23 gennaio 2010

Nuovi Ashima AiRoTor Aro 08: non è solo questione di colore.

Qualche tempo fa, cercando nei negozi on line di componenti per bici, ho notato che i rotori Ashima AiRotor Aro 08, di cui ho scritto su questo blog, erano disponibili in una nuova versione, con la parte centrale colorata in rosso, oro, blu  o nero. La news è stata pubblicata recentemente sul sito del produttore taiwanese.


Il nuovo prodotto


A prima vista, si direbbe che si tratta solo di una modifica estetica, come spesso accade negli accessori aftermarket per mountain bike. Invece, se osserviamo il modello 2008-2009 con il modello 2010, notiamo che il rotore è stato completamente riprogettato, con le razze orientate in modo "tradizionale" (come nella maggior parte dei rotori) e non più in senso inverso, come si può vedere dal confronto delle due immagini (il modello 2009 montato sulla mia Giant Terrago e il modello 2010).


Il modello 2008-2009 nelle dimensioni 140, 160 e 180 mm (foto da mtbr.com)


Modello 2008-2009 da 180 mm.

 
Modello 2010, 180 mm, color version



Modello 2010, 160 mm, color version

Tale accorgimento consentirebbe una maggiore resistenza dei rotori alle deformazioni e in generale garantirebbero migliori prestazioni sotto sforzo rispetto alla versione reverse. Non so se è un caso, ma dalla nuova confezione è scomparso l'avviso che sconsigliava l'uso di questi prodotti in discipline gravity come il downhill e ne suggeriva l'uso per il cross country (vado a memoria). Nessun cambiamento nemmeno nei pesi dichiarati: gli Aro 08 continuano ad avere un peso piuma da record: 85 grammi per il 160 mm e 112 grammi per il 180 mm.
Ho utilizzato abbastanza intensamente la versione reverse, certo non per usi estremamente gravosi come il downhill, ma fino ad oggi non ho mai riscontrato alcun problema in termini di deformazione, consumo anomalo dei rotori o delle pastiglie, fading per eccessivo riscaldamento. Posso quindi immaginare che le modifiche introdotte renderanno questi rotori ancora più robusti ed affidabili, a vantaggio di una frenata pronta e modulabile.
La pista frenante, la dimensione e le forme dei fori non sembrano aver subito modifiche, con la consueta superficie forata che favorisce la dissipazione termica. Dopo quattro mesi di utilizzo vorrei anche sfatare il mito, molto comune nei forum, del consumo eccessivo di pastiglie dovuto, presumibilmente, ai grandi e numerosi fori: se le pinze sono montate correttamente e regolate simmetricamente rispetto al disco, il consumo delle pastiglie (metalliche) è fisiologico e uniforme.
Last but not least, la versione colorata è, da un punto di vista estetico, davvero azzeccata ed aggressiva.

Montaggio
Il prodotto è confezionato in un blister con fondo in cartoncino. Le viti autobloccanti sono incluse. Il retro della confezione presenta dettagliate istruzioni di montaggio, incluse indicazioni su coppie di serraggio consigliate e attrezzi necessari.
Una volta sganciate le ruote dala bici e svitati i rotori dai mozzi, si procede come di consueto al montaggio dei nuovi rotori.



Il retro della confezione


I modelli 2009 e 2010 a confronto

 
I due rotori da 160 mm e 180 mm.


La confezione di pastiglie metalliche Ashima.

Il montaggio delle pastiglie non comporta alcun problema. L'unica pecca è che nella confezione non sono incluse le forcellette d'acciaio. Purtroppo per il mio impianto Shimano non sono disponibili le nuove pastiglie a mescola mista Ashima SOS. Si prosegue quindi al rimontaggio delle ruote e al fine tuning delle pinze. Nessun problema al posteriore, mentre è stata necessaria qualche regolazione all'anteriore in quanto si verificavano strusciamenti del disco sulla pastiglia.



Rotore montato all'anteriore


Rotore montato all'anteriore (dettaglio)


Rotore montato al posteriore


Rotore montato al posteriore (dettaglio)


Il risultato finale sulla mia Giant Terrago 3.

Prova su (fuori)strada
Le condizioni metereologiche questa mattina non erano molto favorevoli: cielo coperto, freddo intenso, umidità prossima al 100%. Però non ho resistito alla tentazione di provare il nuovo equipaggiamento Ashima e ho quindi optato per la classicissima Castiglione-Bardassano-Gassino, percorso brake test che ho descritto qui. Data la brevità del percorso, non ho potuto effettuare una prova approfondita dei prodotti montati. Diciamo che è stato un test preliminare cui seguiranno altri più impegnativi.
Sulla discesa sterrata di Bardassano, il fango della settimana scorsa ha lasciato il posto ad un terreno duro e ghiacciato dove non mancano tratti innevati di fresco. Le chiome degli alberi sono ricoperti da uno strato di brina. L'aria è frizzante, umida. La luce filtrata dalle nuvole contribuisce a creare un'atmosfera suggestiva.


La discesa si fa presto ripida ed è il momento di provare i freni. Si abbassa la sella, si sgonfiano un po le gomme, e si inizia a pedalare per prendere velocità prima del tornante. La mia prima, rassicurante sensazione è che non ci sono cambiamenti sostanziali rispetto ai precedenti rotori, se non qualche rumorino dovuto che andrà via terminato il rodaggio. La frenata è esattamente come mi aspettavo: potente, controllabile e modulabile. Le pastiglie mordono bene la superficie del disco, permettono staccate in tutta sicurezza evitando i pericolosi bloccaggi dell'anteriore.
Il posteriore è quello che da subito dà il feedback migliore: più silenzioso rispetto alla vecchia combinazione, forse un pelo più potente. Dall'anteriore, specie dopo aver spremuto la leva con forza, arriva qualche vibrazione, che -- ne sono certo -- se ne andrà via appena il tutto si sarà assestato e dopo un secondo fine tuning della pinza. Il sistema rotori più pastiglie inizia a darmi soddisfazioni.
La potenza frenante è tanta e la si dosa bene. Il fondo è quanto meno indicato per le mie coperture Kenda, e qui frenare non è solo una questione di diminuire la velocità, ma anche di mantenere la traiettria e il controllo del mezzo. Una caduta a 40 all'ora su un fondo semicongelato non sarebbe un evento impossibile.
Concludo lo sterrato con confidenza, e passo alla seconda fase: la resistenza alla frenata prolungata. Inizia infatti un lungo tratto asfaltato con una pendenza significativa che consente di arrivare a 50 all'ora in breve. Lo percorro tenendo sempre premute le leve, mantenendo costante la frenata ma senza scendere mai sotto i 30 all'ora: con questi parametri, lo sforzo a cui sto sottoponendo soprattutto l'anteriore potrebbe causare il fenomeno del fading, ovvero la diminuzione della potenza frenante per l'aumentare della temperatura della superficie frenante. Ma andiamo sul sicuro: la dissipazione è, come di consueto, ottima, e non si percepisce una minima variazione della potenza. Arrivati nel centro di Gassino a velocità sostenuta (complice un cane che mi inseguiva tentando di azzannarmi una caviglia) lascio finalmente le leve dei freni e dò una rapida occhiata. Il test, per quanto breve, si può dire concluso con esito decisamente positivo. Non vedo l'ora che il tempo migliori per addentrarmi nei sentieri della collina dove la capacità frenante fa davvero la differenza e dove le sollecitazioni sicuramente maggiori possono fare emergere in maniera significativa la modifica da reverse a tradizionale.

Conclusioni e note finali.
Come immaginavo, la nuova versione dei rotori Ashima soddisfa in pieno le aspettative: più potenza e dissipazione, meno peso. Le pastiglie hanno prestazioni corrette e rumore contenuto. Sono convinto che con impianti più performanti del mio Shimano BR-M485 possano dare prestazioni superiori.
Consiglio questi rotori sicuramente per usi cross-country e marathon, ma credo che siano ormai maturi per essere messi alla prova in discipline gravity. Il fattore estetico non è trascurabile.

Problemi riscontrati.
Nessun problema tecnico riscontrato. La verniciatura sembra delicata: alla fine della mia uscita ho riscontrato qualche graffio dovuto probabilmente alla ghiaia saltata.

Informazioni aggiuntive
Brian, autore del blog Gram Light Bikes, ha già potuto montare sulla sua bici sia questi dischi che il nuovo impianto frenante Ashima PCB, come ci racconta in questo post.
I prodotti Ashima sono distribuiti in Italia da Mandelli.

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07 gennaio 2010

Test Kenda Small Block Eight su neve (e fango, tanto per cambiare).



Non soddisfatto della prova del fango di qualche settimana fa, ieri ho deciso di fare un breve test nella neve e mi sono diretto sul lungo Po, tra San mauro e Settimo, nei sentieri tra i campi di granturco e i filari di pioppi.
Lo strato residuo di neve era abbastanza sottile (direi 4-5 centimetri, a parte alcuni punti in cui si era accumulata) e molto dura e compatta. Nei tratti soleggiati era il fango a farla da padrone.
Le Small Block Eight (ora disponibili anche al profumo di pino: ma perché?) non sono gomme M+S (mud and snow), ma dalla prova fatta devo dire che sulla neve compatta mantengono una trazione e un grip quasi inaspettati. Colpito dalle performance ho affrontato un paio di discese e relative salite e ho avuto conferma che i piccoli tasselli delle Kenda (anche a pressioni stradali) sulla neve compatta non perdono aderenza. Anche in frenata ci mettono del loro: a patto di dosare bene la forza sulle leve, le ruote non si bloccano. Davvero una sorpresa!
Sul misto stretto, le curve nei sentieri innevati si affrontano in discreta sicurezza (un po' di sensibilità serve sempre), ma quando dalla neve si passa al fango, è più facile perdere aderenza a causa dello scarso drenaggio.
Ancora una volta, le SB8 non sono coperture invernali (così come non sono da fango) ma in caso di neve i tasselli hanno il grip sufficiente a rimanere in sella.

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17 novembre 2008

Di ritorno da Second Hand Guitar 31.

Piccolo reportage autobiografico della gita a Second Hand Guitar, un'occasione per stare con gli amici di iamsc più che per guardare e provare chitarre.

Flashato da SHG!



con Donato Grassi, un po' sconfortati



con Paul Weber



con Marinblues



con Paul Weber

con una Fender del 1957

Grazie a Erik e Marinblues per le foto.

Qui, qui e qui ce ne sono molte altre.

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14 novembre 2008

RED DSLR, approccio modulare oltre l'HD.

RED ha annunciato di entrare nel mondo DSLR con un sistema combinato e modulare di sensori, processori, lenti e mirini.
La battaglia non si fa sui megapixel, concetto superato per RED, ma sulla modularità e sulla convergenza still picture e motion picture.


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13 novembre 2008

Chitarra, Wii e MIT.

Questo studente del MediaLab del MIT utilizza un controller della Wii attaccato alla sua Strato per ottenere effetti e suoni davvero particolari.
Alcuni sono poco applicabili, ma su bending, vibrati e divebomb dà ottimi i risultati.
Altro che Guitar Hero!

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01 ottobre 2008

SoftBox Lastolite Micro Apollo 45.


In vista del prossimo servizio matrimoniale, mi sono dotato di questo simpatico gadget, un diffusore per flash portatili che promette di ammorbidire notevolmente la luce del lampeggiatore evitando le fastidiose ombre sui volti, la pelle lucida e l'eccesso di bianchi in primo piano.


In rete ci sono decine di tutorial DIY per realizzare un diffusore, ma il tempo stringe e ho preferito comprarne uno.

Per montare il Lastolite Micro Apollo sul flash (nel mio caso un Nikon SB-600) è sufficiente incollare con cura tre strisce di velcro adesivo in dotazione al corpo del flash, quindi inserire la lampada nell'apertura del soft box (dotata di elastico).

Ho fatto un paio di prove (non pubblicabili qui) in negozio e conto di farci un po' la mano nei prossimi giorni prima di battezzarlo sabato prossimo.

Questo video spiega come usare un soft box in luce diurna.

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15 luglio 2008

Scarpe da moto XPD XJ H2OUT (by Spidi).

Questa mattina ho indossato per la prima volta le mie nuove scarpe da moto XPD, regalo degli amici per il mio 33mo compleanno.

Esteticamente si presentano come sneaker alte, tipo pallacanestro, con linee sobrie (soprattuto nel colore nero, le mie) e protezioni non vistose su caviglie e punta. Sono presenti alcuni punti catarifrangenti sul retro e sul lato esterno.

La prima sensazione è un po' claustrofobica per il piede, specie in questi giorni d'estate in cui si indossano scarpe leggere e aperte; la tomaia si adatta bene alla forma del piede. E' avvolgente, protettiva e non eccessivamente rigida. La caviglia può compiere ampi movimenti.

Una volta saliti in sella, la sorpresa è grande: il cambio diventa più rapido e preciso per l'aumentato spessore in punta rispetto ad una calzatura normale; il grip a terra è eccezionale, anche sul cemento liscio dei garage, che rende rischiose le operazioni di sosta e messa sul cavalletto del veicolo quando si usa un paio si scarpe estive a suola piatta e liscia; la protezione aerodinamica è totale.

Tale sicurezza si paga con una iniziale rigidità che si avverte non tanto in situazioni di guida quanto nella camminata e nell'uso "da ufficio". Tuttavia, una volta provate, queste XPD fanno capire quanto siano inadatte le scarpe non tecniche per affrontare percorsi superiori ai 10 km in sella ad una moto da 2 quintali come la mia Suzuki V-Strom.

Il pregio di queste XPD è quindi la loro natura ibrida: protettive quanto basta per viaggi ed escursioni, comode e gradevoli di aspetto per andare in ufficio senza sembrare un marziano. Queste calzature sono garantite impermenabili al 100%: lo verificherò alla prima pioggia.

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29 aprile 2008

Ibanez EWC30 QHERLG1201, chitarra acustica serie Exotic Wood.



Durante il mio breve viaggio a Las Vegas, mi sono regalato una chitarra acustica per sostituire la mia vecchia Aria AW200 venduta ad un amico.

Sono andato da Guitar Center e ho provato quasi tutte le chitarre acustiche nella fascia 500 euro disponibili in negozio (non un'infinità, se vogliamo essere pignoli). In realtà avrei preferito acquistare una Art & Lutherie o una Seagull S6, ma non erano disponibili. Questa Ibanez della serie Exotic Wood vi si avvicina abbastanza per suono e comodità di manico.

Tornato in Italia, la prima sorpresa è che non conviene comprare chitarre giapponesi in America perché in Italia costano poco meno. La seconda è che questo modello non appare né sui cataloghi né sui siti Ibanez, nel cui forum apprendo che si tratta di un modello esclusivo per Guitar Center, e che ha una piccola schiera di appassionati.

Ho anche contattato i ragazzi di Mogar, sempre disponibilissimo (grazie!) che mi hanno confermato che si tratta di un prodotto per il mercato americano e che ha le seguenti caratteristiche:

-Modello: EWC 30 QHE
-Corpo: Mini EW Body w/ Cutaway
-Top, fondo e fasce: Mogano
-Manico: Mogano
-Rosetta: Abalone
-Meccaniche: Ibanez chrome Die cast tuners
-Pickup: B band UST
-Preamp: AEQ-SRTn con notch filter e accordatore on board.
-Uscite: ¼” ed XLR
-Finitura: Resonant Low gloss finish

Come si vede dalle foto, il top è molto figurato e la verniciatura satinata contribuisce alla naturale brillantezza del tono. L'elettronica è interessante e di discreta qualità. La vera pecca di questa chitarra sono le meccaniche: poco precise, molto economiche, da sostituire. Anche la finitura economica della paletta è un aspetto che non mi ha soddisfatto. Confrontata con la mia vecchia Aria (prodotto nel 1993 in Korea) si nota un livello di finiture un po' povero per questa fascia di prezzo.
Ma alla fine il suono e suonabilità hanno fatto pendere la bilancia per l'acquisto.

Il suono unplugged, come detto, è tra i più interessanti che ho potuto provare in questa fascia di prezzo, secondo solo alle canadesi sopra citate, e superiore a mio avviso alle Yamaha serie APX anche più costose. Il ponticello e la stuttura del ponte danno un ottimo angolo di attacco alle corde. La cassa di dimensioni ridotte non mortifica il volume. Anche con scalature leggere, c'è equilibrio tra bassi, alti e acuti.
Amplificata dà una restituizione molto naturale del suono acustico, grazie alle regolazioni del preamplificatore SRT. Il piezo c'è e si sente, ma solo chitarre molto piu costose hanno anche un piccolo microfono preamplificato a bordo e il mixer tra i volumi del piezoelettrico e del microfono.

Insomma, un acquisto soddisfacente anche se "disturbato" dalla politica Ibanez di non divulgare informazioni su questo modello.

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25 febbraio 2008

Vendo Aria AW-200 AV elettroacustica.

Vendo chitarra acustica elettrificata dreadnought Aria AW-200 AV del 1992 (numero di serie 92xxxxxxx), colore sunburst. La chitarra è stata dotata di pickup piezoelettrico ed è in condizioni estetiche e funzionali molto buone. Il prezzo è di 120 € con custodia morbida. Il solo piezo mi è costato più di 80 € e ho montato una muta di corde nuove. Consegna a mano a Torino e Genova.
Qui tutti i dettagli e le foto d alta risoluzione.

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12 novembre 2007

SHG - Second Hand Guitar - Le foto!

Ecco qualche foto della 30ma edizione del Second Hand Guitar. Un grazie particolare a Glen e Paul Weber per le chiacchiere in allegria.

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31 ottobre 2007

Come perdere un cliente al tempo dell'ecommerce - cap. 2.

Ricordate la mia esperienza dell'anno scorso con l'acquisto online di materiale informatico? Quella era finita bene.

Bene, ecco un'altra storia.

Vorrei comprare una reflex digitale, e ricordavo di un negozio di San Marino famoso per i prezzi convenienti.
Come suggerito da alcuni utenti del newsgroup IAF, ho scritto allo staff di San Marino Photo per
manifestare il mio desiderio ad acquistare una reflex e per chiedere un chiarimento: volevo sapere se la garanzia su una Nikon D40x è 3 anni come nella descrizione dell'oggetto o 2 anni come citano le FAQ del sito. Forse è una domanda superflua, ma tuttavia lecita prima di affrontare una spesa di centinaia di euro in un sito che ha molti pregi ma non brilla per ordine, completezza di informazioni e accessibilità.

Ecco la mia mail:

Da Giuseppe Piersantelli
Data 26/10/07 3:37:37 pm
A assistenza@sanmarinophoto.com
Oggetto richiesta info prima di acquisto.

buongiorno sig. giuseppe.
sto per fare il mio primo acquisto sul vostro sito e avrei
bisogno di informazioni.

vorrei comprare una fotocamera nikon d40x con obiettivo
18-55 e vorrei sapere se la garanzia offerta è quella
ufficiale nital, se è valida in italia senza problemi e se
la copertura è davvero 3 anni oppure 2 come scritto
altrove nel sito.
grazie molte

giuseppe piersantelli



Ed ecco l'esauriente risposta dello staff, giuntami 4 giorni fa.


Il messaggio

A: assistenza@sanmarinophoto.com
Oggetto: richiesta info prima di acquisto.
Inviato: 26/10/2007 15.37

è stato eliminato il giorno 28/10/2007 23.28.



Il risultato? Elementare.



CLIENTE PERSO, OVVIAMENTE.

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24 luglio 2007

Pocket Pod Review.

Come promesso, ecco qualche breve considerazione su questo gadget della Line6.
Le premesse sono due:
  1. sono al mio primo Pod, per cui non ho molta familiarità con questi processori;
  2. questa non è una prova davvero approfondita, ma piuttosto una raccolta di considerazioni da utente.
HARDWARE
Cominciamo con l'hardware. La confezione di cartone comprende il Pod più un esile manualetto (ma quello completo si può scaricare dal sito), 4 pile ministilo piuttosto economiche, il cavo USB per collegarlo al computer. Il Pod si presenta di fattura economica, come c'era da aspettarsi e come si legge nei forum, ma tutto sommato solido e compatto. Mancano i piedini di gomma antiscivolo. I comandi sono tutti sulla parte superiore: 4 manopole (a doppia funzione), 2 tasti, un jog multidirezionale, e il display retroilluminato (a una sola riga).
L'alimentazione è a batterie ministilo AAA, la cui vita è abbastanza breve (2-3 ore quelle in dotazione, forse di più con Duracell o Energizer) per cui è opportuno dotarsi si batterie ricaricabili. Avrei pagato volentieri 10 euro in più per avere un Pod con batteria ricaricabile e caricatore, tipo telefono cellulare.
Le uscite disponibili sono 2: Guitar Out e Line Out o cuffie (non sono mutuamente esclusive). L'uscita in cuffia, di buona qualità audio, è la ragione principale del mio acquisto perché consente di studiare anche a tarda notte con volumi percepiti e qualità del suono più che discreti. L'inserimento di una sorgente nel CD in consente di improvvisare su una base salvata su CD o lettore MP3.

SOFTWARE
L'uso del Pod mediante i comandi è semplice ma non intuitivo: con il jog si possono scorrere i preset per band, stile o definiti dall'utente. Oppure è possibile scorrere (e modificare) le simulazioni di 32 amplificatori e molti effetti.
Il software di editing Vyzex (ma che nome è?) è il tasto dolente. Come riportato nel forum del sito Line6, la versione 1.0 non è esente da bachi. Non sembra che abbiano speso troppe energie in sviluppo o testing: errori frequenti (e capitati al sottoscritto) sono che il software non carica l'interfaccia grafica e non riconosce il pod via USB. Quindi nel mio caso è perfettamente inutile. Speriamo in una versione 2.0 perché non ho certo intenzione di cambiare PC. In teoria, il software Vizex dovrebbe consentire di configurare dei preset (mediante combinazione di amplificatori, effetti, volumi ecc.) per trasferirli sul Pod via USB. Io non ci sono riuscito, quindi non posso valutare questa funzione.

SUONI
Rimanendo ai preset di fabbrica, trovo piuttosto inutile e newbee la serie di preset band, anche perché (mea culpa) non conosco praticamente nessuna delle band che ha messo a disposizione i propri suoni. Li ho ascoltati, e nemmeno mi piacciono. Quindi mi sono dedicato alla prova della simulazione di ampli, che ho invece apprezzato. Suppongo che poche siano le novità dal punto di vista qualitativo rispetto alle precedenti versioni di Pod: tuttavia mi sembra che le simulazioni siano abbastanza credibili e che vengano ben digerite tanto dal mio amplificatore (Meteoro Classic DeLuxe V8, valvolare, 25W) quanto da un piccolo impianto Hi-Fi e dalla scheda audio del PC (scheda integrata nella motherboard, con ingresso nel line in).
Giusto come esempio, ho registrato al volo qualche secondo di 4 simulazioni che ho trovato particolarmente gradevoli, semplicemente collegando la chitarra al Pod e il Pod al line in della scheda audio (per la registrazione ho utilizzato Audacity e le mie manacce imprecise):
Ovviamente i preset sono molti di più e soprattutto è possibile modificarli nei parametri di EQ, gain, volume canale, riverbero ed effetti, ma per le registrazioni mi sono attenuto ai valori di default.
Sulla veridicità dei suoni, la presenza, la dinamica, il "si sente il digitale" ecc. non voglio né posso spendere altre parole perché la mia esperienza in processori è alquanto limitata e perché non posso pretendere che una scatoletta da 100 euro suoni uguale ad un ampli da 4000 euro. Ma nel complesso la mia percezione

CONCLUSIONI
Beh, conclusione è una parola grossa dato che non ho effettuato un test approfondito di questo gadget. Credo tuttavia di essere stato il primo acquirente italiano a metterci le mani sopra. Comunque qualche considerazione la posso scrivere.
Intanto è un oggetto piccolo, comodo e relativamente semplice da usare, molto indicato per lo studio (soprattutto in cuffia) e per l registrazione. Si può usare anche multieffetto, ma i preset non sono richiamabili da pedaliera MIDI o simili, per cui non è l'uso primario. Al massimo, lo si può inserire in una catena di effetti o usarlo come simulatore di amplificatore nel PA o nel proprio ampli o infine per aggiungere un effetto come riverbero o flanger. Tra i pregi metterei anche la presenza di un tuner integrato (preciso, tra l'altro). Se invece dobbiamo fare la lista dei difetti, è bene tenere in considerazione che si tratta di un gadget da 99 euro, di dimensioni ridotte: quindi sarebbe inappropriato chiedergli cose impossibili. Quello che il Pocket Pod poteva avere, ma non ha, è sicuramente la batteria ricaricabile. Un'altra pecca è la funzione di solo trasferimento dati del cavo USB (in cui non passa audio): il Pocket Pod non è un'interfaccia audio come il Tone Port o altri gingilli.
Quindi: ne vale pena? Vale i 99€ (più spedizione) che costa? Dipende. Se risolve un'esigenza o un problema in maniera efficiente, allora sì. Nel mio caso direi di sì: mi serviva un oggettino piccolo per studiare, registrare i miei pasticci, ma con un suono accettabile (ed è nettamente superiore al mio Behringer V-Amp GDI21 che uso come DI per registrare), e il Pocket Pod sembra fare al caso mio (a parte i grossi bachi nel software). Se avete esigenze simili, potete valutarne l'acquisto. Ma se il Pod non vi ha soddisfatto, dubito che possiate trarne vantaggio.

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19 luglio 2007

Ebay, Gibson fasulle e la guerra USA-Cina.

Da qualche tempo su Ebay si trovano più Gibson contraffatte che vere. I venditori più onesti parlano di "chitarre di importazione cinese", i meno onesti dicono che suonano meglio delle americane ma a un terzo del prezzo. Per pudore non metto link.
Ecco cosa succederà tra qualche mese per arginare il problema della contraffazione di strumenti musicali.

I lobbisti Gibson presso la Casa Bianca riescono a convincere il presidente Bush che nei pressi di Canton ci sono armi batteriologiche e di distruzione di massa (il che è vero: basta mangiare al cinese due volte in una settimana per accorgersene).

In un momento di lucidità, Bush dichiara guerra alla Cina.

Dopo 3 anni di sanguinosa guerra USA-Cina, George Bush deve ammettere 3 cose:
  1. l'ONU non annovera gli involtini primavera tra le armi di distruzione di massa
  2. la superiorità numerica cinese non è da sottovalutare
  3. le chitarre contraffatte dai cinesi non sono poi così diverse da quelle originali fatte dai clandestini messicani assoldati in nero dalla Gibson.
E dichiara guerra al Messico.

Scherzi a parte, qui come distinguerle.

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02 luglio 2007

Line6 Pocket Pod.

Ecco, questo è il tipico oggetto in grado di scatenare attacchi di GAS. Ovviamente i ragazzi della Line6 promettono meraviglie e una valanga di preset di studio pari pari ai nostri eroi. Vabbe', di timbro e dinamica si continuerà a dire: "si sente il digitale".
A prima vista, pregi e difetti.
Il pregio è che va a batterie. Ma se vogliamo è anche un difetto: perché non usare una batteria ricaricabile come i cellulari? Sarebbe anche più ecologico.
Il difetto è l'interfaccia USB: c'è, ma serve solo a scaricare nuovi preset; quindi non funziona come scheda audio né supporta l'hard disk recording (che va fatto via cavo audio).
La buona notizia è che per una volta non è stato effettuato il cambio 1 a 1 Dollaro-Euro: costa 129$ negli USA o 99€ in Europa. Quella cattiva è che al momento lo vendono solo in Germania.

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