, su base volontaria, durante le vacanze estive. Nell'ultimo decennio, tra esuberi, saldi di fine stagione e sospensione del servizio di leva, un numero tendente allo zero di maschi maggiorenni ha avuto a che fare con il sistema militare, una delle istituzioni più antiche della civiltà.

Ecco perché, in ordine sparso, farsi un po' di naja sarebbe una benedizione:
  1. la naja insegna che al mondo c'è e sempre ci sarà (con buona pace di anarchici e altri ingenui sognatori) chi dà ordini e chi li riceve, non importa se sono ordini saggi o completamente insensati.
  2. la naja insegna ancora qualche valore sano, se uno ha le orecchie aperte quel poco per fare entrare concetti semplici come rispetto, coraggio, patria, lealtà. Buttali via....
  3. la naja insegna che non esistiamo solo noi stessi con le nostre comodità, ma anche gli altri, con cui bisogna imparare a convivere.
  4. un'infornata di "stagisti" darebbe qualcosa da fare ad una compagine di sottufficiali rimasti circa disoccupati dalla sospensione del servizio militare.
  5. la naja fa stare all'aria aperta e dimenticare molte preoccupazioni.
  6. la naja fa conoscere amici che rimangono tutta la vita.
  7. ti vaccinano gratis e puoi
  8. la naja ti dà una gradevole anteprima di molte belle e brutte cose che prima o poi troverai sul posto di lavoro: persone insopportabili, professionalità, incompetenza, leccaculi, determinazione, impegno, orientamento all'obiettivo, capacità di lavorare in gruppo, assenza di meritocrazia ecc. ecc. Tanto vale, arrivare preparati, no?
  9. a naja ci si alza presto e di solito al grido di un caporale istruttore che sbatte gli anfibi sull'armadietto chiamandoti testa di cazzo. Detta così può non piacere, ma quando ti congedi alla fine ti manca.
  10. a naja si può anche mangiare discretamente. Certo, ci vuole un po' di fortuna, ma non è un evento così raro.
  11. la cioccolata dell'esercito italiano batte la cioccolata svizzera 3 a 0. Nessuna duscussione.
  12. a naja apprezzi il valore del tempo, sia quello che sprechi muffendo quando sei di guardia, sia quello che ricevi quando ti firmano la licenza.
  13. non so se i nonni, quelli cattivi, esistono ancora. Io ho fatto 140 flessioni al giorno finché non sono montato di vecchia. Ci avevo un torace che parevo Bruce Willis.
  14. se hai culo, ti puoi tenere gli anfibi, la mimetica, le magliette e la ginnica. Io ancora campo di rendita con la vestizione del 12° scaglione 1999.
  15. a naja impari che gli ombrelli non servono a nulla.
  16. il silenzio fuori ordinanza suonato a mezzanotte è qualcosa che ti ricordi tutta la vita.
  17. quando ti congedi puoi gridare "E' FINITA!" e sfottere le burbe.
Potrei continuare per ore ma mi fermo qui. Vi ho convinto?

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06 giugno 2008

Metallica, il dibattito continua.


Il mio ironico (sì, era ironico) post sui Metallica continua a far discutere gli internauti e i lettori del mio blog, e questo non può farmi che piacere perché il dialogo è l'anima della crescita e della democrazia.

Poco importa se i 2/3 dei commenti al post sono insulti rivolti ai miei parenti fino al settimo grado e messaggi dove le K sostituiscono senza pietà le C.

Ho provato molte volte a puntualizzare che, essendo ormai grandicello, ho conosciuto i Metallica praticamente dal loro secondo album, e che negli ultimi vent'anni li ho ascoltati, cantati, indossati, visti dal vivo e penosamente suonati fino allo sfinimento.

Ma niente: ogni dieci minuti dai banchi delle scuole medie arriva qualche brufoloso e sboccato elemento che vuole insegnarmi e impormi cosa scrivere sui Metallica.

Ormai lascio correre. Non posso pretendere che la scintilla dell'ironia splenda in tutte le giovani menti che surfano il web cercando notizie sui loro ormai butterati e bolsi paladini del metallo.

Tuttavia, nel mare magnum degli insulti gratuiti, c'è anche chi -- complice l'età -- esprime con garbo il proprio punto di vista e motiva un eventuale dissenso. Per la serie riceviamo e volentieri pubblichiamo, ecco il bel messaggio che ho trovato nella mailbox questa mattina:
Ciao Pippo, sono Roberto, ho 38 anni e ti scrivo dalla provincia di Bergamo zona lago d'Iseo per intenderci. Questa sera per caso ho letto dei commenti sulle ultime produzioni dei Metallica rilasciati nel tuo blog dove ti sei un po' "beccato" con un altro tizio per delle cose che tu hai scritto sui "Ragazzi" che avevano un poco l'aria dello sputtanamento,o almeno così l'ha presa il nostro cavaliere senza macchia che ha subito ingaggiato una crociata nei tuoi confronti.

Beh io volevo solo farti sapere che secondo me avete un pochino ragione entrambi nel senso che tu hai scritto in senso ironico anche se un po' pesante manifestando la tua delusione (che è pure lamia visto che li seguo dal primo disco) per dei veri e propri miti del metal della nostra epoca ormai dispersi da anni in qualche landa desolata,mentre il crociato ti ha subito aggredito difendendoli col discorso dell'età, che a mio avviso ha si un pochino di senso, però è anche vero che altra gente anche più datata continua imperterrita a fare fuoco e fiamme quasi come un tempo.

Va beh dopo averti rotto i coglioni con tutta questa chiacchierata spero che tu sia con me nel confidare in un ritorno dalla landa dei nostri "Horsemen" e che finalmente ci diano qualcosa che somigli un po' allo stile Metallica e che ci faccia sperare in un pensionamento ancora accompagnati dal loro metal.

Ah dimenticavo,se dopo letto tutto questo mi vuoi mandare affanculo domandandoti "che cazzo vuole questo....." sappi che approvo anticipatamente.

Ciao e viva il metal,quello pesante pesante.
Caro Roberto,

grazie per avermi scritto. Non riceverai alcun vaff..., epiteto che lascio a quel mezzo comico di Beppe Grillo. Ci mancherebbe.

In più occasioni ho detto e scritto che -- è solo la mia opinione -- l'ultimo buon lavoro dei Metallica è And justice for all. Dal Black album in poi hanno perso rabbia, tiro, capacità innovativa e creatività compositiva. Ciò non scalfisce il mio viscerale amore per i primi 4 album e in generale la stima per questo gruppo, nonostante i comportamenti deprecabili nei confronti dell'ex bassista (colpevole solo di non essere Cliff Burton).

Ai Metallica auguro tutto il bene possibile per il nuovo album in gestazione. Lo ascolterò senza pregiudizi ma non nutro nemmeno troppe speranze: Load, Reload e St. Anger mi hanno fatto abbastanza schifo. A mio modo di vedere, i Four Horsemen possono solo migliorare.

Ciao e grazie

Pippo.

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03 giugno 2008

Le ceneri di un altro Gramsci.

Forse è troppo scomodare Pasolini per ricordare Kurt Cobain. Ma chi ha più o meno la mia età, è vissuto nel momento del massimo splendore, del declino e della morte di una delle icone incontestabili del rock moderno. Poeta raffinato, ironico e malinconico, Cobain protestava giustamente quando i media lo descrivevano come portavoce di una geerazione: era una responsabilità che le sue spalle ricurve e doloranti non potevano e volevano portare.

La sua musica, narrazione del proprio vissuto non priva di un contagioso autocompiacimento, ha finito per rappresentare involontariamente la voce di una generazione rimasta afona molto a lungo, in uno scenario musicale asfittico anche per colpa di un'industria discografica poco attenta e innovativa.

La parabola autodistruttiva del leader dei Nirvana, iniziata con l'abuso di ogni stupefacente, proseguita con uno sciagurato matrimonio e alcuni atterraggi sulla batteria di Grohl, è finita, come noto, con una fucilata in testa: quel proiettile calibro .22 lo ha consegnato, volente o nolente, all'Olimpo dei poeti maledetti.

Un matrimonio sciagurato, ho scritto. Se da un lato Kurt ammetteva che Courtney Love era l'unica donna che aveva veramente amato, io sono tra quei fan che ritiene che la signora Love sia tra le cause del declino di Cobain, o almeno della perdita di quella freschezza compositiva della sua vita di single.

Non basta che Love abbia tratto un indubbio vantaggio dalla morte del marito. Coerente con la sua incapacità di rispettarne l'eterno riposo, pare che si sia pure fatta rubate le ceneri del musicista, che conservava (chissà con quale cura) in una scatoletta.

Forse è meglio così. Una mente tanto aperta non poteva restare chiusa in uno spazio angusto. Speriamo solo che ora qualche altro sciagurato non metta all'asta le ceneri di Cobain o ne chieda il riscatto. Sarebbe troppo anche per lui che fece dell'autodistruzione e della mortificazione di se stesso una bandiera, uno stile, una ragione

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28 maggio 2008

Ebay: no shipping to Italy, thanks.

Già il marzo scorso e in altre occasioni avevo segnalato la preoccupante inefficienza del nostro sistema postale, tanto grave da costringere molti Ebayer stranieri a non spedire più merce in Italia, dichiarando spesso "No shipping to Italy and Nigeria" nelle clausole di vendita. Troppe spedizioni perse, troppe richieste di rimborso, troppi ritardi. E poi, i feedback negativi come ritorsione. Come dar loro torto?

Per fortuna Repubblica di oggi pubblica un articolo sull'argomento Poste ed Ebay evidenziando, ad onor del vero, anche la presunta scarsa trsparenza degli italiani che, con la scusa dell'inefficienza postale, trufferebbero i venditori chiedendo il reinvio della spedizione (per avere merce gratis?).

Personalmente credo poco all'italiano furbetto e truffatore o, almeno, credo che la percentuale dei truffatori in Italia non sia così dissimile alla media degli altri Paesi europei. Ovvero: qualcuno ci prova e scrive: "Non ho ricevuto il pacco" per avere il secondo oggetto gratis o ottenere un rimborso.

Sono invece propenso a pensare che il personale delle Poste continui imperterrito, come già accaduto in passato, a comportarsi in modo quanto meno scorretto, lasciando in giacenza la corrispondenza o sottraendo merce da pacchi non tracciabili. Non sempre, infatti, le varie poste di stato offrono un sistema di tracciamento sulla corrispondenza internazionale.

L'unico modo per non farsi fregare l'acquisto fatto da un Ebayer di Hong Kong o di New York è affidarsi ad un corriere tipo UPS e DHL che offrono il tracciamento della spedizione, pagando però costi esorbitanti (che si aggiungono al già salato conto dei dazi doganali per merce extra UE).

Il pezzo di Repubblica cita anche il caso di Amazon.com, che non apre la propria attività in Italia proprio a causa dell'inadeguatezza delle Poste. Amazon, mica l'ultimo arrivato. Ce l'hanno i francesi e i tedeschi, e noi lì a guardare.

Come se ne esce? Male, malissimo. Ci siamo fatti la fama dei truffatori nelle mani di una società di Poste inaffidabile, e si sa come word of mouse sia veloce, virale ed efficace: in breve tempo, il No shipping to Italy diventerà una clausola sempre più diffusa tra i commercianti di tutto americani e asiatici; e non importa se hanno avuto esperienze negative o se si stanno adeguando al comportamento dei colleghi.

Di più. La società Poste italiane è responsabile diretta dell'arretratezza del commercio elettronico nel mercato italiano, uno degli ultimi in Europa e nel mondo.

Si fa presto a parlare di digital divide e puntare il dito sulle inefficienze di chi porta la banda larga. Una grossa fetta del digital divide la causa chi di digital ha proprio poco, e va avanti (o dovrebbe) a tabulati, biciclette, furgoni e sacchi di iuta.

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23 aprile 2008

SMS consumatori? Stiamo scherzando?

Ecco, dopo il fallimentare Patto della pizza (ricordo che il promotore è andato dentro per peculato o truffa o diosacosa, certo non era un sant'uomo), l'ultima brillante idea del nostro governo (che non c'è) per tutelare i consumatori da un'inflazione incontrollata.

Che cosa fa il Ministero per le politiche agricole, anziché vigilare effettivamente sulla catena di distribuzione dei prodotti alimentari, calmierare il prezzo del gasolio ad uso agricolo (trazione e riscaldamento), introdurre controlli severi sugli aumenti ingiustificati dei prezzi? Mette in piedi un servizio -- che sarà costato una fortuna -- per verificare, mediante invio di SMS ad un numero grazie al cielo gratuito, se il prezzo della bistecca che stiamo comprando è giusto o troppo alto, a seconda della zona dove viviamo.

Ma certo. Come no. Ce la vedo proprio l'anziana con la pensione minima, la cataratta, due lenti spesse così, il carrello in un corridoio di un supermercato, a scrivere MELE GOLDEN o PANNOLONI PER INCONTINENTI con un cellulare, inviare il messaggio al numero del ministero, attendere la risposta, aprire il messaggio, leggerlo e capire che, ancora una volta, se lo sta prendendo in quel posto.

Tecnologicamente e con classe però.

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07 aprile 2008

Il sabato pomeriggio dell'italietta cafona.

Poco prima delle 3 di pomeriggio, via Roma, centro di Torino.
I teenager, ma possiamo chiamarli adolescenti, ragazzi, giovani, studenti, marmaglia, cominciano a sciamare. Arrivano da ogni parte e in pochi minuti, i portici del salotto sabaudo si riempiono di corpi, teste, borse, zainetti, nuvole di fumo.

Guardando questi rumorosi gruppuscoli, mi rendo conto di quanto i maschi italiani sui 14-20 anni si assomiglino tutti. Il livello di omologazione estetica è tale che mi riesce difficile, osservando un gruppo a poca distanza, distinguere due individui diversi: basta distrarre lo sguardo per un secondo e non sono più in grado di ricordare se stavo osservando uno o l'altro o il terzo. Sono troppo uguali.

Troppo uguali con il taglio di capelli a mezza cresta inzuppati di gel maleodorante, il viso abbronzato e ancora implume ma già trafitto da piercing e coperto in gran parte - per fortuna - da occhialoni appariscenti. Uguali nei jeans attillati, nelle scarpe con le stringhe slacciate e nelle cinture che gridano marche troppo costose per lo stipendio di un padre e per la paghetta di un adolescente. Troppo uguali anche le ragazzine che mettono in mostra, con il primo caldo, non solo le tette strizzate nei pushup o l'elastico del perizoma, ma anche strabordanti rotoli di grasso che ingombrano il girovita e crescono al ritmo dei BigMac divorati tra grida, bestemmie, sputi e fumo di sigarette.

I/le teenager fumano tutti/e. Impacciati, in posa, grossolani. Quel che oggi è un vezzo, domani sarà un vizio e infine una malattia (cancro, infarto) che peserà sui conti di una sanità pubblica alimentata dalle tasse del sottoscritto, non fumatore. Traduco: butto via oggi i miei soldi per curare, domani, questi coglioncelli. Ne farei a meno, credetemi.

Gridano, schiamazzano, come a farsi coraggio prima di una battaglia. Sono piccoli spaventati soldati dentro le loro costose uniformi tutte uguali. Ma la loro vita, almeno quella dei maschietti, non sarà disturbata nemmeno da pochi istruttivi mesi di servizio militare perché, a parere di chi ci governa, non serve più. Ne dubito: svegliarsi presto, prendere qualche ceffone e pulire turche non ha mai ammazzato nessuno. Eppure.

Sciamano. Indistinguibili. Fanno a gara a chi indossa l'accessorio più vistoso e cafone, e probabilmente falso. (Alimentano anche la lucrosa industria del falso, come se il resto non bastasse). A chi usa il profumo più forte e nausante che sovente copre un'igiene approssimativa.

Ma non basta, in tanto chiasso, gridare più forte per emergere. Il livello medio è talmente basso che in pochi isanti non si fa più caso ad una fibbia d'acciaio grossa come un mattone, a un paio di mutande completamente scoperte dai jeans a mezzagamba o dal trucco adatto ad un'anziana prostituta sul viso di una tredicenne.

Va bene così. E' la brevissima rivincita dell'Italia cafona che, libera dal vincolo ormai solo formale degli impegni scolastici e da un'occupazione giovanile tra le più basse d'Europa, si riversa dalle periferie al centro. Un moto centripeto che aumenta d'intenstà fino a sera, e ridiventa centrifugo al tramonto.

I mezzi sono quelli di sempre, con qualche aggiornamento. Si va dal basso (autobus, dove i teenager hanno inaugurato la moda di usare il vivavoce del cellulare per riprodurre MP3 a tutto volume e ballare come deficienti scoordinati), al motorino con lo scarico libero, alla Fiat Punto con l'autoradio al massimo e i finestrini abbassati. Quel che conta non è vivere: è fare più rumore possibile.

Per fuggire a questo bailamme, i rimedi sono pochi. Ci si può rifuguare una libreria - i "giovani" non leggono, forse non sanno nemmeno più leggere e comprendere un periodo intero, figuriamoci un libro intero - oppure evitare il centro.

Si fugge, si rinuncia. Non c'è speranza di un qualsiasi miglioramento in queste masse indistinte di cafoncelli, colpevoli solo in parte della loro maleducazione. Hanno avuto pessimi esempi, modelli mediatici deteriori, un sistema scolastico frutto di interessi personali del ministro di turno, un sistema familiare in cui separazione e divorzio sono lo status normale.

Il sabato sguaiato scivola via. Il rumore si attenua, i portici si svuotano. Rimangono a terra cartacce, mozziconi e pacchetti di sigarette, bicchieri. Gli scarti del consumo. Le vittime cadute sul campo di una battaglia contro se stessi. Fuggiti gli ultimi rumorosi adolescenti, non resta che sperare che le braccia di uno spazzino portino via anche le loro ultime sudicie tracce.

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29 febbraio 2008

Il gesto dell'ombrello.

Esempio di comunicazione politica non verbale.
Quella verbale, grazie al cielo, non l'ho proprio sentita.

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14 gennaio 2008

Thyssen. La versione del padrone.

La Thyssen, non fossero abbastanza 7 operai morti sul lavoro, vuole denunciare il sopravvissuto.
D'altronde lo cantava De André più di 30 anni fa, e quanto aveva ragione.

E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l'aeroplano cadde
lui disse "È colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada "
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Fabrizio De André, La cattiva strada, Vol. 8 (1975)

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21 dicembre 2007

Auguri via SMS: manca poco...

Come ogni anno, come ogni vigilia di ogni Natale, tra poche ore inizieranno gli invii massivi di SMS con auguri generici e preconfezionati del tipo "one size fits all": un bel testo del tipo:

nome lui + nome lei + nome eventuale/i figlio/i augurano un Sereno Natale e un Felice 2008!!

inviato al 85% dei contatti sulla rubrica, con grande generosità di maiuscole (Sereno, Felice... ma perché? gli aggettivi si scrivono minuscoli, in italiano...) e fregandosi le mani per l'eccezionale affare fatto comprando quella bella carta auguri timvodafonewindtrechiamatuttiscriviatutti.

I più sbrigativi, e ci sono sempre, useranno lo stesso messaggio già inviato l'anno precedente e salvato nella cartella Modelli. Sbadatissimi, invieranno gli auguri per un Felice 2007 o 2006, Dio solo sa.

E come ogni anno, come ogni vigilia di Natale, il sottoscritto leggerà ed eliminerà, senza rispondere, tutti questi bei messaggi, alla stregua delle tante email con l'allegato in Powerpoint e Oggetto:

FW:I:I:FW:FW:FW Bellissima!!!!!! Fatela circolare!!!!!

che ogni giorno transitano direttamente dalla Posta in arrivo al Cestino (sì, maiuscoli, per compiacere i più), senza passare dal via né ritirare le 20.000 lire (pari a 10,32 €).

È Natale (maiuscolo, perché festività religiosa) e siamo quasi tutti più buoni. Io sono lo stronzo polemico pignolo di sempre, e anzi: un po' più rincoglionito per il passare degli anni. Un conservatore: eliminerò quest'anno i vostri auguri di cui sopra proprio come l'anno scorso.

Perché se non trovate nemmeno 10 secondi per pensare a me, a chi io sono esattamente, a quello che penso, alle mie speranze, alla mia vita, me lo spiegate che cazzo mi scrivete a fare?

PS: ho appena ricevuto una email di auguri del tipo NataleGioiaFelicità da una certa Maria ma firmata Francesco. Cazzo, almeno togliere il precedente mittente...

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17 dicembre 2007

Luttazzi a teatro.

Ecco, bravo, quelle cose lì vai a dirle in teatro, davanti a 1000 cittadini liberi di spendere il proprio tempo come vogliono. Ci guadagna chi, come me, non sopporta di vederti entrare in casa dallo schermo della TV.
Se poi, caro Luttazzi, il teatro ti piace e ti permette di sfogarti, perché non parti in tournée verso, che?, tutti i teatri della Siberia e della Mongolia? Una cosetta da due-tre anni, giusto per toglierti dalle palle.
Pensaci.

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10 dicembre 2007

Luttazzi via.

Va là, che se ora ti levi dallo schermo per un bel po' non ci perde nessuno.

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07 novembre 2007

Sollecito solo di nome.

Sinceramente m'importa poco sapere se questo scemotto di nome Raffaele Sollecito è o non è il carnefice della ragazza inglese. L'idea mi fa paura, è vero. Ma ci lavorano giudici e sbirri, e io qui mi concentro sulle cose marginali.
Che poi, forse, tanto marginali non sono.
Ad esempio, leggendo il Corriere questa mattina, ho l'opportunità di apprendere la giornata tipo, le attitudini, i valori, le aspirazioni e i sogni di questo studente di 23 anni. Ecco alcune massime del nostro:
Dalla sera in cui l'ho conosciuta lei ha cominciato a dormire a casa mia.

Il primo novembre mi sono svegliato verso le 11, ho fatto colazione con Amanda, poi lei è uscita e io sono tornato a letto

Sono andato a casa, mi sono fatto una canna, ho cenato, ma non ricordo che cosa ho mangiato

Non ricordo bene come [Amanda] fosse vestita e se era vestita allo stesso modo di quando ci siamo salutati prima di cena. Non ricordo se quella sera abbiamo consumato un rapporto sessuale

[...] ci siamo svegliati verso le 10 e lei [...] è uscita verso le 10.30 e io mi sono rimesso a dormire.
Caspiterina, che persona impegnata e consapevole della propria vita. Ecco, quindi, il mio messaggio a Raffaele Sollecito:

Ciccio bello, chi ti scrive a 23 anni era già laureato e si faceva un mazzo tanto. Se non ti becchi l'ergastolo per omicidio, te lo meriti per il parassita che sei.

Amen.

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29 ottobre 2007

Ciao, cummenda.

Se n'è andato Guido Nicheli, dopo una vista spesa a far ridere gli altri. Pochi doni hanno il valore di una risata.
Di pregio l'articolo su La Stampa.

Foto La Stampa

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24 ottobre 2007

DDL sull'editoria: forse qualche spiraglio.

Punto Informatico ha intervistato Beatrice Magnolfi, sottosegretario al Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica amministrazione.
Si intravede qualche spiraglio (ma è presto per tirare un sospiro di sollievo): l'iscrizione al ROC potrebbe riguardare solo quei siti che per struttura e periodicità possono essere assimilati a a testate giornalistiche.
Ho due considerazioni:
  1. chi e come stabilisce i parametri per valutare la natura dei siti e la loro registrazione?
  2. la proposta di legge è del 2003: perché tutta questa fretta adesso? Non sarà per caso una legge ad hoc per fare tacere Grillo?
E' bello vedere che le leggi sul web (leggi??) siano redatte e prodotte da un manipolo di cialtroni che sanno poco e nulla di Internet, reti collaborative e contenuti.
Ma non c'è proprio nulla di più serio ed urgente su cui dibattere in Parlamento?

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22 ottobre 2007

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Così, tanto per ricordare che il DDL sull'editoria fa acqua da tutte le parti ed è in contrasto con il dettato costituzionale.


Art. 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

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19 ottobre 2007

Web 0.0.

Il governo ha tutta l'intenzione di riformare in senso decisamente illiberale la legge sull'editoria, imponendo obblighi, tasse e vincoli burocratici a tutti i prodotti editoriali, per cui anche i blog personali. Qui il testo.
La scusa ufficiale sarebbe il maggiore controllo della diffamazione a mezzo web. In realtà si tratta di un bavaglio per tutti coloro che esprimono e condividono la propria opinione sulla rete, una vera e propria censura.
Il risultato di questa legge potrebbe essere la fine del web conversazionale.
Lo spiega bene Punto Informatico e ne scrive oggi Repubblica.
Ho una recondita, minutissima speranza che questo indegno provvedimento sia radicalmente modificato e non sia lesivo della libertà di espressione garantita dalla Costituzione; ma, al contempo, temo di aver perso anche l'ultima briciola di fiducia in una classe politica che non mi rappresenta né mi tutela.

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19 settembre 2007

Sono tutti figli di.

Il figlio di Cesare Previti, un ragazzino di 17 anni, gioca a calcio, e pare benino, nella Primavera della Lazio. Ovviamente, non manca il commento politically correct a favore del giovane portiere: il suo è un cognome che pesa.
Vabbe', lasciamo perdere Previti junior, che se poi non prende una palla, non è che suo padre può farci molto (ma non era in carcere o ai domiciliari? mah).
Tutte le volte che qualche figlio d'arte o comunque figlio di qualcuno si cimenta in un'attività, i commentatori non mancano mai sottolineare che ha un cognome ingombrante, raccoglie un'eredità difficile, come se fosse un handicap, un impedimento, un marchio di disonore, un ostacolo che ha reso il cammino artistico o professionale ancora più impervio. E che, certo, nessuno ha raccomandato nessuno.
Ma per cortesia.
Prima o poi mi piacerebbe leggere, in occasione di un libro scritto dal figlio di uno scrittore o di un film girato dal figlio di un regista (gli esempi possono continuare) che in fondo, sì, è stato solo per la sfacciata fortuna di nascere proprio in quella famiglia, e questo alla faccia dei tanti figli di nessuno che continueranno a sgomitare, fare anticamera, dormire quattro ore a notte senza ottenere un decimo di quello che il solito figlio di qualcuno ottiene facendo fare un paio di telefonate.
Mi va benissimo. E' sempre stato così. Ma almeno la si smettesse di scrivere certe vaccate in nome del politically correct.

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16 settembre 2007

Grillo va fermato.

Il clown di Genova ha annunciato che, d'ora in poi, chi si vorrà candidare alle elezioni amministrative potrà esibire un certificato di trasparenza rilasciato da sé medesimo e a marchio beppegrillo.it.
Con questa affermazione, oltre a coprirsi di ridicolo, posa il suo grosso deretano su quegli articoli della Costituzione che regolano e garantiscono i rapporti dei cittadini con la politica.

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10 settembre 2007

I miei 2 cent su Beppe Grillo e il V-Day.

Da qualche anno Grillo non mi piace più. L'ho già detto. Grillo si è fatto promotore, solo o per conto di qualche principe, di un'iniziativa contro i partiti che ha battezzatto V-Day. Cominciamo male: un evento che si chiama VAFFANCULO (epiteto grossolano che riporta al linguaggio da stadio) si squalifica da solo. Perché si può anche essere d'accordo con la sostanza (pochina) ma la forma lascia piuttosto a desiderare. Transeat.
Grillo non propone nulla. Raccoglie firme, suda, sbraita, elenca nomi e cognomi, accusa e grida con il solo dichiarato scopo di distruggere il sistema partitico. Nessun programma, nessuna idea, solo distruzione del presente. Che farà pure schifo, ma se non altro è in primo luogo, il portato della nostra storia che va dal Risorgimento alla Seconda Guerra e, in secondo luogo, l'espressione (magari male interpretata) della Costituzione repubblicana che tutela e garantisce i partiti nonché il diritto dei cittadini ad associarsi negli stessi.
Si può obiettare che, oggigiorno, il sistema partitico soffre una forte e profonda crisi; che i partiti non sono più l'espressione dei valori e dei desideri del popolo; che molte forme partitiche, dal comitato di notabili alla cinghia di trasmissione con i sindacati dei lavoratori, possono dirsi obsolete; che sono inefficienti e corrotti.
Ma vorrei che si ricordasse, cosa che non mi pare sia stata ancora fatta, che se il qualunquismo auspicava la soppressione dei partiti, solo qualche anno prima un altro movimento aveva raggiunto questo stesso scopo: il regime fascista. Che, ricordiamolo, come consenso non era certo inferiore al comico genovese.
Una democrazia parlamentare è fatta di regole: se Grillo vuole esprimere la propria opinione o farsi rappresentante dell'opinione altrui, rispetti le regole del gioco e proponga il proprio programma. Ma in questi giorni, forte del proprio potere mediatico di comico e uomo di spettacolo, mi pare che stia radunando i suoi fans con l'obiettivo e lo scopo di sopprimere le organizzazioni partitiche e mettere a tacere la stampa rea di contare balle. Quale sarebbe la prossima mossa? L'instaurazione di un nuovo ordine di cose? La soppressione dei partiti in favore di un unico movimento, il suo? Quali sono le proposte, le alternative, i rimedi?
Di Grillo non temo certo le idee bislacche e gridate, ma il grande seguito e il forte consenso raccolto in rete e per le piazze: una forza difficilmente coercibile allorquando aiutato da qualche principino, come dicevo, si decidesse a fare un passo un po' più lungo.
I comici facciano i comici.
Non sento il bisogno di un nuovo fascismo.

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07 settembre 2007

Le prossime riedizioni FIAT.

La Stampa e Quattroruote pubblicano un'indiscrezione secondo cui la FIAT, dopo il successo della nuova 500, potrebbe lanciare un nuovo modello di Topolino.

Una mia fonte sicuramente attendibile mi ha svelato che è solo l'inizio di un trend inarrestabile: pare infatti che il Lingotto produrrà nei prossimi mesi praticamente tutte le re-edizioni dei suoi storici modelli con allestimenti particolari.

Vediamo quindi gli altri modelli in cantiere.

Nuova FIAT Ritmo.

Ricostruita con particolare fedeltà rispetto all'originale, la nuova Ritmo sarà un autentico tuffo nel passato per gli appassionati del settore: i tecnici del Lingotto assicurano di essere riusciti a riprodurre dettagli irrinunciabili, come gli interni in vinile che puzzano di vomito nei giorni più caldi. Un must.

Nuova Fiat Duna.
Auto per famiglia grazie ai 3 volumi, la nuova Duna, promette Sergio Marchionne, farà cagare come quella vecchia, non varrà nulla come usato e sarà scarsamente affidabile. Si aspetta un boom di prenotazioni.

Nuova Fiat 126.

Rigorosamente a motore e trazione posteriore, la Nuova 126 non deluderà le aspettative. Con un prezzo di lancio di 16.000 euro circa, gli automobilisti più fortunati potranno portarsi a casa questa piccola e maneggevole utilitaria. Tra gli optional, l'avviamento a levetta, il riscaldamento a levetta e la verniciatura pre-ingiallita (fa molto vintage).

Poi nel 2009, ma solo se farete i bravi, uscirà anche la Nuova Fiat Uno, colore verde metallizzato, con tamarro delle Vallette e autoradio a palla di serie. Come non averla?

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06 settembre 2007

Sabani ovvero La sfiga di morire quando muore Pavarotti.

Con le dovute rispettose e sincere condoglianze alla famiglia del compianto Big Luciano, che forse non ha pagato proprio tutte le tasse ma è stata la migliore Italia che potessimo presentare all'estero, vorrei spendere due parole per un altro compiantissimo, il grande Gigi Sabani (ancora vivo secondo il suo sito, meno secondo la cronaca).
Gigi mi faceva ridere quando ero bambino e mi ha fatto sentire solidale a lui quando nel '95 una pischella ha cercato di fregarlo. Quando è tornato in TV a testa alta (va beh, qualche televendita, Mike Bongiorno ha 110 anni e continua a farle) sono stato fiero di lui. Perché era chiaro che la velina letterina scemina di allora (Raffaella Zardo, non proprio uno stinco di santo) voleva solo le luci della ribalta sulla pellaccia abbronzata di Gigi. Un quarto d'ora di celebrità che a Sabani costarono due settimane di gabbio, in un Paese dove l'impunità è praticamente certa.
Certi sketch, certe imitazioni, le sue conduzioni televisive, sempre garbate e colte (Gigi era laureato, mica quel borgataro di Mammuccari), lo rendevano unico e gradevole. Sapeva trattare gli ospiti e i telespettatori, eppure alla prima vocetta stridula lo hanno preso a calci nel sedere e pubblicamente sputtanato.
Un uomo sfortunato, quindi. E anche per morire, ha scelto un momento in cui i riflettori si sarebbero spostati subito sull'asse Modena-Montecarlo (per poi tornare a Garlasco o diosadove). Se ne è andato quasi nel silenzio, senza tanti commenti e coccodrilli.
Oggi si piangono i do di petto di Lucianone (e ci mancherebbe), ma a me scorrono in mente i pomeriggi di Ok, il prezzo è giusto a Cologno Monzese più che le serate dei 3 tenors a New York.
Con Gigi se ne va uno degli ultimi protagonisti di una TV dai toni pacati, dai modi gentili, forse l'ultimo esempio di una romanità ilare e mai sboccata.
Ciao, Gigi.

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26 aprile 2007

Crozza non fa più ridere.

Lo dico con dispiacere. Siamo concittadini. Il suo pezzo sulla Vespa in Corzza Italia lo sentivo davvero come mio.
Ma da qualche settimana, le sue copertine di Ballarò non fanno più effetto. Non ridono i politici, non ride il pubblico, nemmeno Floris apre bocca.
Durante l'ultima punata, Maurizio cercava di prendere in giro Segni, il quale rispondeva a tono tanto che ha dovuto dirgli: "Segni, questo non è un dibattito, è un pezzo comico".
E quando un comico dice che sta facendo il comico, vuol dire che nessuno se ne accorge.
Peccato. Speriamo che ritrovi l'ispirazione.

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03 aprile 2007

Pubblicità regresso.

Questa pubblicità era tra le mail di oggi. Io noto una involontaria autoironia.
Succede solo a me? Sono il solo a pensare che non sia normale spendere stipendio di una settimana per un cellulare?

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02 aprile 2007

Moana: chissà se questa volta è la verità.

Settembre 1994. Stava finendo l'estate della mia maturità scientifica quando Moana, che era colpevole solo di averci fatto sognare, ha meritato due colonne sul Corriere della Sera per farci sapere che, da quel momento in poi, lei con i suoi lunghi capelli biondi e lo sguardo seducente, sarebbe stata solo un ricordo.
I benpensanti scribacchini, dopo segrete notti insonni sui suoi VHS, si precipitarono a dire "Se l'è andata a cercare, quella poco di buono".
Un provocatore solitario tentò di guadagnarsi il suo quarto d'ora di giacobina celebrità sentenziando che Moana morì di un male che sarebbe potuto capitare anche a una suora. Che piccoli uomini.
Non rimanevano che le repliche di Tunnel su Rai3 con le affettuose imitazioni della Guzzanti.
Però, che vuoto. E neanche la consolazione di dividerlo con gli altri. Mica si può piangere una scostumata.
Adesso il marito scrive di averla aiutata a morire, e per dircelo pubblica un libro. Io spero solo che questo signore non voglia sfruttare l'onda lunga dell'eutanasia per vendere quattro copie in più.
Moana ha già pagato per le sue scelte.

(foto di Elena Somaré)

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20 marzo 2007

Liberi tutti.

Adesso vorrei vedere qualche firma raccolta anche per gli altri due, uno in mano ai servizi afgani e l'altro ai talebani.
(foto Ansa)

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13 marzo 2007

Telecomfuori.

Gli svizzeri comprano Fastweb; i russi mettono gli occhi su Telecom Italia. Omnitel ce la siamo già venduta. Le banche pure. Per fortuna che Montezemolo punta sul made in Italy.
Magari se mettiamo Andreotti su Ebay qualcuno si compra anche quello.
No, eh?

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12 marzo 2007

Buchi.

Stasera guidando lungo il Tossic Park (si chiama Parco Stura, lo so) ho visto una famiglia (papà e tre bambini) giocare ad un improvvisato minigolf sull'erba.
Siamo passati dai buchi alle buche.

(foto La Stampa)

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22 febbraio 2007

(silenzio).

E figuriamoci se in questo turbinio di parole avrei aggiunto pure le mie.
Quelle che ci sono bastano e avanzano.

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01 febbraio 2007

I panni sporchi lavateveli in famiglia/2.

Ecco, ora che lui ha chiesto scusa, è possibile liberare Repubblica dai loro scazzi personali?
O domani ci sarà il servizio esclusivo dei bacini di riconciliazione?
Che vomito.

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31 gennaio 2007

I panni sporchi lavateveli in famiglia.

Sinceramente me ne frego se uno fa il cascamorto e l'altra la parte della cornuta.
Lanciatevi un sacrosanto servizio di piatti, e smettetela di rompere le palle su Repubblica.

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27 gennaio 2007

Today is that day.

Il mio sabato comincia con un Minoli che dice Tenco è stato un elemento di rottura, Tenco è stato una vittima del sistema. Dice proprio così.
Ieri è stata una giornata di quelle che non vedi l'ora che cali la notte per dormirci su. Ma mi ha insegnato che una nota stonata si corregge con un po' di esercizio, mentre una vita meschina uno se la porta fin dentro la tomba. Per una volta sono felice di aver messo un sol al posto di un la.
Oggi è sabato, e c'è un bel sole fuori. Adesso esco, vado alle poste a origliare i discorsi dei clienti in coda, poi in garage ad assemblare la mia fottuta pedalboard. E poi qui, con metronomo e piede sinistro. Vediamo di mettere a posto anche questa piccola, irriverente nota fuori posto.
Dai, che le cose in fondo vanno benone.

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24 gennaio 2007

Offerte di lavoro.

Capita ogni tanto di dare un'occhiata al mercato del lavoro. Si sente sempre dire che è tutto fermo, che non si trova niente, che è scoppiata la bolla della net economy, che se non conosci un sottosegretario puoi lasciar perdere e via discorrendo.

Ma sarà proprio vero? È davvero così difficile trovare o cambiare lavoro?

Allora io mi sono un po' guardato in giro, e pubblico qui le migliori offerte di lavoro di Torino e provincia di questa settimana.
  • Multinazionale dell'est europeo leader nel furto di rame ricerca per consolidare il proprio organico n° 2 addetti alla ricerca materie prime. Il candidato ideale ha dai 17 ai 35 anni, è dinamico, intraprendente e ha abbastanza fiato per correre 20 minuti nei boschi del canavese; è in grado di gestire il lavoro in maniera autonoma (se ti beccano, noi non ci conosciamo) e di parlare due lingue, meglio se in presenza di un avvocato. La retribuzione sarà commisurata all'esperienza pregressa. Uno o più precedenti penali costituiscono titolo preferenziale. Lasciare il curriculum presso il binario 4 della stazione di Chivasso dalle 2 alle 5 di mattina. Un nostro HR representative sarà lieto di recuperarlo.
  • Importante realtà nel settore metallurgico cercherebbe impiegato amministrativo per ufficio acquisti. Scriviamo "cercherebbe" perché in realtà il posto è già stato preso da Sandrino, il nipote dell'amministratore delegato, ma pareva brutto mettere tutto a tacere. Per il curriculum, beh, fate voi: noi nemmeno li leggiamo.
  • Vuoi entrare nel mondo del lavoro? Vuoi essere vincente? Sei dinamico, automunito e con una buona paghetta settimanale? PubliYes, agenzia di promozione, marketing, viral marketing e comunicazione, ti offre la fantastica opportunità di partecipare ad uno stage semestrale retribuito(*)! Invia il tuo curriculum e il numero della tua carta di credito a PubliYes, CP1717/bis, Torino. (*) Ovviamente con retribuito si intende che PubliYes viene retribuita dallo stagista per pagare la carta delle fotocopie che farà per sei mesi.
  • Soldi facili, subito e lavorando da casa! Guadagna fino a 10.000 euro al mese con noi! Come? È semplice: inviaci assegno non trasferibile di soli 999 euro + spese di spedizione e riceverai comodamente a casa tua il nostro kit per infilare fantastiche e allegre collane di perline, che potrai vendere a 10 euro l'una. Hai capito bene! Se ne vendi mille al mese sono proprio 10.000 euro! E se ci presenti un amico, lui non paga le spese di spedizione. Non farti scappare questa opportunità! Chiama ora 166.171.171 (2 euro al minuto, durata massima della chiamata 60 minuti).
  • Canne Mozze, branch agency della società finanziaria Cravattari, ricerca per il proprio territorio n° 5 candidati da inserire nella struttura recupero crediti. Il candidato ideale pesa almeno un quintale e ha esperienza pluriennale come buttafuori. Non è richiesta la conoscenza del computer, dell'inglese, e a pensarci bene nemmeno dell'italiano: meno parole, più fatti. Previsti numerosi benefit: auto aziendale, cellulare aziendale, tirapugni aziendale. Presentarsi soli e senza armi nel parcheggio dell'Auchan di Corso Giulio Cesare, a mezzanotte. Ci faremo riconoscere noi con gli abbaglianti: due flash corti e uno lungo.
E poi non si dica che a Torino non c'è lavoro.

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