18 giugno 2009

A car in Venice.



Ieri sera sono ritornato in Campo San Samuele, dall'ingresso di Palazzo Grassi, dove una Buick Grand National del 1987 e' stata parcheggiata coperta da un telo. Avevo gia' pubblicato uno scatto della Buick, ma vista di notte e' piu' suggestiva (come tutte le cose).

Qui tutti gli scatti fatti con la fida compattina Casio.

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17 giugno 2009

New cars: aggiornamento.


Aggiunte 7 nuove immagini alla galleria They used to be cars.

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15 giugno 2009

Automodashow 2009, San Mauro Torinese.


L'evento era questo. Un sacco di Mustang (repliche comprese) e Fiat 500.

Ne ho approfittato per fare qualche scatto che trovate qui.

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21 maggio 2009

La ditta Costa ha chiuso.

Negli scorsi mesi, come sempre di premura, sono passato un paio di volte in Piazza Paolo da Novi a Genova, e ho notato che la ditta Costa, officina Piaggio da piu' di quarant'anni, non era aperta come al solito.

Non ho dato piu' di tanto peso a questo fatto ne' ho effettivamente realizzato che sopra la porta grigia mancava qualcosa: l'insegna di colore blu con scritto COSTA.

Fino a che ho ricevuto una email in cui mi si chiedeva se conveniva portare ai fratelli Costa una vecchia Vespa che si rifiutava di partire. Ma certo, ho risposto d'istinto. Cosi' ci ho pensato su, e nella mia mente si e' materializzata quell'immagine di Piazza Paolo da Novi in cui qualcosa non va: una porta chiusa, un elemento che manca.

Cerco per un po' sul web, senza trovare alcuna notizia. Apro Google Maps. Visto che StreetView e' disponibile, mi faccio un giro sul controviale della Piazza, avanti e indietro. Tra il salumiere ed il negozio di forniture per sarte, si vede la porta chiusa dell'officina Costa e l'ombra indelebile lasciata dall'insegna rimossa.



A bordo strada, come un cane che aspetta il padrone, c'e' una vecchia Primavera parcheggiata, il parabrezza rivolto verso la porta chiusa. Attende.

Un paio di telefonate ai commercianti vicini, e trovo la conferma. La ditta Costa ha chiuso, da qualche mese. I motivi ve li lascio immaginare. A me hanno molto rattristato.

Sono stato cliente dei fratelli Costa per quindici anni. Tra le loro mani sono passati le mie Vespe e i miei Si', quei buffi motorini con i pedali.

Alla ditta Costa avevo dedicato qualche riga, con affetto. Avevo chiamato quel pezzo Certezze perche' dentro di me avevo bisogno di pensare che i burberi fratelli ci sarebbero sempre stati, sempre pronti ad accogliere la mia Vespa tossicchiante e a mostrarmi i ricambi sostituiti.

Oggi, al posto di quelle certezze, rimane solo una porticina chiusa, del colore del cielo d'inverno.

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30 aprile 2009

Gran Torino.

Dal New York Times:
If there is a bankruptcy filing, the new management team will lead the company until it has finished restructuring. It was not clear whether one of Chrysler’s executives or a Fiat executive would head the company.

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12 febbraio 2009

Presentazione del libro "Automobili e film" a Torino.

Sabato 14 Andrea Denini presentera' il suo libro Automobili e film nella storia del cinema americano presso Automotoretro al Lingotto Fiere di Torino.

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28 settembre 2008

Cars: aggiornamento.


Qualche novità nel mio piccolo e sconquassato garage virtuale:
  • sono state aggiunte 3 nuove auto (la Citroen DS stata immortalata ieri notte a Rivoli)
  • l'amico Andrea Denini, autore del capolavoro Automobili e film nella storia del cinema americano, sta fornendo le indicazioni (marca, modello e anno) dei veicoli fotografati.
Sono previsti cotanti aggiornamenti, per cui tornate a visitare Cars.

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25 agosto 2008

In moto a Col del Lys e Valli di Lanzo.

Per la rubrica Motori&Sapori, ecco a voi il resoconto di un bellissimo, facile e breve tour motociclistico alla scoperta di un paesaggio incantevole e dei migliori prodotti gastronomici del Piemonte.
Il tour consiste, come si evince dalle mappe, nel raggiungere il Colle del Lys (1304 slm) partendo da Avigliana, scollinare verso Viù e da lì rientrare a Torino passando da Lanzo e Venaria.



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La strada che da Almese porta fino al Col del Lys è davvero piacevole, tanto da indurre un'andatura lenta e meditativa per consentire di ammirare il paesaggio: si guida attraverso boschi fitti, immersi in un profumo di muschio e funghi; a bordo strada spessi strati di felci creano un tappeto naturale.

L'asfalto è quasi sempre buono, in molti tratti è stato steso di recente; curve e tornanti abbondano ma la strada è stretta e non priva di insidie, come la corriere che fa servizio nei paesi e nelle frazioni, che consigliano uno stile di guida rilassato.

Sul piazzale del colle le attrazioni sono due: la vista dei monti intorno e la vendita di formaggi: sabato è stata la volta di una saporitissima e genuina toma stagionata di Lanzo, prodotta localmente con latte di mucche allevate in valle.

Il percorso prosegue verso Viù, piccolo e grazioso centro montano dove la bella chiesa barocca è attualmente in ristrutturazione. Da provare senz'altro il salame di Turgia, fatto con carni fresche bovine, e il lardo alle erbe.

Molto divertente il tratto di strada da Viù a Lanzo, con curve veloci e ampie e un paio di entusiasmanti chicane.

La V-Strom, come sempre, si è comportata egregiamente in tutte le situazioni, mostrando il suo DNA da enduro sull'asfalto rovinato e nello stretto.

Scheda del percorso:
Lunghezza: 130 km (da Settimo e ritorno)
Tipo di strada: asfalto
Difficoltà: semplice
Dislviello: 1000 metri circa

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17 agosto 2008

Torino - Moncenisio - Modane con la V-Strom.

La sveglia è presto per essere domenica, le 8 puntuali con la caffettiera già pronta dalla sera prima. E' una di quelle mattine da motociclisti che in realtà inizia il sabato con la preparazione del percorso e l'occhio frenetico sulle previsioni del tempo. I siti di meteorologia diventano squadre di calcio per cui tifare: si tiene per quelli che danno bello stabile, e quelli che dicono pioggia li vorresti vedere in serie C.

Ma inizia ancora a prima con la messa a punto della Suzuki V-Strom: che va lavata, controllata, tirata a lucido, uno schianto insomma. Poi c'è il WD40 e il chain lube per pulire e ingrassare la catena a dovere. Perché tra qualche ora girerà parecchio. Tutto a posto, si può spegnere la luce e chiudere la porta del garage.

Se vivi a Torino e hai un solo giorno a disposizione, puoi andare al mare oppure in Francia. Con Matteo, che ha una Street Triple nera come la notte, abbiamo scelto la seconda opzione.
L'idea iniziale era Torino-Moncenisio-Monginevro-Torino. Ma anche la versione breve (Torino-Moncenisio e ritorno) non è da scartare, anzi: la Susa-Moncenisio è una classicissima.



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Imbocchiamo la SS25 del Moncenisio da Corso Francia in direzione Val di Susa, e fino a Susa è un calvario: semafori, limiti di velocità (molti giusti, alcuni proprio assurdi), deviazioni per lavori. Un consiglio: a Susa arrivateci in un altro modo.

Da lì in poi, però, si gode, e parecchio. Il versante italiano ha curve strette e tornanti. Se stai dietro un camper sei fregato, almeno fino al primo, breve rettilineo. Se non hai nessuno davanti, è un divertimento: accelerate, staccate, pieghe. A onor del vero, quasi tutto il manto stradale è stato asfaltato di recente tanto che manca ancora la segnaletica orizzontale. Sulla piana di San Marino c'è un autovelox impostato a 70 kmh. Occhio.

A Barcenisio, ultimo avamposto italiano prima della frontiera, rivedo la grossa casa FUCI dove trascorrevo le vacanze con la parrocchia. Era l'87-88, grosso modo.


Nei pressi di Barcenisio

Passata l'ex frontiera, si affrontano gli ultimi tornanti fino ad arrivare al valico del Moncenisio, quota 2083 m slm.

Troviamo un anziano signore disposto a scattarci un paio di foto, visibilmente storte.


Sul valico del Moncenisio

La vista sull'invaso artificiale è mozzafiato, le moto tante, le BMW di più, se possibile.






Nel misto stretto la V-Strom è a proprio agio (nei limiti del pilota) anche se si paga il peso non indifferente del veicolo che fa sentire la mancanza di qualche CV in più oppure di un dente in meno nel pignone. Fino a qui sono circa 130 km dalla partenza (Settimo Torinese). La temperatura scende, indossiamo il pile sotto la giacca.

Oltrepassato il valico, la parte francese si rivela la più interessante e divertente: le strade sono più larghe e consentono curve ampie e molto veloci. Si fa meno ricorso al cambio e non è inusuale tirare la sesta per un bel po'. L'asfalto è più vissuto e rappezzato rispetto alla parte italiana ma le vibrazioni non sono fastidiose. Qui la V-Strom ha dato il meglio di sé, correndo come un treno, incollata alla strada come un geco. Anche i vituperati Metzeler di serie si comportano onestamente.

A Termingnon ci fermiamo a comprare quattro tipi di formaggi (vacca e pecora) davvero ottimi e una baguette, e come due barboni pranziamo su una panchina. Acqua della fontanella, che signori.

Mezz'oretta di strada pause comprese e arriviamo a Modane, non esattamente un posto allegro. dove chiediamo indicazioni per il Monginevro, che è ancora lontano (99 km) e dove le nuvole grige si addensano nel cielo. Due valide ragioni per girare le moto e percorrere la strada a ritroso. Nuovamente, salite e discese del versante francese sono divertenti e non richiedono l'impegno necessario per i tornanti italiani. La paura di prendere un acquazzone mi mette il turbo e in meno di mezz'ora siamo di nuovo al lago del Moncenisio.

L'idea è percorrere in due sul mio V-Strom la strada sterrata che dalla statale porta alla diga sul lago. Ma dopo i primi metri, la mia imperizia fuoristradistica ci costringe ad un brusco dietro fornt, onde evitare una rovinosa caduta da fermo per il sollazzo dei turisti. Il lago lo guardiamo dall'alto, va bene anche così.

Si torna sull'asfalto e si punta verso Torino, con tappa nella sempre splendida Avigliana, trasformata per le ferie d'agosto in una città fantasma. Mancano i cespugli che rotolano e c'è tutto.

In sintesi. Il percorso è notevole, sia dal punto di vista del percorso motociclistico che della bellezza del paesaggio. Molti tratti meritano di rallentare per godere della vegetazione e delle linee dei monti.
Tempo permettendo, la versione completa del percorso (con rientro in Italia dal valico del Monginevro) sarebbe ancor più interessante.

La V-Strom, con gomme e motore in temperatura d'esercizio, è andata benone, e anche molto forte. Rispetto allo stress test a pieno carico della Corsica, di cui scriverò, viaggiando leggero non ho rilevato criticità agli ammortizzatori. Le gomme, data la natura dell'asfalto, hanno dato discrete performance e mantenuto un adeguato livello di sicurezza. I freni sono sempre un po' lunghi ma, grazie al poderoso freno motore, si usano poco, solo in staccata. Infine i consumi sono stati più che soddisfacenti nonostante le lunghe e ripide salite, i sorpassi e l'andatura non esattamente costante del percorso.

Scheda del percorso:

Lunghezza: circa 270 km
Tipo di strada: asfalto
Difficoltà: media; alcuni tratti un po' impegnativi
Dislivello: circa 1850 m (Torino 230 m slm, Moncenisio: 2083 m slm)

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26 luglio 2008

Luce di cortesia per bauletti Givi.

Quante volte parcheggiando la moto di sera, al buio, avete faticato a trovare qualcosa dentro il bauletto, magari le chiavi di casa o il telefonino? A me è successo spesso, così ho iniziato a cercare un punto luce compatto da sistemare all'interno del mio bauletto Givi Maxia 52, uno tra i più diffusi su moto e scooters.

Nei supermercati e nei negozi di fai-da-te ho trovato un punto luce Osram a 3 LED, molto ingombrante. Scartato.

Sono andato in un negozio di componenti elettronici, ma non aveva nulla di pronto che mi soddisfacesse.

Dopo un po' di insistenze il commesso mi ha mostrato una striscia di LED bianchi che viene tagliata da un rotolo, come i cavi elettrici, simile a questa. Il grande vantaggio è di essere adesiva in modo da essere incollata su qualunque superficie liscia.

Esempio di LED strip. Clicca per ingrandire.

Ho pertanto deciso di realizzare una semplice ma potente luce di cortesia per bauletto basata su questo simpatico gadget.

Se volete fare altrettanto, ecco cosa vi serve:
  • LED strip, una striscia adesiva di LED ad alta intensità, venduta a gruppi di 3. Io ne ho presi 6. Alimentazione 12VCC, ma 9 sono OK.
  • 1 mini slide switch (interruttore)
  • 1 pila da 9V
  • 1 clip per pile da 9V
  • stagno, saldatore, pasta salda
  • nastro biadesivo
per un costo totale di 9 €, ma secondo me potete spendere meno andando in un negozio più specializzato di quello da cui mi sono servito. Tempo di esecuzione: circa 30 minuti per voi: io ho speso 10 minuti a progettarlo!

Per ottimizzare gli spazi e fare un "lavoro pulito", ho optato per utilizzare il solo portadocumenti presente all'interno del bauletto (vedi foto) . Si tratta di una tasca di plastica avvitata in due punti sul coperchio superiore del bauletto ed apribile mediante snodo. La profondità interna massima è sufficiente per alloggiare una comune pila da 9V, un interruttore e un po' di cablaggio.
La prima foto mostra i pochi componenti necessari.

Per prima cosa ho ritagliato un piccolo spazio sul fianchetto del portadocumenti per alloggiare il micro switch e l'ho saldamente incollato con colla Attak in gel.

Quindi ho proceduto con la parte più difficile: le saldature dei cavetti di alimentazione (quelli del portapila 9V) sul LED strip. Non trovando alcuna informazione in rete, ho proceduto per tentativi. Non è facile, perché il retro della striscia è coperta di gomma adesiva che fa asportata per trovare le piste di rame. Occorre praticare due piccoli fori sulle piste di rame e quindi saldarvi i capi dei cavetti di alimentazione, rispettando il segno + e il segno -. Io li ho saldati sul retro per motivi estetici, ma non sono certo che sia la cosa più saggia. Forse era meglio saldarli dalla parte superiore.

Fatto questo, ho interposto il micro swith ai cavetti di alimentazione. Successivamente ho rimosso la pellicola protettiva dal retro del LED strip e l'ho incollata sul portadocumenti, in prossimità degli snodi. Infine ho assicurato la pila all'interno con un po' di nastro biadesivo (di quelli spessi, con una sottile gommapiuma in mezzo), ho verificato che tutto funzionasse (yuppi!) e ho rimontato il portadocumenti all'interno del bauletto.

Le foto mostrano le fasi del lavoro.

Il portadocumenti Givi e i componenti usati. Clicca per ingrandire.


Particolare della batteria da 9V e del micro switch incollato sul fianchetto del portadocumenti. Clicca per ingrandire.


Il LED strip montato vicino allo snodo del portadocumenti (LED spenti). Clicca per ingrandire.


Il LED strip montato vicino allo snodo del portadocumenti (LED accesi). Clicca per ingrandire.


Il punto luce sistemato nel bauletto (dopo aver rimontato il portadocumenti). Clicca per ingrandire.

Il risultato è ottimo. Il LED strip, sebbene sottoalimentato (tensione nominale 12 VCC) produce una luce bianca intensa e forte. L'ho provato in una stanza buia e fa un bell'effetto oltre che il suo lavoro. Speriamo che sia resistente alle vibrazioni.
Ma non gloriamoci. Ecco i mie errori o, meglio quello, che ho imparato e che si può migliorare:
  1. saldature sulle piste di rame del LED strip: le mie sono venute male, forse esiste una tecnica per renderle migliori e più sicure. Ogni suggerimento è benvenuto.
  2. La posizione: ho scelto la più vicina alla pila per motivi di cablaggio ma se il punto luce fosse posizionato nella parte alta del portadoc anziché in quella bassa, illuminerebbe meglio l'interno del bauletto, senza ombre.
Non resta che provarlo su strada e al buio.

Ogni commento e suggerimento sarà gradito, via email (la trovate nel sito) o con commenti al post.

AGGIORNAMENTO.
Mi segnalano che per il Givi E46 un accessorio simile (ma più grosso e non a LED!!) esiste.

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15 luglio 2008

Scarpe da moto XPD XJ H2OUT (by Spidi).

Questa mattina ho indossato per la prima volta le mie nuove scarpe da moto XPD, regalo degli amici per il mio 33mo compleanno.

Esteticamente si presentano come sneaker alte, tipo pallacanestro, con linee sobrie (soprattuto nel colore nero, le mie) e protezioni non vistose su caviglie e punta. Sono presenti alcuni punti catarifrangenti sul retro e sul lato esterno.

La prima sensazione è un po' claustrofobica per il piede, specie in questi giorni d'estate in cui si indossano scarpe leggere e aperte; la tomaia si adatta bene alla forma del piede. E' avvolgente, protettiva e non eccessivamente rigida. La caviglia può compiere ampi movimenti.

Una volta saliti in sella, la sorpresa è grande: il cambio diventa più rapido e preciso per l'aumentato spessore in punta rispetto ad una calzatura normale; il grip a terra è eccezionale, anche sul cemento liscio dei garage, che rende rischiose le operazioni di sosta e messa sul cavalletto del veicolo quando si usa un paio si scarpe estive a suola piatta e liscia; la protezione aerodinamica è totale.

Tale sicurezza si paga con una iniziale rigidità che si avverte non tanto in situazioni di guida quanto nella camminata e nell'uso "da ufficio". Tuttavia, una volta provate, queste XPD fanno capire quanto siano inadatte le scarpe non tecniche per affrontare percorsi superiori ai 10 km in sella ad una moto da 2 quintali come la mia Suzuki V-Strom.

Il pregio di queste XPD è quindi la loro natura ibrida: protettive quanto basta per viaggi ed escursioni, comode e gradevoli di aspetto per andare in ufficio senza sembrare un marziano. Queste calzature sono garantite impermenabili al 100%: lo verificherò alla prima pioggia.

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04 luglio 2008

10 buone cose del caro petrolio.

Il Time cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno e stila un interessante decalogo dei vantaggi che il crescente prezzo del petrolio sta portando.

Alcune osservazioni sono opinabili, altre difficilmente realizzabili in Italia (come la settimana di 4 giorni); invece il minore inquinamento, la razionalizzazione dei trasporti e il crescente uso di bici e piedi per spostarsi sono argomenti decisamente validi.

Da leggere.

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25 giugno 2008

Test 600 km con la Suzuki V-Strom.

Weekend lungo per il ponte di San Giovanni, occasione ideale per strapazzare un po' la V-Strom. Partenza da Settimo Torinese a pieno carico (pilota e passeggero più 3 bauletti rigidi), destinazione Genova, in statale fino ad Ovada, poi un po' di autostrada tanto per ricordarmi quanto fanno schifo le infrastrutture liguri.
Ritorno con deviazione nell'oltrepo pavese, tra colline, vigneti e tornanti stretti, e poi di nuovo sulla A21 dallo svincolo di Voghera.
Metro più metro meno sono 600 km di misto, traffico cittadino incluso. La tourer si comporta sempre bene, motore instancabile, coppia e ripresa quanto basta a togliersi d'impiccio; forse l'impianto frenante ha accusato un po' di fatica, ma solo alla fine. Unico neo il cambio, ruvido e non sempre preciso negli innesti. Per fortuna la V-Strom ha coppia da vendere, e l'uso del cambio si riduce al minimo. Consumi sempre contenuti (salgono un po' quando si superano i 130 kmh) e comunque il tank da 22 litri fa viaggiare a lungo.
Cupolino e paramani riparano bene da turbolenze e insetti, sono accessori imprescindibili se si vuole andare oltre al tragitto casa-ufficio. Il set di borse Givi (Maxia 52 e due E41 laterali) è impegnativo da fermi, nei parcheggi e nelle manovre di salita e discesa del passeggero, ma una volta in viaggio non si sentono più.

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11 maggio 2008

Ciao KA!

Dopo 10 anni di vita e 7 anni di onoratissimo servizio, venerdì ho ceduto a un simpatico signore di Cagliari la mia amata Ford KA, davvero una fedele compagna di viaggio.
E' stata la mia prima e finora unica auto, quindi la separazione ha avuto anche un qualcosa di emozionante.
Ma ultimamente, anche con l'arrivo della Suzuki V-Strom, avevo praticamente smesso di adoperarla; e allora meglio che se ne stia al sole della Sardegna e che serva a fare ancor un bel po' di strada.
Grazie, e buon viaggio!

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25 aprile 2008

Vendo Forda Ka 1.3 1998.

Siccome in famiglia sta per arrivare un'automobile nuova, vendo a malincuore la mia fedelissima compagna di viaggi e tragitti casa-lavoro Ford Ka del 1998.

Motore E-ndura 1.3, 102.000 km, omologazione Euro 2, aria condizionata caricata fine 2007, servosterzo con idroguida, vetri elettrici, chiusura centralizzata, immobilizer con trasnponder e antifurto meccanico.

Vettura appena revisionata (23 aprile 2008), bollo pagato per 9 mesi, pinze e dischi freni anteriori sostituiti recentemente, gomme seminuove, sempre tagliandata presso meccanico Ford, condizioni generali molto buone, carrozzeria appena lucidata, autoradio di serie + autoradio Clarion con CD, MP3, porta USB e slot SD ancora in garanzia, altoparlanti midrange + tweeter separati.
La vettura si può visionare e provare a Settimo torinese previo appuntamento telefonico o email. NO SMS.

contatti:

  • telefono 349 4033238
  • email mail@piersantelli.it
Qui annuncio completo e immagini ad alta risoluzione.

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21 aprile 2008

Andrea Denini, Automobili e film nella storia del cinema americano.


Se leggete questo blog, e io so che lo leggete, dovete fidarvi di me. Ciecamente. Fatelo. Non importa se vi piace il cinema o le automobili o nessuna delle due cose.
Fidatevi di me. Andate in libreria.

Dovete comprare questo libro scritto da Andrea Denini. Si chiama Automobili e film nella storia del cinema americano ed è probabilmente il più completo, dettagliato e autorevole saggio sul più grande mito che Hollywood ha costruito: l'automobile.

Il dottor Denini ha dedicato gli ultimi vent'anni a raccogliere materiale, testimonianze e riflessioni sul ruolo delle macchine viste in quel fascio di luce che taglia il buio delle sale cinematografiche e che, da sempre, ci affascina, ci ammalia, ci fa sognare.

Ho assistito personalmente ad una parte della lunga gestazione di questo fondamentale saggio, e sono rimasto ammirato dalla competenza e dallo straordinario archivio mnemonico fatto di rumori di scarico, fotogrammi, schemi di sospensioni, piani americani, incidenti, modelli, attori, comparse, pistoni.

Ma Denini non è solo un brillante, appassionato e metodico scrittore: è un esperto meccanico, un bravo pilota e un fedele servitore dell'industria del cinema. Automobili e film non poteva avere un padre migliore. Dello stesso autore, è giusto dirlo, potete leggere e consultare anche l'essenziale guida Liguria, edizioni Le Tracce (Touring Club Italiano), la più aggiornata e ragionata guida turistica su questa regione.

Ecco la scheda di Automobili e film. Leggetelo. Aspetto i vostri commenti.

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20 febbraio 2008

Iveco Massif, in vendita in estate.

Foto da Quattroruote.it

Si chiamerà Campagnola la versione civile dell'Iveco Massif, e sarà in vendita a partire dalla prossima estate, scrive Quattroruote. La precederanno veicoli allestiti per forze dell'ordine, emergenza e pompieri.
Come ecologista, non sono certo un difensore dei SUV, specie dell'uso che se ne fa nelle città. Ma mi è rimasto quel fondo di protezionismo e orgoglio nazionale -- un ricordo degli anni 80 -- per cui sotto sotto sarei felice che la Campagnola fosse un successo commerciale, a prescindere dalle commesse governative.
Sul motore, il 3 litri Iveco, si può mettere la mano sul fuoco per affidabilità e robustezza. Dal punto di vista estetico -- l'ho vista molto da vicino -- è gradevole, muscolosa, rassicurante.
Speriamo che in Fiat facciano un pricing adeguato e degli allestimenti tali da competere con giapponesi e koreani.

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18 febbraio 2008

Cavalletto centrale (central stand) per Suzuki V-Strom.

immagini dal sito SW-Motech

Ho comprato il cavalletto centrale prodotto dalla SW-Motech per la mia Suzuki V-Strom 650 Su Ebay - dove l'ho preso io - costa un po' di meno. La spedizione è stata sbalorditiva: comprato in Germania lunedì o martedì, mi è arrivato via UPS Giovedì all'ora di pranzo.
Perché metterlo? Primo, perché di serie non c'è. Secondo, per fare manutenzione. Terzo, per caricare le borse laterali.
Com'è questo cavalletto? Pare robusto. Sono 4 kili di acciaio tedesco verniciati di nero (con parsimonia, ad onore del vero) e una buona ferramenta. Alcuni dicono che soffre di qualche torsione in più rispetto all'originale Suzuki.
La settimana scorsa ho iniziato a montarlo, operazione non semplice se non si dispone di un ponte in quanto, alla fine, bisogna stare sdraiati sotto la moto. Da quel basso punto di vista, il timore di trovarsi schiacciati da 2 quintali di ferraglia per una manovra azzardata, fa sempre un po' paura. Sia come sia, sul forum dei V-Strommer ci sono spiegazioni dettagliate per come montarlo correttamente.
Metto a disposizione la mia esperienza fino a qui.
  1. Per serrare i bulloni alti, procuratevi una chiave esagonale seria e lunga. Quindi, lasciate stare le brugole cinesi o quelle dell'Ikea, perché i tubi di scarico rendono il serraggio impegnativo.
  2. Non lesinate il grasso nei perni e in tutte le parti in movimento.
  3. Prima di montare il cavalletto, stendete un panno o un telo sotto la moto perché è facile che il cavalletto cada a terra durante il montaggio, rovinando la vernice.
A me manca ancora un punto, quello dolente: tendere le molle concentriche tra i due perni dello stand. I ragazzi sul forum dicono che ne hanno tesa una alla volta usando chi uno spago chi un filo elettrico. Stasera provo e aggiorno il post.
Se non aggiorno, significa che sto ancora sotto la moto, con la scatola cranica schiacciata dalla barra paramotore. Amen :-)

***************

Aggiornamento.

Ho completato il montaggio del cavalletto, serrando i bulloni con una chiave maschio esagonale seria (comprata apposta, e ne vale la pena -- vedi figura piccola) e con la chiave a bussola da 17.
Poi con un spezzone di filo elettrico ho teso tra i due perni prima la molla interna (la più sottile) e poi, con non poco sforzo, quella esterna.

Completata questa operazione, mi sono cimentato nell'ultima fatica: imparare a mettere sul cavalletto centrale la moto.
Ci avevo abbastanza paura che cadesse sfracellandosi al suolo. E invece, esercitando pressione sulla leva esterna del cavalletto e aiutandosi col maniglione posteriore, la moto va praticamente sale da sola sul cavalletto.

Ecco, adesso non serve altro che un paio di gradi in più al mattino, e la posso anche usare.

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12 dicembre 2007

La fine della benzina.

Lo sciopero dei camionisti di questi giorni ha avuto come prime ripercussioni l'aumento del traffico dovuto ai blocchi nelle autostrade e la mancanza di benzina (che viene trasportata su gomma).
Da ieri si vedono lunghe file di automobili all'entrata dei distributori e malinconici cartelli che dicono GASOLIO ESAURITO.
Si tratta di una mancanza temporanea. Credo che nei prossimi giorni i trasportatori torneranno a guidare e a riempire le pompe dei distributori forse la prima volta che abbiamo la grande opportunità di riflettere su un fenomeno che, prima o poi, affronteremo: la fine dei combustibili fossili.
Dapprima non sarà una vera e propria fine, ma quando il prezzo del greggio supererà le soglie di sopportabilità (150-200 $ al barile), l'acquisto del carburante per trasporti diventerà impraticabile per i redditi medio bassi.
In mancanza di carburanti o vettori energetici alternativi e largamente disponibili, quello appena descritto è un trend difficilmente scarsamente controvertibile.
Mi resta difficile spiegare a me (e in queste righe) la percezione di un fenomeno parallelo: aumentano le pubblicità di automobili. A me pare che, a differenza di qualche anno fa, i car maker siano diventati i più grandi buyer di spazi pubblicitari in TV e sul web. Mi sembra che in prima serata su reti pubbliche e private ci siano solo automobili. Sono cambiate, ovviamente, le parole chiave: è tutto un ecologia, economia, garanzia, efficienza nei consumi, sicurezza attiva e passiva.
La potenza in cavalli (termine ormai desueto ma appartenente all'immaginario simbolico popolare) campeggia in scritte più o meno piccole, ma le potenze specifiche - grazie anche agli investimenti nei motori diesel, sono sempre più alte: per me, con i miei rudimenti di termodinamica, è difficile persuadersi che un motore da 200 CV consumi poco e inquini di meno. Parimenti mi sembra che i veicoli ZEV o LEV rimangano belle fotografie sulla stampa specializzata e che le soluzioni ibride o alternative siano a metà strada tra la concept car e il lusso per pochissimi, come la Toyota Prius (che, a vedere l'indicatore del consumo istantaneo, pare aver bisogno di un bel po' di carburante per muovere quelle 2 tonnellate di stazza).
Fra qualche ora o giorno, precettati i camionisti, troveremo di nuovo benzina e gasolio alla pompa. Probabilmente con prezzi ancora maggiorati: già oggi per 15 litri di super non bastano 20 euro. Ma la coperta diventa ogni giorno sempre più corta e prima o poi dovremo affrontare seriamente il fatto che è vicina l'ora in cui resteremo tutti, o quasi tutti, al freddo. Nel vero senso della parola.

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11 dicembre 2007

Centomila chilometri (100.000 km).

Ci siamo. La mia Ford Ka 1.3 del 1998 ha raggiunto la meta dei 100.000 km. Meta virtuale perché i chilometri reali sono molto di più, forse 150mila. In foto si vede che le cifre non sono allineate causa manomissione.

Torniamo indietro di qualche anno. Poco esperto ed appassionato di motori, ho scelto questa macchina (di provenienza spagnola) comprandola usata da un grosso concessionario di Genova. Il contachilometri indicava 33.600 circa, ma poco tempo dopo ho avuto la conferma che la buona vecchia abitudine dei venditori d'auto di abbassare il chilometraggio è ancora in ottima forma. Ma lasciamo perdere. Non è di quegli sciagurati bugiardi con il cravattone giallo, il gel nei capelli e le scarpe a punta che voglio parlare.

Diciamo che questi benedetti 100 o 150 mila chilometri sono stati percorsi pressoché a cofano chiuso, tipo test Quattroruote (nessun intento scientifico: solo taccagneria). Perché se eccettuiamo il cambio di olio motore, 4 ammortizzatori, 2 freni, un paio di filtri aria e olio e di 4 candele, davvero non rammento interventi seri. E' tutta così come mamma l'ha fatta.
Voglio dire, quando la porto dal meccanico, un bravo cristo di San Mauro, lui mi dice che l'auto va benone. Se lo dice lui.

Certo, ogni tanto il regolatore del minimo (o la valvola cut off o chissà cosa) va in ferie, tenendo l'auto accelerata o facendola spegnere, e anche la scatola dello sterzo mi dà discreti avvertimenti che desidera essere sostituita. E forse i più raffinati potrebbero provare un po' di fastidio per via dei sedili umidi (ma da dove caspita entra tutta quest'acqua?).
Ma alla fine sono inezie.

Mi sono spesso domandato, negli scorsi anni, che sarebbe successo alla soglia psicologica dei 100.000 km. Beh, non è successo proprio nulla. Anzi, ho dovuto fermare l'auto a bordo strada per scattare una foto al contachilometri. Lei mica lo sa che ha 100.000 km. Non è come una donna alla vigilia del quarantesimo compleanno, con dubbi domande e speranze.

Il mio amico Fulvio, che ha una vecchia Opel, mi ha raccontato di aver fatto una cosa bellissima allo scatto dei 200.000 km: fermo su una piazzola di sosta della Genova-Rosignano, è uscito dall'abitacolo, ha stappato un mignon di spumante e aperto una piccola SacherTorte, per festeggiare l'evento. Fermato dalla Stradale, ha spiegato il motivo e ha pure fatto la foto di gruppo. Gliela devo chiedere, uno di questi giorni.

Insomma, dove voglio andare a parare? No, non è uno spottone Ford per la serie le auto migliori del mondo. Vedo però che frizione e distribuzione sono originali (ovvero ci hanno quei km sul groppone) e non sembrano voler girare l'occhio da un momento all'altro. Ogni anno passa il test sui fumi di scarico (ovviamente considerando buoni i parametri che il governo considera come non nocivi), non brucia olio, non fa le bizze.

E' una compagna molto fedele. Troppo vecchia e brutta per attirare l'attenzione dei ladri, troppo Euro2 per poter circolare liberamente senza incorrere in sanzioni di questo o quel governo, troppo stinta per essere una macchina rossa (AndreaD mi dice le macchine rosse vanno più veloci). Ma quando si tratta di trottare su e giù per la Sardegna con 40° all'ombra o portarmi a sciare sulle Dolomiti, poverina, non ha mai fatto una piega.

Ecco, non sono andato a parare proprio da nessuna parte. Ma che importanza ha, dopo tutto?

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15 novembre 2007

La mia V-Strom da viaggio.

Ieri sera, complice la presenza di un concittadino che qui ringrazio, ho montato il supporto Givi per borse laterali (tolleranze non proprio da orologeria svizzera, vabbe') e successivamente il set completo di borse rigide Givi: Maxia 52 e le laterali E41 keyless.
Risultati:
  1. il mezzo è pronto per affrontare la Transiberiana con un bagagliaio da station wagon
  2. forse perde qualcosina in maneggevolezza nel centro cittadino: parcheggiata, occupa lo spazio della station wagon di cui sopra.
Il pirla della foto 1 sono io.

Salire e scendere dalla sella non è impossibile, basta fare attenzione.

Vista così non pare nemmeno enorme...

Vista da dietro è più culona, ma fa molto Paris Dakar. La targa l'ho cancellata in un eccesso di privacy.

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05 novembre 2007

Suzuki V-Strom Eurasia: solo per la Spagna?

Pare che nel mercato spagnolo (ma su Suzuki.es non ci sono conferme) sia disponibile il nuovo modello di Suzuki V-Strom 650 Eurasia; l'aspetto e la dotazione ricordano le mitiche BMW GS Paris-Dakar e certe Africa Twin.
Da notare pneumatici tassellati, fari aggiuntivi, parafango basso, barre paramotore, paramani Acerbis, strumentazione da rally, oltre alle tre bellissime valigie in alluminio.
Al momento non sono riuscito a trovare notizie sulla possibile commercializzazione in Italia.




Via v-strommers.it e vstromportal.de

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11 settembre 2007

Iveco Massif.

Annunciata da tempo, presentata dal gruppo Fiat e spiata dalla stampa di settore (1, 2 e 3, ad esempio), la Massif potrebbe essere vicina alla commercializzazione: uesta mattina di buon'ora, un esemplare con la targa prova sfrecciava per le strade del canavese.
Vista da vicina è massiccia e imponente, ha tutti i migliori tratti del Defender da cui discende, e forse è anche più aggraziata, pur apparendo spartana ed essenziale.

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07 settembre 2007

Le prossime riedizioni FIAT.

La Stampa e Quattroruote pubblicano un'indiscrezione secondo cui la FIAT, dopo il successo della nuova 500, potrebbe lanciare un nuovo modello di Topolino.

Una mia fonte sicuramente attendibile mi ha svelato che è solo l'inizio di un trend inarrestabile: pare infatti che il Lingotto produrrà nei prossimi mesi praticamente tutte le re-edizioni dei suoi storici modelli con allestimenti particolari.

Vediamo quindi gli altri modelli in cantiere.

Nuova FIAT Ritmo.

Ricostruita con particolare fedeltà rispetto all'originale, la nuova Ritmo sarà un autentico tuffo nel passato per gli appassionati del settore: i tecnici del Lingotto assicurano di essere riusciti a riprodurre dettagli irrinunciabili, come gli interni in vinile che puzzano di vomito nei giorni più caldi. Un must.

Nuova Fiat Duna.
Auto per famiglia grazie ai 3 volumi, la nuova Duna, promette Sergio Marchionne, farà cagare come quella vecchia, non varrà nulla come usato e sarà scarsamente affidabile. Si aspetta un boom di prenotazioni.

Nuova Fiat 126.

Rigorosamente a motore e trazione posteriore, la Nuova 126 non deluderà le aspettative. Con un prezzo di lancio di 16.000 euro circa, gli automobilisti più fortunati potranno portarsi a casa questa piccola e maneggevole utilitaria. Tra gli optional, l'avviamento a levetta, il riscaldamento a levetta e la verniciatura pre-ingiallita (fa molto vintage).

Poi nel 2009, ma solo se farete i bravi, uscirà anche la Nuova Fiat Uno, colore verde metallizzato, con tamarro delle Vallette e autoradio a palla di serie. Come non averla?

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17 luglio 2007

Suzuki V-Strom 650.

Qualche giorno fa ho comprato una moto, la mia seconda moto dopo una storica (e piena di guai) Guzzi V35III che mi ha accompagnato durante l'università, la naja e il primo lavoro.
Dopo molto prove e indagini che qui non sto a raccontare, ho optato per questa grossa ma tranquilla e comoda Suzuki.

Siccome i forum pullulano di pareri entusiasti (oste, com'è il vino?), i moltissimi pregi di questo veicolo trovateveli voi (se vi interessano).
Qui vi dico i difetti che ho riscontrato dopo la prima settimana e i primi 600 km di guida:
  • terminale di scarico gigantesco e ingombrante, altresì noto come la "caldaia";
  • codone sgraziato a tipo Tengai;
  • disco posteriore poco modulabile e potente;
  • assenza cavalletto centrale di serie;
  • cupolino regolabile in 3 posizioni fisse -- nono sono ammesse posizioni intermedie;
  • appendici serbatoio di dimensioni davvero generose, diciamo anche troppo grosse;
  • rapporti troppo corti: in 6a a 130 kmh il motore sta sui 6000 rpm (e avrebbe coppia da vendere)
Il resto è davvero ok, almeno per ora. Appena capisco quanto consuma in extraurbano, aggiorno il post.

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